Sarah Scazzi, dubbi che zio Michele sia l'assassino

Sarah Scazzi, dubbi che zio Michele sia l'assassino

Sarah Scazzi, dubbi che zio Michele sia l'assassino

AVETRANA (Taranto) - Sarah Scazzi è morta per "asfissia acuta e violenta messa in atto con una cintura". Il suo sorriso si è spento per sempre in due-tre minuti. E' quanto sostiene la perizia medico-legale depositata giovedì dal professor Luigi Strada, ordinario dell'istituto di medicina legale dell'università di Bari. L'arma del delitto sarebbe proprio una cintura, come lo stesso Michele Misseri ha indicato nella confessione spontanea fiume del 5 novembre scorso.

 

Il medico ha spiegato nella sua relazione che chi ha strangolato ha lasciato sul collo della vittima "un solco molle prodotto da una struttura nastriforme, a bordi paralleli e rigidi" che "presenta in alcuni tratti, lungo i bordi, alcune depressioni ripetitive poste linearmente, tendenti a rappresentare le impronte di una cintura". Gli inquirenti nei giorni scorsi hanno sequestrato 49 cinture. Di queste quattro sarebbero all'esame dei Ris perché compatibili con i segni sul collo di della vittima

 

Il medico ha anche simulato il delitto assieme a Misseri. Ed è emerso che l'agricoltore di 57 anni sia sembrato così impacciato e goffo da far dubitare che possa essere lui l'assassino. Inoltre le lesioni riscontrate sul braccio destro del zio materno di Sarah sono ''compatibili'' con graffi provocati da lavori in campagna come indicato dallo stesso contadino. Le lesioni riscontrate - scrive il medico legale - diventano pertanto compatibili con detta versione.

 

La controperizia presentata dai legali di Sabrina Misseri, Vito Russo ed Emilia Velletri, punta sul fatto che "non è possibile stabilire che ad aggredire Sarah sia stato un uomo o una donna". Fra le consulenze depositate dalla difesa c'è anche quella della psicologa Cinzia Gimelli che esprime forti dubbi sulla testimonianza di Misseri e sul metodo usato dai magistrati negli interrogatori.

 

In merito agli abusi sessuali che Michele Misseri ha affermato di aver commesso sul cadavere di sua nipote, la perizia non dà certezze, data la lunga permanenza in acqua della vittima: "Riteniamo di non poter dare indicazioni dettagliate di un'avvenuta violenza sessuale". Già nelle scorse settimane il medico legale aveva riferito che la permanenza in acqua per 42 giorni del cadavere impediva questo tipo di accertamento.

 

La prima sezione del Tribunale, presieduta da Alessandro De Tommasi, relatore Massimo De Michele a latere Benedetto Ruberto, avrà tempo adesso fino a sabato, intorno alle 13, prima della chiusura delle cancellerie, per prendere la sua decisione e liberare Sabrina, così come richiedono gli avvocati difensori, oppure confermare la detenzione preventiva in carcere così come chiedono il procuratore aggiunto Pietro Argentino e il sostituto Mariano Buccoliero, che formano l'accusa della Procura della Repubblica di Taranto.

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