Solarolo, riconoscimento ad Angelo Mingozzi e Sante Casadio

Solarolo, riconoscimento ad Angelo Mingozzi e Sante Casadio

SOLAROLO - Sala del Consiglio Comunale gremita e grande emozione, stamane, per la cerimonia in onore due solarolesi deportati durante la Seconda Guerra Mondiale: Angelo Mingozzi e Sante Casadio. Il sindaco Fabio Anconelli ha ricordato la necessità di "recuperare, mantenere e sostenere la memoria delle vicende che sessantacinque anni fa portarono alla tragedia della Shoah, affinché l'Olocausto non si ripeta più". Anche l'assessore Oriella Mingozzi ha ribadito la volontà dell'amministrazione comunale di dare seguito a questa iniziativa nei prossimi anni.

 

A ricordare i fatti che portarono alla deportazione di centinaia di migliaia di persone, molte delle quali andarano poi incontro alla morte nei campi di concentramento, è stato Vittoriano Zaccherini, presidente dell'Associazione Nazionale Ex deportati Politici di Imola. I due deportati solarolesi, visibilmente commossi e stretti nei loro dolorosi ricordi, hanno invece preferito non intervenire.

 

Angelo Mingozzi, nato a Solarolo nel 1922, dopo l'8 settembre 1943 venne trasferito a Fiume e deportato dai tedeschi in treno in Polonia, a Prosken, in un campo di concentramento dove gli uomini erano ammassati nelle baracche, malnutriti e costretti ai lavori forzati. In seguito, per motivi di salute fu trasferito a Varsavia. Nel 1944 gli fu assegnato lo status di internato civile e trasferito a Sagan, al confine tra Polonia e Germania, dove lavorò in varie fabbriche locali. Poi nel 1945, con la fine della guerra, si portò in Germania ed a piedi arrivò a casa a Solarolo.

 

Sante Casadio, nato a Castelbolognese nel 1924, dopo l'Armistizio fu fatto prigioniero e deportato in treno in Germania in un lager. Lì fece parte delle squadre dei manovali che tutti i giorni, dalle 5 alle 22, venivano portati a Dortmund, per ripulire la città dalle macerie dei bombardamenti e ricostruire strade, case e la stazione. Nel marzo 1945 fu liberato dagli inglesi e portato dapprima ai confini con la Francia, poi in un ospedale di Milano, da dove, qualche giorno dopo, partì in treno per Castel Bolognese, giungendo poi a piedi a Solarolo.

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