Scandalo Bcr, parla uno dei protagonisti: ''Io innocente e deluso''

Scandalo Bcr, parla uno dei protagonisti: ''Io innocente e deluso''

FORLI’ – Un abbigliamento elegante, ma semplice, ed uno sguardo vivace quasi quanto la sua loquacità nel raccontarsi. E’ Arnaldo Corbara, 78 anni, vice-presidente e consigliere della Banca di Credito e di Risparmio di Romagna, al centro, insieme alla Asset banca di San Marino, di una maxi indagine anti-riciclaggio in mano alla Procura di Forlì. In questa intervista esclusiva a RomagnaOggi.it ripercorre le tappe dell’inchiesta, dal suo arresto fino alla liberazione.

Corbara è finito in manette il 5 gennaio scorso assieme ad altre nove persone. Poi è stato scarcerato su decisione del Tribunale della Libertà (di cui si attendono le motivazioni). Una lunga chiacchierata in cui si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa.

Ci racconti la mattina del 5 gennaio, quando sono scattati gli arresti domiciliari e tutta l’indagine è diventata pubblica. Com’è andata?

Erano le sei di mattina quando il campanello ha cominciato a suonare. Fuori c’erano quattro o cinque persone che urlavano: "Polizia, apra la porta!". La prima cosa a cui ho pensato è che fossero dei delinquenti e che volessero rapinarmi o sequestrarmi. Allora ho chiamato il 112 e ho detto loro: "Non apro finché il 112 non mi richiama e non mi dice che siete davvero della polizia". Ma non hanno aspettato, hanno buttato giù la porta a calci e poi mi hanno fatto vedere il tesserino. Hanno perquisito tutta la casa, sopra, sotto, in cantina, proprio dappertutto, senza però trovare nulla di quello che stavano cercando, cioè i documenti della Asset. Tra l’altro, mi hanno portato via due fucili antichi del 1700, non capisco a quale scopo. Intanto era arrivato anche il mio avvocato, Fabrizio Fabbri, che da anni mi segue in azienda. Siamo andati in ditta (la Mareco Plastic di Bertinoro,ndr) e hanno portato via tutti i computer , controllando anche quelli che comandano i macchinari. Lì mi hanno detto: "Lei ha portato dei soldi a San Marino". E io ho risposto: "Noi lavoriamo per un settore che, invece di una fattura, ne vorrebbe due. Non abbiamo proprio denaro non fatturato da portare in giro per il mondo". Mentre mi portavano in Questura, poi, uno dei poliziotti in borghese, quello che mi aveva tirato giù la porta a calci, mi ha chiesto: "Ma com’è che in un’azienda grande come la vostra non abbiamo trovato niente?". E io: "Senta, ma lei vuole trovare qualcosa anche quando non c’è nulla da scoprire?".

Lei, però, non è accusato di aver portato i suoi soldi in nero a San Marino... Le accuse sono diverse.

Si, certo, ma me l’hanno anche chiesto: "Lei ha dei conti alla Asset Banca?".

E ce li ha?

Certo che no.

E le intercettazioni telefoniche?

Di sette o otto intercettazioni che mi riguardano, ce ne sono almeno sei o sette a mio favore. Io telefonavo e dicevo: "Perché non mi tenete informato? Non mi dite mai niente!".

Ma c’è anche una particolare telefonata tra lei ed Ercolani…

Quando la Asset Banca di San Marino (di cui Stefano Ercolani è presidente, ndr) è stata costruita, siamo stati interpellati (come Mareco Plastic, ndr) per i pavimenti. Sono andato lì e gli ho dato consigli sia sui pavimenti sia sull’arredamento. Come Mareco Plastic abbiamo 42mila euro di fatture per i lavori in quella banca. Nell’intercettazione contestata quando gli dico: "La tua banca" e poi mi correggo con: "E’ un po’ la nostra banca" è perché ci ho messo l’anima dentro. E l’hanno presa come se io avessi degli interessi particolari dentro quella banca.

Ma gli inquirenti hanno letto quella telefonata in modo diverso.

Si, al pm ho portato tutte le fatture per fargli vedere che avevamo fatto tutti quei lavori e gli ho consegnato anche la lettera di dimissioni che avevo presentato nel febbraio del 2006, quando non non eravamo ancora Bcrr, sia da vice-presidente che da consigliere , perché stavano spendendo un sacco di soldi e io non ero d’accordo. Questo a dimostrazione del fatto che non avevo interessi particolari a mantenere quei ruoli all’interno della banca forlivese. Le dimissioni sono state rigettata e, alla fine, le ho ritirate, anche perché, avendo un miliardo e mezzo di vecchie lire investite, ho pensato: "Sarà meglio che rimanga qui, a vedere che fine fanno i miei soldi".

Come vicepresidente della Bcrr, però, lei ha una responsabilità.

Certamente, ma vuole che io vada a pensare che sotto ci fosse tutta ‘sta roba? Anzi, ero io che telefonavo per dire che nessuno mi teneva informato. Come facevo a sapere che loro facevano quesi servizi? Poi, tra l’altro, bisogna vedere, alla fine, se questi sotterfugi c’erano o meno perché Tristano (Zanelli, ndr) ha detto tutto quello che ha detto, secondo me, per uscire di galera. Avrebbe detto anche di più pur di uscire. Al pm ho portato tutti i documenti a mio favore. Ho accettato la carica di vice-presidente vedendo la compagine del consiglio, formata da sei commercialisti, quattro ex-direttori di Banca, un ingegnere esperto in questioni bancarie e un avvocato. Ero tranquillo.

Insomma, non era a conoscenza di nulla di quanto contestato dall’accusa.

Assolutamente.

E le due garanzie offerte dalla Asset per prestiti fatti dalla Bcrr?

Anche lì, la cosa è stata travisata da un quotidiano. Una volta al mese, in consiglio, si parlava dell’andamento della banca e delle pratiche di affidamento di un certo livello, che erano circa quattro o cinque ad ogni riunione. In solo due di tutti questi prestiti ho sentito parlare della Asset Banca, che aveva offerto la garanzia fedeiussoria. Personalmente non ci vedevo niente di male che una banca estera garantisse per un cittadino o un’azienda italiana. Così ho detto anche a quel quotidiano e, invece, è stato tutto distorto. Non ho dato alcun ok ai prestiti neri, come titolato qualche giorno fa.

Gli inquirenti sostengono, però, che la banca forlivese sia nata come "filiale italiana" della Asset.

Potrebbe darsi che nelle intenzioni di qualcuno sia stato così, chi lo sa. Io non l’ho mai potuto appurare, né pensare. E poi che il conto corrente della Asset di 11 milioni di euro fosse a vista, l’ho scoperto dall’ordinanza del giudice (un "librone" di 170 pagine, ndr). Non lo sapevo. Se avessero voluto indietro quei soldi, la banca rimaneva in braghe di tela. Per questo i commissari della Banca d’Italia, a ragion veduta, hanno puntato il dito su questo elemento.

Cosa pensa, al di là della sua posizione come indagato, di quest’inchiesta scoppiata così all’improvviso?

Cosa devo pensare? Non avrei mai immaginato una cosa del genere. E’ stato così fino all’ultimo momento, quando invece molti sapevano. Qualcuno era a conoscenza, ad esempio, della denuncia che uno dei nostri consiglieri, un avvocato, ha fatto nel settembre del 2007. Un anno prima, quando la banca era aperta da due mesi, aveva chiesto un affidamento di 100mila euro. La banca non glieli ha dati perché non c’erano abbastanza garanzie. Da quel giorno, per sette mesi, l’avvocato non è più venuto al consiglio. Aveva lasciato il numero di fax di un commercialista di Genova come recapito, ma i fax tornavano sempre indietro. Quindi, non avevamo nemmeno potuto inviargli i verbali delle riunioni a cui era mancato. Una volta ricomparso e letti tutti i verbali, aveva cominciato a dire che, secondo lui, c’erano delle cose che non andavano bene e aveva minacciato di denunciarci. Poi, di fronte al fatto che il numero di fax che aveva fornito non funzionava, si era zittito. Ma la denuncia l’ha fatta lo stesso, anche se io l’ho scoperto solo dopo il 5 di gennaio. Già a Natale, però, si legge in un’intercettazione, Zanelli ne ha parlato con qualcuno. Lo sapeva, ma a me, non ha detto nulla. Nell’ottobre del 2007, ci sono stati i controlli degli ispettori della Banca d’Italia. Hanno detto che erano di routine, ma ora, alla luce di quanto successo poi, ci credo poco. Della denuncia, tra l’altro, si parla anche nel "librone", dove vengono fatti dei nomi, tre o quattro per volta e sempre gli stessi (il riferimento è ad alcuni consiglieri della Bcrr), e il mio non compare mai. Sempre dalle intercettazioni ho capito che facevano delle riunioni a San Marino, a cui non sono mai stato invitato. Ma, anche se fosse stato, non so se ci sarei andato.

Sarà stata una sorpresa per lei…

Ero incredulo, soprattutto dopo aver letto le conversazioni contenute nell’ordinanza. Dire che ci sono rimasto male, è dire poco. Con Tristano Zanelli, ad esempio, sono amico da vent’anni. Poi c’è la telefonata in cui Ercolani si vanta di essere il re del nero (battuta che ha fornito lo spunto per la scelta del nome dell’intera operazione, chiamata, appunto "Re Nero", ndr), forse la delusione più grossa. Con lui, sua moglie e la mia compagna, una volta andavamo a ballare insieme, e pensavo fosse una persona modesta.

Pensa di aver subito un danno d’immagine?

Quelli che mi conoscono sanno che sono una persona tranquilla e retta. Il lavoro è anche aumentato, devo dire. Certo è che l’immagine della ma persona non ne ha goduto di certo, anche per le fotografie apparse sui giornali.

E il futuro della Bcrr?

Io ho investito già 750mila euro in azioni, poi ho il conto corrente dell’azienda e il mio personale, nella banca. Ora ha bisogno di essere rilanciata. Allora ho pensato "Ci butto altri 500mila euro, faccio cinque operazioni da 100mila euro l’una, sperando che gli azionisti seguano la mia idea". Se noi non facciamo vedere per primi di aver fiducia nella banca, non possiamo certo andare a cercare dei nuovi clienti.

lisa tormena

Commenti

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -