Savignano: la fotografia torna protagonista

Savignano: la fotografia torna protagonista

SAVIGNANO - La fotografia è di nuovo protagonista a Savignano sul Rubicone per una tre giorni che coinvolgerà la città disegnando luoghi e percorsi grazie a mostre, proiezioni e installazioni video.     

Grandi protagonisti della fotografia internazionale si ritroveranno il 12 13 e 14 settembre sotto l'attenta regia del curatore Laura Serani, per proporre una riflessione sull'immagine e sul suo divenire con grande attenzione all'evoluzione della società e a quella dei linguaggi fotografici che la interpretano e la materializzano. Il SI FEST ruota intorno al tema dell'identità, individuale e collettiva, sociale e territoriale, con una particolare attenzione quest'anno  ai concetti di origine e appartenenza  e alle loro rappresentazioni.     

 

Le mostre e gli incontri affrontano la questione dell'identità e gli interrogativi che ne derivano: la percezione e la ricerca dell'immagine di sé e dell'altro, il bisogno di modelli,  l'identificazione e il riconoscimento.

 

Gli autori esposti affrontano il tema partendo dal loro personale vissuto come nel lavoro di Malekeh Nayini che ricerca nelle vecchie fotografie di famiglia tracce della sua cultura, travolta dal corso della storia iraniana; così come Gustavo Frittegotto, fotografo argentino, che lavora con le fotografie conservate nello studio del padre e, parallelamente, continua a documentare la realtà delle grandi pianure del loro paese di adozione

Di terre vicine e lontane ci parla anche Michael Nyman che a Savignano si esibirà in un concerto la sera del 13 settembre e che porta la sua mostra Sublime, dove ha ritratto i particolari delle città in cui ha suonato in giro per il mondo. Particolari che lo hanno colpito, visioni intime, scorci di vita che all'autore hanno regalato suggestioni che nessun  panorama da cartolina avrebbe mai prodotto.

 

Dopo i premi del Jeu de Paume, nel 2007, con il "Premio F" continua quest'anno la presentazione di importanti riconoscimenti a giovani fotografi. Forti sono le sensazioni intrappolate nelle immagini di Jessica Dimmock che col suo lavoro, Il nono piano, ritrae una comunità di tossicodipendenti che vive segregata in un palazzo di Manhattan. La straordinaria forza di questo progetto sta nello sguardo lucido e allo stesso tempo compassionevole della fotografa, che ci rimanda un'immagine priva di retorica e rende partecipi di un'autodistruzione di fronte alla quale non si può rimanere impassibili.

 

Come non si può rimanere impassibili di fronte alle fotografie di Mario Dondero, uno dei più famosi fotoreporter italiani, testimone di eventi che hanno segnato la storia e l'identità italiana per sempre. E con lui Uliano Lucas, che presenta al Festival  una proiezione sul ‘68 all'occasione della pubblicazione del suo libro "‘68: un anno di confine": immagini dal mondo, dal Vietnam alla Cina, con la proiezione di Contact Press images. Di ritorno in Italia, invece con Ferdinando Scianna che proietterà il film Quelli di Bagheria, sul suo paese natale, simile alla moltitudine di paesini sparsi nell'Italia degli anni '60, paesi dai quali molti giovani sono scappati per sfuggire ad un destino segnato ma che in realtà custodiscono l'identità di un popolo, quello italiano, che nello sforzo di emanciparsi ha rischiato di perdere le proprie radici. Il quotidiano nel suo scorrere sereno e imperturbabile nell'anacronistica  proiezione di Gérard Collin Thiébaut Mes Oisivetés, prodotta dal Musée Nicéphore Niépce di Chalon sur Saône. Mentre sull'identità americana si è concentrato Jacob Holdt che, negli anni ‘70, ha viaggiato per cinque anni negli States affascinato e intimorito al tempo stesso dalle mille facce di un Paese che nella sua immensità racchiude tutte le ideosincrasie e le ingiustizie  con i suoi sogni ed i suoi incubi. Negli scatti di Nick Waplington, una delle figure più famose e interessanti della fotografia inglese attuale,  una visione disillusa sulla società contemporanea inglese attraverso immagini di grande solitudine e di paesaggi desolati.

L'identità in pericolo con il rischio della perdita della cultura e della civilizzazione tibetana in due proiezioni: il viaggio come un pellerinaggio solitario di Max Pam e l'appello silenzioso dei grandi maestri tibetani fotografati da Melina Mulas, per non dimenticare. 

 

 Attinge alla memoria, anche il lavoro di Sarah Moon, che ricostruisce e modifica le antiche favole con suggestioni che ci coinvolgono sino a non distinguere più il confine tra realtà e finzione. E di suggestioni tratta anche la mostra di Gian Paolo Barbieri, straordinario fotografo di moda e maestro di stile e di eleganza che ha, tra l'altro,  ripreso con i suoi scatti famosi personaggi dello spettacolo trasformandoli per sempre in icone. Dalla moda all'arte della rappresentazione, universi reali e immaginari.

Una particolare attenzione quest'anno è dedicata all'autoritratto con la mostra di Antonia Mulas e la sua  galleria d'intensi ritratti di persone a lei vicine, sorta di specchio per lei e di autorittratto per i suoi modelli e con la mostra J'est un autre, una selezione di autoritratti a partire dalle collezioni della Maison Européenne de la Photographie dei più noti autori contemporanei tra i quali Pierre et Gilles, Helmut Newton, Robert Mapplethorpe, Shrin Neshat.

 

Questo viaggio attraverso l'identità è partito dall'Italia per approdare in Argentina, è passato dalla Francia all'Iran, dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti visti attraverso gli occhi di un danese. Si chiude con l'Africa e la presentazione delle prime immagini del "Censimento della popolazione di Savignano" lanciato l'anno scorso con Malik Sidibé, primo fotografo insignito del Leone d'oro alla Biennale di Venezia. Si rinnova dunque la vocazione del SI FEST, quella di portare grandi autori internazionali ad incontrare le nuove generazioni di fotografi e di offrire a questi ultimi la possibilità di confrontarsi con gli addetti ai lavori - photo editor, curatori, agenzie, direttori di musei - tramite la lettura dei portfolio.

Tra le mostre di quest'anno naturalmente anche i vincitori del Premio Pesaresi e del Premio Portfolio in Piazza, Filippo Romano con il lavoro Off China e Luca Fersini con Frammenti dilatati, testimoniano l'alta qualità dei progetti presentati a Savignano così come il vincitore del premio Portfolio Italia Giacomo Brunelli.

L'attenzione  permanente al territorio e alle sue trasformazioni, si esprime anche quest'anno con la presentazione dei lavori conclusivi di tre anni di workshop Ipotesi di viaggio organizzato con l'Università di Bologna e la Facoltà di architettura di Cesena. 

 

Un programma di conferenze e di proiezioni notturne, offrirà un ampio panorama della giovane creazione in Europa e in America Latina.

 

Una full immersion nella fotografia quindi, 3 giorni di incontri, scambi, una "galleria effimera" dove acquistare fotografie d'autore, laboratori e lezioni di storia della fotografia, un appuntamento da non perdere per tastare il qui e ora della fotografia internazionale.

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