Sanità: professionisti dell'Ausl forlivese 'alleati' con i colleghi del Minnesota

Sanità: professionisti dell'Ausl forlivese 'alleati' con i colleghi del Minnesota

FORLI' - L'U.O. di Pneumologia Interventistica dell'ospedale "Morgagni-Pierantoni" di Forlì, diretta dal professor Venerino Poletti, si allea con la prestigiosa Mayo Clinic di Rochester, in Minesota, per sconfiggere la fibrosi polmonare idiopatica. Lo stage di un mese della dottoressa Sara Tomassetti, dell'U.O. di Pneumologia Interventistica, negli Usa, ha infatti portato in dote un accordo di collaborazione col celebre istituto per elaborare un progetto che, partendo dalla casistica forlivese, consenta di arrivare a una più accurata definizione clinica della malattia ed eventualmente alla pianificazione di nuovi protocolli di terapia. «La ricerca verrà condotta sulla nostra casistica - commenta la dottoressa Sara Tomassetti - dal 2001 al 2007, a Forlì, abbiamo diagnosticato e seguito 111 casi di fibrosi polmonare idiopatica». Oltre che a mettere a punto questo comune lavoro di ricerca, l'esperienza alla Mayo Clinic è servita anche per valutare e confrontarsi con un istituto all'avanguardia nell'assistenza clinica, nella ricerca e nell'organizzazione sanitaria.

 

«Durante il mio soggiorno, dal 5 al 31 maggio - spiega la dottoressa Sara Tomassetti - ho frequentato in particolare la divisione di Pneumologia e Terapia intensiva, avendo modo di confrontarmi col dottor Bauer, per la terapia intensiva di pneumologia, col dottor Ryu, riguardo l'interstizioaptie polmonari, col dottor Specks, in merito alle vasculiti, e col dottor Prakash, per ciò che concerne la broncoscopia». Dal confronto col professor Prakash è nata l'idea di importare nell'U.O. di Pneumologia Interventistica forlivese l'analisi al criostato dei preparati bioptici endoscopici, mentre i numerosi incontri di ricerca col professor Ryu hanno portato all'elaborazione del progetto diretto alla tipizzazione del fenotipo clinico dei soggetti affetti da fibrosi polmonare idiopatica. Al momento, sia l'incidenza sia la prevalenza di quest'ultima sono sconosciute. «Sappiamo solo che la sopravvivenza, attualmente, è di 2,5-3 anni e che l'età media è di 60 anni - illustra la dottoressa - l'unica possibilità di cura è il trapianto».

 

Nel complesso, quello nell'istituto americano è stato «un viaggio su Marte». «La Mayo Clinic è una realtà all'avanguardia - commenta - sia a livello clinico sia scientifico. Basti pensare che fra i medici e i ricercatori che vi hanno lavorato vi sono l'anatomo patologo Louis Wilson, inventore dell'estemporanea intraoperatoria, l'endocrinologo Henry Stanley Plummer, e i premi Nobel Edward Calvin Kendall e Philip Showalter Hench». I numeri del centro sono imponenti: 160 sale operatorie con sala anatomica per esame estemporaneo dei pezzi all'interno del blocco operativo, 1.242 letti di degenza ordinaria e 204 letti di terapia intensiva. La struttura si articola in due campus collegati da navette: il S. Marys Hospital e il Down Town Campus, dove si svolge l'attività clinica ambulatoriale, che rappresenta l'80% del volume di lavoro del Mayo. «La loro organizzazione è diversa dalla nostra - illustra Tomasetti - il sistema è più snello, in quanto si cerca di operare il malato senza ricoveralo». Dal 1907 ad oggi, sono stati 6 milioni e mezzo i pazienti seguiti dalla prestigiosa clinica statunitense.

 

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Lo stage della dottoressa Tomassetti è probabilmente il primo di una serie di esperienze del personale medico dell'U.O. di Pneumologia Interventistica alla Mayo Clinic di Rochester.

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