Sanità: non poteva mangiare per rara malformazione, guarito a Forlì a Cesena

Sanità: non poteva mangiare per rara malformazione, guarito a Forlì a Cesena

Sanità: non poteva mangiare per rara malformazione, guarito a Forlì a Cesena

FORLI' - Alta tecnologia, competenze specifiche, gioco di squadra. Così le Ausl di Forlì e Cesena sono riuscite a guarire un ragazzo del centro Italia affetto da una grave quanto rara malformazione congenita, la fistola del quarto arco, che lo ha costretto per quasi un anno ad alimentarsi attraverso un sondino gastrico. Qualche mese fa, l'ospedale che aveva in cura il giovane ventiduenne ha richiesto, infatti, l'intervento del prof. Claudio Vicini, direttore di otorino-laringoiatria a Forlì, che ha individuato la reale natura del problema.

 

A quel punto Vicini ha creato un'equipe interaziendale per sfruttare l'esperienza forlivese in chirurgia robotica e quella cesenate nell'impiego di grasso autologo come filler, cioè materiale di riempimento applicato per via endoscopica. Dopo l'intervento, il ragazzo è tornato a nutrirsi normalmente per via orale, e i controlli post-operatori hanno dimostrato che si è ristabilito completamente.

 

L'odissea del giovane inizia un anno e mezzo fa, quando viene sottoposto a tiroidectomia in un piccolo ospedale del centro Italia per un carcinoma della tiroide. Dopo l'intervento, si verifica un ascesso dell'area chirurgica,  per cui il paziente viene inciso e drenato, ma senza successo. I medici scoprono che il ragazzo ha sviluppato una fistola, cioè un condotto tubolare di natura patologica, fra il faringe e l'area chirurgica, da cui derivano tutti i problemi, e decidono di inviarlo a una grande struttura ospedaliera, sempre del centro Italia, per maggiori approfondimenti.

 

Qui, il giovane viene operato ben quattro volte, a cielo aperto, cioè incidendo il collo, con conseguente dolore e disagi. Tutti i tentativi di eliminare la fistola, però, falliscono, tant'è che i medici, protraendosi l'impossibilità di alimentare il paziente per via orale, sono costretti a praticare un ulteriore intervento volto a nutrirlo tramite cosiddetta PEG, ovvero un sondino gastrico collegato a un apposito tubo inserito nello stomaco attraverso la cute addominale anteriore. Nel frattempo, i professionisti dell'ospedale chiamano per un consulto il prof. Vicini.

 

«I colleghi mi hanno richiesto un parere circa la possibilità di rimuovere la fistola per via robotica transorale, ovvero con una tecnica mininvasiva, senza incidere nuovamente il soggetto, ma passando solo attraverso la bocca - racconta il prof. Vicini - con la mia equipe ho valutato il caso e le cartelle cliniche. Consultando gli studi e la letteratura in materia, abbiamo scoperto che il problema di cui soffriva il ragazzo non era legato semplicemente  all'ascesso insorto in occasione della prima operazione, bensì si trattava di una rarissima malformazione congenita, la fistola del quarto arco».

 

Il paziente l'aveva già manifestata in età pediatrica, quando aveva contratto una tiroidite suppurativae, poi guarita; l'intervento per il carcinoma alla tiroide aveva riaperto la vecchia fistola, causando un'infezione non controllata.

 

 «A questo punto, ho deciso di creare un'equipe Orl interaziendale, coinvolgendo, attraverso il dottor Massimo Magnani, direttore dell'U.O. Orl dell'Ausl di Cesena, il collega Marco Stacchini - prosegue il prof. Vicini - il ragazzo è stato quindi sottoposto presso l'Ospedale di Forlì  ad un duplice  intervento che ha visto l'approccio combinato di robot chirurgico, infiltrazioni di grasso nella regione della fistola e introduzione, all'interno della fistola, di un'apposita colla biologica». Alla fine della duplice procedura, il giovane è stato ricontrollato periodicamente, accertando la chiusura della fistola.

 

«Cosa ancor più importante - illustra il prof. Vicini - dopo 8-9 mesi di alimentazione col sondino, è tornato a mangiare normalmente e, fra poco, rimuoverà definitivamente anche la PEG». Insomma, un risultato di grande soddisfazione. «Quest'esperienza conferma il buon livello della sanità romagnola - commenta il prof. Vicini - aver guarito un paziente affetto da gravi problematiche, per altro proveniente da un'altra regione e inviatoci da una grande struttura, è sicuramente motivo di riflessione. Inoltre, credo che questa vicenda mostri come, se ci sono volontà e idee, sia possibile instaurare un proficua collaborazione fra la nostra Azienda e quella di Cesena: concentrando le prestazioni là dove ci sono alta tecnologia e competenze specifiche, si possono dare risposte di qualità e affrontare anche patologie gravi e rare diversamente non controllabili». 

Commenti (3)

  • Avatar anonimo di ReArtù
    ReArtù

    Semplice,no??? Scherzo, molti complimenti.

  • Avatar anonimo di pensatrice
    pensatrice

    Il prof. Vicini e la sua equipe sono un'immensa fortuna per Forlì, è un genio della medicina. Mi ha visitata e ricoverata subito quando stavo male, dopo che per giorni nessuno del p.s. capiva cosa avessi e sottovalutando il mio problema. Oltretutto è sempre gentilissimo e disponibile anche al telefono. se tutti i medici di Forlì fossero come lui ritengo che non avremmo avuto deficit e insoddisfazioni. tanti medici di altri reparti dovrebbero andare a scuola da lui. Complimenti prof è tutto meritatissimo!

  • Avatar anonimo di kam
    kam

    Di solito i commenti alle notizie di cronaca degenerano in sciocche polemiche, ma questa volta non c'è nulla da dibattere; si deve solo manifestare la riconoscenza di cittadini a seri e preparati professionisti e all'Az. USL che si è dotata degli strumenti necessari per fare della buona medicina! Complimenti!

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