Serie B, doping amministrativo: interrogati dirigenti del Cesena

Serie B, doping amministrativo: interrogati dirigenti del Cesena

CESENA – Mancava solo il presidente del Cesena, Giorgio Lugaresi, mercoledì mattina, quando ha preso il via il processo che lo vede imputato insieme al segretario generale Gabriele Valentini e all'allora consigliere delegato al bilancio Franco Santarelli per presunti bilanci gonfiati della società bianconera. Entrambi sono stati sentiti alla fine dell’udienza e hanno spiegato le loro posizioni, negando ogni accusa. Prossima tappa il 6 febbraio, con la sentenza.


Nel mirino del Procuratore Marcello Branca (il pm in aula, mercoledì, era Alessandro Mancini) sono finiti i bilanci dei campionati dal 2002-2003 al 2004-2005. Ad aprire il processo gli uomini della Guardia di Finanza che hanno condotto le indagini. E’ stata poi la volta del consulente dell’accusa, il commercialista Ferruccini, la cui perizia è stata fondamentale per la costruzione dell’impianto accusatorio anche se, secondo gli avvocati della difesa, avrebbe considerato solo il valore di scambio dei calciatori, senza conteggiare anche l'alto costo di gestione dei giocatori stessi e i diversi fattori legati al bene di riferimento.


A chiudere questa prima fase l’esame degli imputati, chiesto dagli avvocati difensori (Domenico De Cesare, Mattia Grassani e Sanzio Gentili) e a cui il pubblico ministero ha rinunciato. Numerosi i chiarimenti richiesti dai giudici (Pescatore e, a latere, Mariani e Margiocco) a Santarelli e Valentini sulle modalità di costruzione dei bilanci del Cavallino e sull’utilizzo del decreto spalma-debiti.


I tre imputati sono accusati di “false comunicazioni sociali” o, per essere più chiari, di aver elaborato un sistema che permetteva di far quadrare i conti nel bilancio contabile. Questo succedeva, secondo gli inquirenti, attraverso scambi di giocatori il cui valore veniva sopravvalutato per poi essere inserito nel bilancio, così da risultare “pompato”.


Si tratta di plusvalenze che arriverebbero a più di 10 milioni di euro. Il funzionamento, in teoria, sarebbe abbastanza semplice: due squadre si scambiano due giocatori stimati 100mila euro, affermando sui documenti che valgano invece 2 milioni di euro. Il giocatore entra a far parte del bilancio della società con un valore ben più elevato di quanto non abbia in realtà e questo aiuta a risistemare la situazione finanziaria dell’azienda, almeno sulla carta, così da ottenere l'iscrizione al campionato, oltre a conseguire i vantaggi fiscali previsti dalla normativa sportiva.


Tutto gira attorno ai criteri oggettivi da usare per valutare quanto un giocatore valga. Nel mirino della Procura di Forlì sarebbe finita anche la comproprietà dei giocatori Paolo Triccoli e Giordano Meloni, come pure un prestito agevolato da 4 milioni e 200mila euro ottenuto dal Cavalluccio nel marzo del 2003 e trasformato in una sorta di mutuo senza interessi e con la possibilità di essere risarcito per ultimo, nell'ipotesi che il Cesena fallisse.


A concederlo la Holding Cesena, che ha una partecipazione azionaria nella squadra bianconera che arriva quasi al 90%. Un prestito, come quello di un padre al figlio, frutto del naturale interesse di risollevare il bilancio. Controversi tra le squadre sarebbero gli scambi dei calciatori Alessandro Russo e Michele Mencarelli con il Siena, Federico Ferrando e Marcello Cacace con il Genova (per cui Lugaresi e Valentini, però, sono già stati rinviati a giudizio dalla procura di Genova, il 26 marzo scorso), Simone Narducci e Giuseppe De Feudis con il San Marino Calcio, Nico Pulzetti (sottovalutato, secondo la Procura), passato all'Hellas Verona in cambio di Papa Waigo e Emiliano Salvetti.


Sereni gli avvocati della difesa, che hanno scelto la via del dibattimento, invece di un rito alternativo perché, aveva commentato l'avvocato Domenico De Cesare, il giorno del rinvio a giudizio (lo scorso 13 giugno): "Crediamo che i nostri clienti siano assolutamente innocenti e lo dimostreremo. Puntiamo sull'assoluzione in formula piena".


lisa tormena


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