Sanità: riordino ospedaliero, la Giunta regionale approva le linee guida

Integrare ancora di più le discipline Hube&Spoke. Portare la dotazione dei posti letto, pubblici e privati accreditati regionali, all’obiettivo indicato dal decreto ministeriale 70/2015. Completare la definizione dei bacini di utenza e la concentrazione delle Unità Operative Complesse (UOC).

Integrare ancora di più le discipline Hube&Spoke. Portare la dotazione dei posti letto, pubblici e privati accreditati regionali, all’obiettivo indicato dal decreto ministeriale 70/2015. Completare la definizione dei bacini di utenza e la concentrazione delle Unità Operative Complesse (UOC). La Giunta regionale, nella seduta di oggi, ha approvato le linee guida per il piano di riordino ospedaliero in Emilia-Romagna.
“In molti settori siamo già negli standard definiti a livello nazionale – ha commentato l’assessore regionale alle Politiche per la salute Sergio Venturi – . Si tratta quindi, per noi, di interventi non strutturali, ma di un’ulteriore messa a punto rispetto a obiettivi già in buona parte raggiunti. E dunque il compito dei direttori, in Emilia-Romagna, è facilitato rispetto a molte altre Regioni. Ci siamo tenuti, come Regione – ha aggiunto Venturi – la definizione del bacino di utenza sovraprovinciale, ovvero l’ulteriore rafforzamento della rete Hube&Spoke: per il 2015, l’impegno è la messa a punto di un sistema che possa avere una prospettiva di stabilità per i prossimi dieci anni”.

Il provvedimento della Giunta ribadisce l’impostazione della programmazione ospedaliera già adottata in regione a partire dal 1999 e riproposta anche dalle norme nazionali (decreto ministeriale 70/2015): reti ospedaliere per le alte specialità (Hube&Spoke) i cui assetti verranno definiti – ma in molti casi si tratterà di quanto è già in essere – da gruppi di professionisti coordinati dalla Regione. Per quanto riguarda invece la programmazione per le non alte specialità di livello provinciale (o di Azienda per la Romagna), spetterà alle Aziende sanitarie unitamente alle Conferenze Sociali e Sanitarie Territoriali.

L’Emilia-Romagna ha attualmente 4,2 posti letto per 1000 abitanti. Per adeguarsi agli standard nazionali indicati dal decreto ministeriale (3,7 posti letto per 1000 abitanti, comprensivi di 0,7 per la riabilitazione e la lungodegenza post-acuzie, tenuto conto del saldo di mobilità attivo), le linee guida approvate dalla Giunta indicano un obiettivo di riduzione sia su scala regionale – 815 posti per gli ospedali pubblici entro il 31 dicembre 2016 – che per ogni Azienda sanitaria. La riduzione proposta tiene conto dello spazio d’intervento che ogni territorio può mettere in atto, su due versanti: un più efficiente utilizzo dei posti letto e il trasferimento di parte dell’attività dal day-hospital all’ambulatoriale, anche in forza di tecniche di cura più sicure. Un esempio è il day-hospital oncologico, che verrà trasferito in ambulatoriale, lasciando immutato il percorso assistenziale del paziente. Questo modello è già stato sperimentato dalla Regione per gli interventi di cataratta, i più frequenti in Emilia-Romagna, passati dal day-hospital al livello ambulatoriale. All’attenzione dei territori viene posta poi  la necessità di completare il percorso di riconversione degli ospedali di comunità, in particolare a quelli che non presentano strutture di questo tipo.

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Il decreto ministeriale fornisce anche indirizzi relativi ai bacini d’utenza e alle Unità Operative Complesse (UOC) necessarie. In quest’ottica, la Regione rispetta lo standard nazionale. Fissa inoltre obiettivi qualitativi sulla numerosità della casistica e le soglie di esito per alcune attività: chirurgia della mammella, colecistectomia laparoscopica, interventi per la frattura del collo del femore, attività cardiologica e cardiochirurgia, e i parti. Per i parti, nello specifico, viene demandato un approfondimento ulteriore alla Commissione regionale per il percorso nascita. Nel complesso, gli obiettivi fissati a livello nazionale mirano a garantire livelli di qualità e di sicurezza dell’assistenza ancora più elevati rispetto a quelli attuali: per queste casistiche, infatti, determinati standard operativi, come la percentuale di casi trattati entro 48 ore per la frattura di femore, o il numero minimo di interventi per unità operativa per anno, come per la chirurgia della mammella, garantiscono, come dimostra la letteratura scientifica, esiti migliori anche in termini di minore mortalità.

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