Sanità, Irst: borsa di studio "Vincenzo Bellavista" per finanziare la ricerca

Sanità, Irst: borsa di studio "Vincenzo Bellavista" per finanziare la ricerca

Sanità, Irst: borsa di studio "Vincenzo Bellavista" per finanziare la ricerca

MELDOLA - "La ricerca si fa con l'intelligenza, le tecnologie e la casistica". Sono le parole di Dino Amadori, direttore scientifico dell' IRST di Meldola, che ha aperto venerdì mattina la conferenza stampa sul premio "Vincenzo Bellavista" promosso dall'azienda cesenate COCIF, dedicato a un progetto di ricerca dell'istituto meldolese.  Per commemorare la scomparsa del suo storico direttore generale e per proseguire l'impegno nel sociale da lui voluto, l'azienda romagnola ha deciso di devolvere, per il secondo anno consecutivo, una borsa di studio dell'ammontare di diecimila euro per un progetto di ricerca del Centro di Osteoncologia e del Laboratorio di Bioscienze dell'IRST.

 

"Nel solco delle prime iniziative intraprese da Vincenzo Bellavista - illustra Luca Benedettini, Presidente COCIF - la nostra azienda ha dedicato un'attenzione particolare alla ricerca scientifica, nella convinzione che un futuro migliore passi soprattutto attraverso la conoscenza e la scoperta che solo un'avanzata attività di ricerca può permettere. L'istituzione del Premio intitolato a Vincenzo è un'iniziativa che consente di ricordare la sua figura e nello stesso tempo di guardare al futuro e in particolare al futuro dei giovani romagnoli."

Tale progetto è finalizzato ad identificare "marcatori sentinella" utili ad anticipare, quindi a prevenire grazie a farmaci innovativi, lo svilupparsi di metastasi ossee derivanti dal propagarsi di cellule tumorali staccatesi da tumori al seno.

 

"Ad oggi - ha spiegato il Prof. Dino Amadori - il tumore alla mammella è la prima causa di morte nella donna. I nuovi casi di carcinoma al seno sono sempre in aumento ma, nel contempo, sta diminuendo la mortalità. Questo significa che la prevenzione, la diagnosi precoce e le cure funzionano; qui entra in gioco anche l'importanza della ricerca. Se non facessimo ricerca questo processo si fermerebbe."

 

Il cancro al seno, dovuto alla moltiplicazione incontrollata di alcune cellule della ghiandola mammaria che si trasformano in cellule maligne, colpisce ogni anno, solo in Italia, oltre 25.000 donne e per più di 10.000 ne è la causa di morte. Ulteriore aspetto della malattia è quello connesso alle ricadute, cioè al presentarsi, in donne già colpite e curate per questo tumore, di metastasi in organi differenti. In oltre il 50% dei casi ciò si traduce nello sviluppo di metastasi a livello osseo. Un'evenienza particolarmente grave: nonostante l'alta variabilità da individuo a individuo, la sopravvivenza media della paziente malata è oggi, infatti, stimata in 24-36 mesi. Per alzare questa soglia è perciò importante riuscire a capire quali siano i meccanismi genetici che determinano il "migrare" delle cellule malate dal tumore originario verso altre sedi, provocando così le metastasi ossee. Farlo permetterebbe di sfruttare le notevoli potenzialità dei diversi farmaci antitumorali a bersaglio osseo sviluppati in questi anni sia a scopo curativo sia preventivo.

 

 Il progetto sarà portato avanti in modo congiunto dalla dott.ssa Laura Mercatali, referente biologa del Centro di Osteoncologia IRST e dalla giovane ricercatrice forlivese Chiara Liverani che precisano: "Per lo studio verranno utilizzati solo i materiali che si avranno già a disposizione dopo l'intervento senza far subire al paziente alcun ulteriore prelievo".

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