Sapro era fallita già da una settimana. Per la Procura lo sbilancio è di 37 milioni

Sapro era fallita già da una settimana. Per la Procura lo sbilancio è di 37 milioni

Sapro era fallita già da una settimana. Per la Procura lo sbilancio è di 37 milioni

FORLI' - L'ultima settimana di dibattito frenetico su Sapro, nei consigli degli enti locali, sui media, quello della liquidatrice Lea Mazzotti con i creditori, era un dibattito privo di senso: le sorti della società erano già decise, la parola "fallimento" era stata scritta nero su bianco in una sentenza del giudice fallimentare Salvadori il 30 novembre. Ma negli uffici di Sapro, in corso della Repubblica, quel documento è arrivato solo martedì mattina.

 

Una settimana tonda tonda per coprire la breve distanza tra piazza XX Settembre e la Camera di Commercio (sede di Sapro), ad appena un isolato di distanza. La sentenza è stata depositata ieri lunedì. Poi la notifica e subito l'esplodere del caso. Curatore fallimentare è stato nominato Italo Bruno Vergallo, esperto di Milano, che nel pomeriggio è arrivato a Forlì per il passaggio di consegne da Lea Mazzotti. Da parte sua Mazzotti è stata alla guida della società per appena due mesi, gli ultimi due mesi prima della caduta finale: troppo poco per addebitarle responsabilità specifiche.

 

E' stato nel corso di questo breve incarico che la Procura di Forlì (pm Filippo Santangelo e Fabio Di Vizio) hanno ribadito la richiesta di fallimento, con una seconda richiesta al tribunale fallimentare, del il 22 ottobre scorso, inoltrata dopo la decisione dei soci di procedere con la liquidazione della società. Un mese e una settimana dopo il fallimento è diventato così realtà. Un fallimento lampo in cui per la Procura è tutto chiaro: infatti, secondo i calcoli di una corposa relazione tecnica del perito dei pm il deficit patrimoniale di Sapro al 30 settembre sarebbe di ben 31,7 milioni di euro, derivanti dalla differenza tra un passivo di 137,3 milioni e 105,6 milioni di capitale. Fino ad ora, invece, milione più o milione meno, si è sempre considerato il patrimonio immobiliare di Sapro sostanzialmente equivalente ai debiti.

 

Insomma, la bilancia dei conti di Sapro sarebbero già ampiamente pendente sulla colonna rossa delle passività. "Senza le perizie e le cifre non mi sento di dire qual è lo stato dei conti - spiega da parte sua Lea Mazzotti -. Questo l'ho detto anche in tribunale. E se dai conti definitivi mi fossi accorta che nel patrimonio non c'era sostanza sufficiente per la liquidazione non avrei esitato io per prima a portare i libri in tribunale".

 

Ma le perizie, tuttora in corso, sarebbero arrivate solo tra un paio di mesi. Nell'udienza del 16 novembre, invece, il giudice Salvadori aveva concesso appena 10 giorni. Dieci giorni in cui le banche creditrici hanno giocato a nascondino. "Nei giorni antecedenti all'udienza mi sono presentata a ciascun istituto di credito per verificare di persona i singoli orientamenti. Le risposte sono arrivate tra il 15 sera e il 16 mattina, l'ultima è arrivata mezzora prima dell'udienza: tranne la Banca Popolare di Lodi, dalle banche veniva sostanzialmente dato assenso alle richieste avanzate", spiega Mazzotti.

 

Ma poi, il 26 novembre, la bozza di nuovo accordo è arrivato sul tavolo del giudice senza le firme delle banche, che hanno frapposto diversi ostacoli. Solo il 29 novembre, in una successiva comunicazione, l'avvocato incaricato di coordinare gli istituti di credito, ha chiarito la posizione delle banche creditrici. "Considerata questa ipotesi una 'non chiusura' ho continuato nei giorni successivi ad operare per raccogliere tutti gli elementi ritenuti indispensabili dalle banche", spiega Mazzotti. Banche e liquidatrice, però, hanno fatto i conti senza l'oste. E' del 3 dicembre l'ultima lettera della Cassa dei Risparmi di Forlì, in cui l'istituto di credito che appartiene al gruppo Intesa-Sanpaolo, comunicava di sfilarsi dal tentativo di salvataggio di Sapro: "Considerato che Sapro, nella persona della liquidatrice, non ha fornito gli elementi indispensabili per valutare un'ulteriore e valida ipotesi di accordo, si ritiene libera di agire nelle sedi che riterrà più opportune". Una precisazione fuori tempo massimo: Sapro era già fallita, ma nessuno lo sapeva.

 

Le banche potevano fare di più? "Tutti potevano fare qualcosa in più", allarga le braccia Mazzotti, che tuttavia lascia trasparire che la prima richiesta di fallimento è datata 3 marzo. Da marzo a settembre si sarebbero persi sette mesi in chiacchiere politiche. "E' un tempo molto lungo per una richiesta di fallimento avanzata dalla Procura", spiega Mazzotti. Forse era in quel momento che si poteva salvare Sapro, mentre da ottobre il destino era già segnato.

Commenti (2)

  • Avatar anonimo di miky
    miky

    Il PD invece ha fatto abbastanza....... 110.000.000 milioni di buco !!! Complimenti a "quelli di prima". Siamo curiosi di vedere quelli di adesso cosa sapranno fare.

  • Avatar anonimo di corso.rossi
    corso.rossi

    Le banche potevano fare di piu' ...molte di loro ci hanno rimesso altre no.

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -