Sapro, Di Placido (Pri): "Basta contrapposizioni, serve nuovo patto per il territorio"

Sapro, Di Placido (Pri): "Basta contrapposizioni, serve nuovo patto per il territorio"

Le vicende legate al fallimento di Sapro preoccupano soprattutto perchè rischiano di generare una spirale di incertezza sul futuro delle nostre realtà.

Dalle prospettive urbanistiche alle politiche del credito, dallo sviluppo economico alla coesione territoriale, sono molteplici gli aspetti che possono provocare reazioni a catena di difficile gestione.

 

In momenti come questi, occorre non solo chiedere che vengano accertate le responsabilità, occorre soprattutto dimostrare responsabilità, ad esempio condannando senza sfumature gli atti intimidatori dei quali sono vittima i magistrati che stanno cercando di fare piena luce sulla vicenda.

La questione, infatti, non può essere ridotta a commissioni di inchiesta (che pure servono), oppure a richiesta di documentazione contabile (e fa sorridere che chi la chiede oggi non l'abbia letta bene a tempo dovuto).

 

E' curioso che il fallimento di Sapro sia orfano di padre e di madre, come pare di capire dalle dichiarazioni che si leggono in questi giorni sulla stampa: le minoranze stigmatizzano l'epilogo infelice, le maggioranze (univoche su pressochè tutto il territorio) condannano lo sciacallaggio ma convengono sulla necessità di un nuovo corso, addirittura adducendo come prova di innocenza il fatto che il PD sia nato dopo l'inizio dei guai di Sapro.

 

Un pò di serietà bipartisan non guasterebbe, e, benchè non sia il momento delle polemiche, nessuno può pretendere di interpretare la storia a proprio uso e consumo.

Due sono le questioni principali, una specifica e una di sistema, preoccupanti ed  illuminanti al tempo stesso.

Quella specifica è che da tempo tutti si erano accorti dello snaturamento della mission di Sapro, costretta dagli enti soci ad operazioni spesso illogiche e rischiose, e dagli stessi sempre più intesa come contenitore di "debiti fuori bilancio" al quale assegnare funzioni di governo del territorio assolutamente improprie; chiunque ometta questo passaggio non fa un buon servizio alla verità dei fatti, anche se ammetterne la veridicità corrisponde ad ammettere leggerezza e superficialità.

 

Nel Consiglio di Sapro sedevano i vertici degli enti locali e delle associazioni di categoria della nostra provincia, non cittadini qualunque: che la politica oggi giochi a nascondino è quantomeno singolare e di difficile comprensione.

La questione di sistema, invece, è che se uniamo idealmente le vicende di Sapro, Acer, Seaf, Sanità, (solo per citarne alcune), ci rendiamo conto di come il nostro territorio abbia perso e stia continuando a perdere occasioni vitali di crescita e di sviluppo per l'incapacità di una visione di prospettiva.

 

Da tempo prevalgono divisioni e campanili, come se si potessero immaginare destini diversi e più fortunati a scapito di chi sta a pochi chilometri di distanza; da tempo competenza e conoscenza hanno ceduto il passo a obbedienza e acquiescenza, come se le sfide sempre più impegnative di un mondo globalizzato si potessero vincere con queste caratteristiche.

 

Ma, forse, non tutto il male viene per nuocere: siamo tutti chiamati ad una grande sfida che abbiamo l'obbligo di giocare con il massimo della chiarezza.

Va bene, dunque, accertare le responsabilità, ma la vera responsabilità è quella che occorre dimostrare sforzandosi di immaginare il futuro del nostro territorio facendo tesoro degli errori passati.

 

Il Direttore di Antares ha parlato, in questi giorni, di ripensare i sistemi, portando l'esempio di un "Agenzia per il territorio"; ebbene, noi Repubblicani vogliamo avere il coraggio di spingerci ancora più in là, sollecitando tutte le forze politiche e sociali, senza distinzione di maggioranza e minoranza, alla definizione di un nuovo PATTO PER IL TERRITORIO, con il quale disegnare lo scenario di sviluppo dei prossimi decenni, a prescindere da chi governerà, e consegnare una realtà pronta alle sfide importanti che la attendono.

 

Per questo motivo chiediamo che i principali enti territoriali comincino a lavorare su di un percorso partecipato, dove non si facciano chiacchiere ma si producano soluzioni.

Come Repubblicani sapremo dare il nostro contributo.

 

Luigi Di Placido

Capogruppo PRI Consiglio Comunale Cesena

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