SANITA' - Dragotto (Fi): ''Burocrazia non fornisce risposte ai bisogni reali''

SANITA' - Dragotto (Fi): ''Burocrazia non fornisce risposte ai bisogni reali''

BOLOGNA - Giorgio Dragotto, capogruppo di forza italia, ha presentato un'interrogazione alla Giunta regionale in cui, riportando a titolo di esempio le difficoltà di tipo burocratico e assistenziale incontrate da una famiglia di un minorenne temporaneamente costretto ad una immobilità totale, a seguito di un grave incidente stradale, punta il dito contro una "disorganizzazione sanitaria altamente limitante e onerosa". Il consigliere riferisce in particolare i problemi legati alla lunghezza dell'iter necessario al rilascio del certificato di inabilità per ottenere il contrassegno da esibire nei parcheggi riservati ai diversamente abili. Due mesi tra la prenotazione (18 dicembre 2007) e l'appuntamento per la visita con il medico legale (14 febbraio 2008), mentre intanto i familiari del ragazzo, che nel frattempo intende

ricominciare la scuola e deve anche recarsi frequentemente a visite e controlli in presidi medici bolognesi, in assenza del permesso, devono ricorrere ad auto private con autista. "Per poter accedere a qualsiasi servizio - fa poi presente Dragotto - è richiesta la cartella clinica" che però l'ospedale rilascia solo 30 giorni dopo le dimissioni. Per quanto riguarda l'assistenza domiciliare per la somministrazione di farmaci endovenosi, l'esponente di forza italia rileva infine che il

sevizio, garantito al ragazzo nelle mattine dei giorni feriali da personale infermieristico dell'Ausl di Bologna, distretto di Casalecchio, non è erogato in quelli festivi e così si rende necessario il ricorso ad un infermiere privato a pagamento oppure al pronto soccorso, dove i casi catalogati "codice bianco", sono destinati a lunghe attese e al pagamento del ticket. Il consigliere chiede quindi alla Giunta Regionale se non ritenga che "costringere i malati a relazionarsi con una burocrazia ipertrofica, che non riesce a dare risposte reali alle loro esigenze e a garantire neppure alcuni servizi di base", sia una negazione dei diritti dei malati e un ostacolo, soprattutto per i giovani, ad una vita di relazione adeguata che consenta loro una rapida reintegrazione nella normalità.

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