Sarah Scazzi, lo zio: ''Ho pregato per lei''

Sarah Scazzi, lo zio: ''Ho pregato per lei''

Sarah Scazzi, lo zio: ''Ho pregato per lei''

AVETRANA (Taranto) - "Dopo aver abbandonato il corpo di Sarah ho fatto qualche Ave Maria e il segno della croce". E' quanto ha affermato ai magistrati durante l'interrogatorio di garanzia Michele Misseri, l'agricoltore di 57 anni che il 26 agosto scorso ha ucciso la nipotina. L'uomo ha spiegato di esser tornato per tre volte sul luogo della sepoltura, un pozzetto per la raccolta delle acque piovane del suo fondo tra Nardò ed Avetrana vicino ad un fico.

 

Durante l'interrogatorio, sostenuto davanti al procuratore aggiunto Pietro Argentino, al sostituto procuratore Mariano Buccoliero e al capitano dei carabinieri Luigi Mazzotta, Misseri ha affermato che il luogo della sepoltura l'ha deciso sul momento: "Mi è venuto così, spontaneo, che mi ricordavo quel pozzo che avevo lavorato". E l'idea di violentarla? "Quando stavo sotto l'albero di fico perché non sapevo dove metterla. Ho visto l'albero di fico e l'idea mi è venuta nel momento stesso". Ma non ha saputo spiegarne i motivi.

 

Uno dei punti oscuri della vicenda è il telefonino. Misseri ha spiegato che mentre la stava uccidendo il cellulare è squillato "tre o quattro volte. Poi è caduto a terra da solo e si è tolta la batteria". In quel momento era nelle mani della vittima. A chiamarla era Sabrina. "Io non l'avevo vista che stava fuori con Mariangela (l'amica con la quale doveva andare al mare con lei e Sarah, ndr). Poi dopo, quando si è accasciata, Sarah, il cellulare è andato a terra".

 

Debole la reazione della povera quindicenne: "All'inizio ha cercato di mettersi le mani al collo", ha detto lo zio. Nel frattempo le indagini della Procura non sono concluse. Lunedì gli inquirenti potrebbero interrogare il fratello della vittima, Claudio Scazzi, ed altri familiari e persone vicine a Sarah.  L'avvocato Daniele Galoppa, legale d'ufficio di Misseri, ha presentato la richiesta di perizia psichiatrica e di un accertamento della capacità di stare in giudizio per il suo assistito.

 

Al momento, lo stato mentale del 57enne è descritto chiaramente nella diagnosi dello psichiatra del carcere di Taranto, Giovanni Primiani. Per lo specialista, l'omicida soffre di "un'immaturità affettiva", ma non presenta "disturbi del pensiero, della coscienza, dell'intelligenza e della memoria". Il referto descrive quindi una persona mentalmente sana con le facoltà mentali integre e con un solo disturbo di natura affettiva.

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