''Sex in the city'' a Forlì e Cesena, chiuse otto case a luci rosse cinesi

''Sex in the city'' a Forlì e Cesena, chiuse otto case a luci rosse cinesi

''Sex in the city'' a Forlì e Cesena, chiuse otto case a luci rosse cinesi

FORLI' - Dal giovane avvocato all'operaio. Dall'adolescente a caccia di nuove esperienze al noto imprenditore. Erano numerosi i clienti delle case d'appuntamento cinesi, scoperte a Forlì e Cesena dagli agenti della Squadra Mobile diretti dal dirigente Claudio Cagnini. L'inchiesta, denominata "Sex in the city", che ha mosso i primi passi dal novembre del 2009, ha portato a diciassette arresti, diciotto denunce, al sequestro di otto appartamenti e a 28 provvedimenti di esplusione.

 

>LE IMMAGINI DELL'OPERAZIONE

 

LE ACCUSE - Le accuse a vario titolo sono di associazione a delinquere, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, favoreggiamento all'immigrazione clandestina e violazione alla normativa inerente la cessione a stranieri di unità abitative, ricettazione, sostituzione di persona, falso e altri reati inerenti la violazione della normativa sull'immigrazione. L'indagine è stata coordinata dal pm Filippo Santangelo, che ha richiesto al gip Rita Chierici otto ordinanze di custodia cautelare.

 

GLI ARRESTI - Le manette sono scattate per Kangyong Chen, 38 anni, la coetanea Xiumei Tang e la 39enne Qing Ye, tutti residenti a Reggio Emilia e con un regolare permesso di soggiorno, e Shuyin Qiu, clandestino di 52 anni, già noto alle forze dell'ordine. Sotto tutt'ora uccel di bosco quattro connazionali che sono sfuggiti alla cattura. Il lavoro degli inquirenti è partito con la diffusione di annunci su quotidiani e settimanali che parlavano di "centro messaggi orientali".

 

L'ORGANIZZAZIONE - Ricostruita l'articolazione dell'organizzazione. C'era chi si occupava dei contratti di locazione tramite agenzie, che avveniva grazie alla collaborazione di prestanome, oppure con l'uso di documenti contraffatti. Alcuni presentavano documenti con nomi maschili, ma con fototessera femminile. In alcuni casi i contratti venivano firmati da coppie, che si presentavano all'agenzie con il figlioletto. C'era poi chi provvedeva alle inserzioni pubblicitarie.

 

La gestione delle prostitute avveniva attraverso una sorta di "call center", con addette, che, principalmente da Reggio Emilia, prendevano gli appuntamenti ed avvertivano in tempo reale la prostituta dell'arrivo del cliente, arrivando persino ad ordinare l'apertura della porta dell'appartamento. Le centraliniste si occupavano del conteggio delle prestazioni e degli incassi. I "gestori dell'appartamento" provvedevano invece a riscuotere gli incassi.

 

GLI APPARTAMENTI - Sono sette le case a luci rosse scoperte a Forlì: due in vicolo Porta San Pietro, una in via Ravegnana in zona Foro Boario, una in via Gentili, una in viale Roma, una in viale Matteotti ed una in via Luffo Numai. A Cesena i "massaggi" erotici si potevano trovare in una palazzina in via Bocca. Sono 19 le prostitute coinvolte, che ricevevano quotidianamente una media di 18 clienti al giorno, con prestazioni che avevano un prezzo variabile tra 30 e 100 euro.

 

LE PROSTITUTE - Ai clienti veniva riservato uno sconto nei momenti di minore afflusso. Questo comunque non veniva deciso dalla prostituta, ma sempre dal "call center". Le prostitute operavano a cadenza tri-settimanale, con periodo di riposo che coincideva con il ciclo mestruale, e venivano spesso alternate nei otto appartamenti, in modo che ciascuna non rimanesse stabilmente nella stessa abitazione più di un "turno".

 

Le donne si prostituivano volontariamente e guadagnavano il 33% sugli incassi. Al termine di ogni prestazione sessuale, la prostituta confermava al "centro" l'incasso, in modo la conteggiare in tempo reale quanto le aspettava. Ogni appartamento poteva rendere mensilmente tra i 9mila ed i 10mila, con picchi da 1200 euro. Nel corso dell'inchiesta, la Mobile ha effettuato intercettazioni ambientali,  servizi di appostamento anche di 24 ore e identificato una decina di clienti.

 

CONTROLLI - Negli ultimi giorni gli agenti della Questura di Forlì hanno collaborato con i colleghi di Reggio Emilia, Milano, Bari, Padova, La Spezia, Bergamo, Mantova e Bologna, con il controllo di "dormitori" di cinesi e l'identificazione ed espulsione di 13 clandestini, rintracciati nel corso dell'attività. In totale sono stati eseguiti 28 provvedimenti di espulsione, sette dei quali mercoledì mattina.

 

G.P.


Commenti (6)

  • Avatar anonimo di margot
    margot

    gli uomini.....................................................

  • Avatar anonimo di Lanzo
    Lanzo

    Non dobbiamo diimenticare che in Italia abbiamo una "grossa ancora" sostenuta da una "potente catena" che ci frenano tantissimo nello sviluppo sociale. Ma come chi sono??? Chiesa Cattolica e Comunione e Liberazione! Se concepiscono come demoniaca la masturbazione....cosa mai penseranno della prostituzione! Purtroppo l'ancora e la catena hanno un grosso peso ancora sulla zattera Italia. Cordiali salumi

  • Avatar anonimo di simy
    simy

    Dov'è c'è la legalizazione della prostituzione i paesi sono avanti anni luce(es sul campo dei diritti)..lasciate perdere va...o togliete l' ingerenza della più grande setta d' italia...

  • Avatar anonimo di maximilian
    maximilian

    apprezzando comunque il lavoro delle forze dell ordine e della magistratura...sarebbe meglio a livello legislativo legalizzare e regolamentare la prostituzione....non si fa nulla di male a voler trombare e a guadagnare(sempre se la lavorante è consenziente chiaramente)su questo bisogno ....soldi tassati, controlli medici, forze dell ordine a caccia di qualcosa di peggio...

  • Avatar anonimo di boris
    boris

    forse perche in un paese come l'italia cosi retragrado la prostituzione è ancora una cosa illegale ma che fa soldi a palate visto che ha come clienti anche i tanti politici importanti di rome e anche i meno importanti tuttavia non gli interessa legalizzare un lavoro che porterebbe un gettito fiscale di centinaio di milioni di euro allo stato e magari lo si potrebbbe fare anche in maggior sicurezza sia in termini di salute con controlli sanitari sia per un controllo contro lo sfruttamento di certe ragazze ....MA COME RIPETO SIAMO IN ITALIA E FARE LE COSE PER BENE NON è CERTO UNA COSA CHE SI RIESCE A FARE

  • Avatar anonimo di PIERO
    PIERO

    Non sono d'accordo...perchè chiuderle? Offrivano solo un servizio come tanti altri! Allora chiudiamo anche tutte la parrucchiere le lavanderie ecc.ecc....

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