Scandalo bancario, interrogati i manager della Asset Banca

Scandalo bancario, interrogati i manager della Asset Banca

FORLI’ – Tornano in Procura, per un nuovo interrogatorio davanti al pm Fabio Di Vizio, due degli indagati chiave dell’inchiesta “Re Nero”. Mercoledì mattina, in attesa dalla nove e mezza, c’erano Stefano Ercolani e Barbara Tabarrini, rispettivamente presidente e direttore generale dell’Asset Bank di San Marino, finita insieme alla forlivese Banca di Credito e di Risparmio di Romagna nel mirino di Squadra Mobile e Guardia di Finanza.


Secondo gli inquirenti, la Banca forlivese offriva a diversi imprenditori, anche di rilevanza nazionale, un “servizio di riciclaggio” del nero, anche con trasferimenti materiali di capitali dall’Italia verso le casse della Asset di San Marino, stato extra-comunitario. Questi soldi, seconda l’accusa, venivano poi “sostituiti”, col negozio di deposito, tramite trasformazione in moneta scritturale, per poi essere ritrasferiti alla Banca di Credito e Risparmio di Romagna.

Quello che si contesta alla Bcr è di aver organizzato un vero e proprio sportello italiano della Asset Banca, così da facilitare il trasporto del denaro distratto direttamente a San Marino. Da questo la lunga serie di pesanti accuse mosse verso i dieci banchieri finiti in manette lo scorso 5 gennaio e riportate nelle 170 pagine di ordinanza di custodia cautelare dove sono contenuta anche tutte le intercettazioni telefoniche. Tra queste anche quelle in cui Ercolani avrebbe detto ad un altro indagato: “Sono il re del nero”, battuta che ha dato poi lo spunto per il nome con cui è stata battezzata l’operazione.


Insieme a Ercolani (considerato dagli inquirenti la mente di tutta questa vicenda) furono arrestati i vertici di Bcrr Vincenzo Dell’Aquila (ai domiciliari), 70 anni, presidente, nonché presidente del Coni provinciale; Fabrizio Neri, 59 anni, direttore generale ed ex dirigente del Credito Romagnolo; i consiglieri Arnaldo Corbara (ai domiciliari), 78 anni, che ricopriva anche i ruoli di vice-presidente del Consiglio di Amministrazione e Procuratore speciale, Tristano Zanelli, 52 anni (anche presidente del Comitato del Credito), Stefano Venturini, 40 anni (anche consigliere della Asset), , Gabriele Vignoletti (ai domiciliari), 70 anni, anche Procuratore Speciale, Valerio Abbondanza, 47 anni e Stefano Galvani, 44 anni, presidente del Collegio sindacale della Bcr,

Gli altri indagati, invece, sono soprattutto imprenditori romagnoli che si sarebbero serviti di questo sistema per far scomparire parte degli introiti delle loro ditte. In aggiunta, poi, la Bcr avrebbe spesso concesso loro prestiti di importi pari alle somme distratte, così che potessero essere inserite nei bilanci delle stesse aziende come passivo.


Ercolani, in particolare, viene considerato dagli inquirenti la “mano segreta” che muoveva tutte le maggiori attività dello sportello forlivese della Bcr. Accuse che i legali dell’indagato rispediscono al mittente. “E’ vero che il nostro assistito aveva delle azioni alla Bcr e che ha dato diversi consigli di tipo finanziario, data la sua grande esperienza nel campo. Ma da qui a poter affermare che ricoprisse una posizione di comando all’interno della banca forlivese ce ne passa”, avevano commentato i suoi legali, gli avvvocati Beniamino Migliucci e Alessandro Petrillo.

“La legislazione sammarinese in materia è stata rispettata, dal nostro punto di vista – hanno continuato –, e i depositi rientrano nella legalità. Sosteniamo che i nostri assistiti non fossero consapevoli che quei soldi erano stati sottratti ai controlli del fisco, elemento che gli inquirenti vogliono dimostrare”.


Altra questione quella delle numerose intercettazioni effettuate, prova indiziaria chiara, secondo l’accusa, interpretabili secondo gli avvocati della difesa. Alcuni di questi numeri di cellulare finiti sotto la lente della Procura, tra l’altro, sono registrati a San Marino e qui si potrebbe aprire un nuovo fronte di discussione.


Stesso problema riguarda il rapporto tra normativa italiana e normativa sammarinese in materia, visto che i vertici di Asset banca arrestati avevano l’obbligo, all’interno del loro istituto di credito, di seguire quella del loro Paese. Questi sono solo alcuni dei tasselli che andranno a comporre il confronto legale che si aprirà, in futuro, tra Procura e avvocati della difesa.

Le indagini, in questi mesi, si sono sviluppate, con numerosi sequestri in diverse aziende, il sequestro di assegni, conti correnti della Asset alla Bcr per diversi milioni di euro e si è colorata da subito con la scoperta di una ‘partita’ di 20 diamanti e 300mila euro destinata alla banca sanmarinese e di proprietà di un milionario libanese (questione che, però, non c’entra con la Bcrr) e di un misterioso conto corrente alla Bcrr nel quale è depositato all’incirca un milione di euro, soldi arrivati sul conto grazie a circa 700 assegni di piccoli importi provenienti tutti da Campania, Calabria e Puglia.


lisa tormena

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