Sequestro Pinna, Titti riabbraccia la sua casa

Sequestro Pinna, Titti riabbraccia la sua casa

NUORO - Giovanni Battista Pinna, l'allevatore liberatosi lunedì scorso dopo 8 mesi di prigionia, la notte scorsa, poco dopo mezzanotte, ha lasciato l'ospedale di Nuoro dove si trovava ricoverato da una settima e, in gran segreto, a bordo di un'auto privata, e' stato accompagnato alla propria abitazione di Bonorva (Sassari).

''E' stato Titti - sottolinea all’agenzia di stampa AdnKronos il comandante dei carabinieri di Nuoro, colonnello Salvatore Favarolo - a chiederci di accompagnarlo a casa''. Le condizioni di salute dell'ex ostaggio sono quindi buone.

Intanto due persone sono finite in manette nell’ambito delle indagini sul sequestro. Si tratta di Salvatore Atzas e il pastore Natalino Barranca, entrambi di Sedilo, paese dell'alto Oristanese dove domenica sera ha avuto luogo una fiaccolata contro i sequestri di persona.

IL RAPIMENTO – Pinna fu rapito martedì 19 settembre, intorno alle 16, da un commando composto da almeno 3 persone davanti all'azienda agricola di famiglia, nella località Monti Frusciu, a pochi chilometri dal paese. A dare l'allarme ai carabinieri fu il padre di Giovanni Battista, dopo che il figlio aveva chiamato dicendo alla sorella: ''mi hanno preso, preparate 300 mila euro altrimenti mi ammazzano''. Del caso se ne è occupato la Procura della Repubblica di Sassari e la Direzione distrettuale antimafia di Cagliari. L'ultima 'prigione' dove sarebbe stato tenuto sequestrato l'allevatore sardo si troverebbe, a quanto si apprende da fonti investigative, nelle vicinanze della cava di pietre dove l'uomo è stato trovato subito dopo il rilascio. Si tratterebbe di un ovile. E' qui che Pinna sarebbe stato portato in vista della liberazione.

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Sono quattro i parenti della famiglia Pinna che sono finiti in precedenza nelle mani dell'Anonima Sequestri. Il primo caso risale al 1967 quando Giuseppe Pinna venne rapito il 29 aprile. Dopo 10 giorni fu liberato grazie al pagamento di un riscatto. Successivamente cercarono di rapire il padre di Giovanni Pinna, Gino, ma in questo caso il sequestro fallì. Nel 1980 lo zio omonimo di Giovanni Battista, fu portato via a settembre il 7. Purtroppo morì durante la prigionia per cause misteriose. Infatti non è mai stato accertato se sia stato ucciso dai malviventi o e se sia morto per cause naturali.

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