Serie B, Rimini-Cesena: denunciati cinque tifosi

Serie B, Rimini-Cesena: denunciati cinque tifosi

Cinque tifosi, quattro del Rimini e uno del Cesena, sono stati denunciati con l’accusa di rissa, lesioni e porto abusivo di oggetti atti ad offendere, dopo una maxi rissa sulla spiaggia di Igea Marina, al termine del derby Rimini-Cesena del 10 novembre scorso. Gli investigatori sono riusciti ad identificarli in quanto si erano recati in vari ospedali della zona per farsi medicare. La loro posizione potrebbe aggravarsi: possibile l’accusa di associazione a delinquere.

La polizia quello stesso 10 novembre era riuscita a sventare, almeno così si pensava, un eventuale maxi rissa sulla spiaggia libera di Igea Marina, dove erano stati rinvenuti bastoni, catene e spranghe, lasciate sul posto dagli stessi teppisti alla vista degli agenti. Ma in realtà, per 10 minuti, erano state botte da orbi, con più di 100 persone coinvolte.

I 5 denunciati sono tutti giovanissimi, di età compresa tra 18 e 22 anni: 4 sono ultras del Rimini, mentre il quinto è un tifoso del Cesena residente a Bellaria.


La posizione dei giovani è critica, in quanto il pm Paola Bonetti sta vagliando l’ipotesi di denunciare i cinque anche per associazione a delinquere, forse impegnata anche in fini eversivi dell’ordine.


Ipotesi che trova convinzione anche nel questore, Antonio Pezzano: “All'interno della logica della curva – dice - ci troviamo di fronte ad una vera e propria con un capo e una seria divisione dei compiti. Abbiamo chi organizzava trasferte, chi si occupava di reperire le armi, chi organizzava le aggressioni, chi le minacce. Insomma ci sono tutti gli elementi per configurare l’associazione a delinquere che mira a turbare l’ordine pubblico”.


Ad ulteriore condanna, anche una serie di materiale atto ad offendere (bastoni, catene, tirapugni) ritrovato dopo le perquisizioni di rito nelle abitazioni dei cinque denunciati. La posizione di tre di loro si aggrava ulteriormente considerando il fatto che essi erano già stati oggetto di un decreto di allontanamento dagli impianti sportivi per 3 anni, prolungato ora a 5 con l’obbligo di doppia firma in questura, prima e dopo la partita.


Oltre al materiale “bellico” anche fumogeni e abbigliamento adatto a non farsi riconoscere da eventuali video che, sistematicamente, la polizia effettua verso le curve più violente, come passamontagna, caschi, felpe con cappuccio, come conferma Marcello Pedrotti, capo della Digos: “Il materiale era tutto confezionato in sacchi omogenei, pronti per essere utilizzati. Si trovavano sotto i letti, ma anche negli armadi, nelle cantine. Abbiamo sequestrato i telefonini degli indagati per vedere se sono stati filmati gli scontri e poi moltissimo materiale anche informatico che dobbiamo ancora prendere in esame. Abbiamo anche appreso che lo scambio di filmati con gli scontri era molto ambito”.

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