Si è concluso il 'tour' del babbo natale forlivese

Si è concluso il 'tour' del babbo natale forlivese

Notte di Natale 2007: si è conclusa nel reparto di pediatria dell’ospedale Morgani-Pierantoni di Forlì la lunga peregrinazione per l’Italia del Babbo Natale di Padre Pio al capezzale dei bimbi sofferenti. Sotto gli occhi ammirati dei piccoli ospiti e dei loro congiunti, presenti anche alcuni responsabili dell’Asl forlivese, Davide Marchetti ha strappato un sorriso a creature costrette al ricovero anche nella notte più ambita dell’anno.


Marchetti, che nella vita fa l’idraulico, era appena rientrato dal dodicesimo viaggio a San Giovanni Rotondo, in Puglia, teatro della parabola terrena del santo con le stimmate, ad allietare centri diurni, comunità ed ospedali dominati dalla presenza di minori infermi e disagiati. Dopo aver portato un raggio di luce agli “Angeli di Padre Pio”, i bimbi ciechi del locale centro riabilitativo, il singolare Babbo Natale si è spostato nella clinica pediatrica oncologica, parte integrante della “Casa Sollievo della Sofferenza”, il più grande ospedale del Meridione fondato dallo stesso Padre Pio, per cercare di confortare creature “terminali” – alcune hanno meno di tre anni - impegnate in una strenua lotta per la vita.


Ma la medicina fa passi da gigante, e dei 600 nuovi casi di leucemia che si registrano ogni anno fra i minori italiani, guarisce completamente un buon 70 per cento. Letizia – il nome è fittizio – ha cinque anni e vive intubata nel pieno delle cure contro la leucemia fulminante, che l’ha aggredita da pochi mesi. La bimba, febbricitante ed addormentata, non è riuscita a vedere il suo Babbo Natale, ma ha regolarmente ricevuto l’orsetto ballerino richiesto nella sua letterina, una delle 400 da tutt’Italia pervenute quest’anno al domicilio naturale di Davide Marchetti. Gran parte dell’ingente somma necessaria all’acquisto dei doni richiesti è stata accantonata grazie alle iniziative del “Gruppo Preghiera di Padre Pio” della parrocchia forlivese di Santa Maria del Fiore, da lui costituito nel 1994.


A San Giovanni Rotondo, una bimba degli “Angeli di Padre Pio”, non vedente dalla nascita, aveva chiesto il dono degli occhi, “ma solo per un attimo, così da percepire il volto delle persone buone che mi curano in ospedale”. “Caro Babbo Natale – scrive invece una giovane vedova dalle Marche – mi rivolgo a te per stemperare la mia sofferenza e rivivere l’incanto di quando ero bambina”. L’inusuale Babbo Natale di Padre Pio ha poi visitato tre dei 28 centri italiani di riabilitazione disabili, gestiti dalla fondazione che porta il nome del santo con le stimmate. Ma l’evento più toccante ed inatteso si è registrato la mattina stessa della partenza: Marchetti aveva già saldato il conto dell’albergo e stava risalendo in auto diretto a Forlì, quando è giunta una telefonata dalla caposala dell’oncologico pediatrico: “Davide, se sei ancora a San Giovanni, fai un salto in ospedale”.


Ad attendere l’idraulico solidale c’era un bimbo di pochi anni, ricoverato d’urgenza nella notte al culmine della sua agonia. “Se vuoi qualcosa da Babbo Natale – gli sussurra in un orecchio Marchetti, che non aveva avuto il tempo di indossare l’abito rosso della finzione – chiedi pure”. Una corsa nel vicino supermercato, ed ecco l’agognato giocattolo, probabilmente l’ultimo nella breve vita della sfortunata creatura. Nella notte santa, Davide Babbo Natale è giunto al Morgagni-Pierantoni di Forlì in visita al reparto pediatrico. Ma ne avrà sino all’Epifania, con puntate anche a Ravenna, Bologna e Firenze, mosso dai soliti motori di ricerca: la fede in Cristo e San Padre Pio.


Piero Ghetti

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