Sovraffollamento in tutti i carceri della regione: la situazione è al collasso

Sovraffollamento in tutti i carceri della regione: la situazione è al collasso

Sovraffollamento in tutti i carceri della regione: la situazione è al collasso

Seduta congiunta, mercoledì pomeriggio, delle commissioni "Politiche per la Salute e Politiche sociali" e "Statuto e Regolamento" per discutere della "Relazione sulla situazione penitenziaria in Emilia-Romagna nell'anno 2009". La situazione che emerge non è delle migliori: alla fine del 2009 nei 13 istituti penitenziari sul territorio emiliano-romagnolo i detenuti erano 4.488, con un indice di sovraffollamento del 186,4%; in 5 carceri, i detenuti sono più del doppio di quelli previsti. Un carcerato su due è straniero.

 

All'incontro erano presenti gli assessori Teresa Marzocchi e Carlo Lusenti, il provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria, Nello Cesari, e Anna Maria Santoli, del Centro per la giustizia minorile di Bologna.

La relazione della Giunta fa il quadro della situazione penitenziaria a livello nazionale e regionale. Sovraffollamento e scarsità del personale, i problemi più evidenti; vengono poi illustrati i principali interventi in campo sanitario, per la reinclusione sociale, il ricorso alle "misure alternative". Ecco alcuni dati, fra i più significativi, aggiornati al 31 dicembre scorso:
- nei 13 istituti penitenziari sul territorio emiliano-romagnolo i detenuti erano 4.488 (+ 10% rispetto al 2008, + 24% rispetto al 2007), con un indice di sovraffollamento del 186,4%; in 5 carceri, i detenuti sono più del doppio di quelli previsti. In generale, nelle carceri italiane sono detenute 64.791 persone (erano 58.127 un anno prima, + 11,5%) con un indice di sovraffollamento del 149,5%.
- i detenuti stranieri sono 2.361, il 53% dell'intera popolazione carceraria in Emilia-Romagna; a livello nazionale, queste presenze rappresentano il 37% (24.067) della popolazione detenuta, la media italiana è più alta di quella di altri Paesi europei (Germania 26%, Olanda 30,5%, Francia 19,2%, Spagna 35,5%);
- le donne detenute sono 159 (3,5% del totale), recluse negli istituti di Bologna, Modena, Piacenza e Forlì;
- per i detenuti italiani, le tipologie di reato più frequente sono i reati contro il patrimonio e contro la persona, mentre per i detenuti stranieri, le tipologie di reato più frequente sono i reati contro la pubblica amministrazione e reati legati alla droga
- operano presso gli Istituti Penitenziari dell'Emilia-Romagna 1.710 agenti; in pianta organica ne erano previsti 2.401, l'organico assegnato era di 1.990 quindi si presenta una carenza del 28,8% rispetto all'organico previsto.

Il rapporto Eurispes 2010 evidenzia come "la lentezza dei tempi della giustizia italiana" sia una delle cause del sovraffollamento delle carceri". Fra gli effetti, "le scarse opportunità trattamentali per una grande parte della popolazione carceraria hanno spesso conseguenze tragiche, che si traducono nell'elevato numero di suicidi fra i detenuti". In questa regione, la situazione più drammatica è quella del carcere della Dozza (BO): rispetto a una capienza regolamentare di 494 persone, ne ospita 1147 (84 donne).


Nel caso dell'Emilia-Romagna, il Piano Carceri non prevede nuove sedi, ma lavori di ristrutturazione e ampliamento delle strutture esistenti. Le prime realtà che dovrebbero diventare concrete sono quelle di Modena (150 posti) fra circa 18 mesi, e Piacenza (200 posti) fra 24-30 mesi. Sono in fase di progettazione, dunque destinati a compiersi in tempi più dilatati, il completamento delle carceri di Forlì e Rimini, e interventi di ampliamento a Parma (200), Ferrara (200), Bologna (200).

Spetta al Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, istituito dall'art. 30 della Legge 395/1990 nell'ambito del Ministero della Giustizia, la decisione sulla destinazione dei detenuti: la Regione non ha alcun ruolo.


Lo Stato detiene la titolarità dell'amministrazione della giustizia e, nell'ambito di questa, dell'esecuzione penale; le attività e gli interventi di politica sociale della Regione sono regolati da Protocolli d'intesa con il Ministero della Giustizia. Tale strumento trova conferma nella Legge regionale citata, che consolida l'intervento della Regione su questo tema. Gli interventi in ambito sociale sono previsti nel "Programma finalizzato a contrasto della povertà e dell'inclusione sociale", che rientra nella programmazione dei Piani sociali di Zona.



L'assessore Marzocchi ha parlato di "emergenza gravissima": l'effetto congiunto del sovraffollamento e della carenza di personale rende pressoché impraticabili i percorsi di riabilitazione; l'Emilia-Romagna risulta essere la regione italiana con la percentuale più alta di sovraffollamento.


Nel 2009, una serie di progetti promossi nei "Piani di zona distrettuali per la salute e il benessere sociale" sono stati finanziati con 450.000 euro complessivi. In particolare, si tratta di sportelli informativi per i detenuti e mediazione culturale in carcere; progetti per il miglioramento delle condizioni di vita dei detenuti e reinserimento socio-lavorativo; accoglienza e reinserimento sociale delle persone coinvolte in area penale, con particolare attenzione alle donne detenute e ai loro figli minori.


In questa situazione, ha detto l'assessore Lusenti, la tutela della salute è gravemente pregiudicata. Da due anni, con l'entrata in vigore del DPCM 1-4-2008, il Servizio Sanitario Nazionale e il Servizio Sanitario Regionale svolgono le funzioni in materia sanitaria che erano del Ministero della Giustizia. È aumentato, ma ancora insufficiente, il personale medico e infermieristico messo a disposizione dalle Aziende sanitarie, nonché il numero delle ore (+ 18%) prestate in carcere. Al trasferimento di competenze non corrispondono adeguati finanziamenti: lo Stato versa circa 10 milioni di euro l'anno, la Regione ne ha aggiunti 5.


Resta molto critica la situazione dell'ospedale psichiatrico di Reggio Emilia (l'unico in questa regione): a una capienza regolamentare di 132 persone, corrispondono 304 ricoverati, di cui oltre la metà provenienti da realtà territoriali (Lombardia e Piemonte) che dovrebbero convergere su proprie strutture, secondo gli accordi nazionali sui bacini d'utenza.



Il consigliere Franco Grillini (Idv) ha affermato che le Regioni non possono limitarsi a prendere atto di questi dati drammatici, ora che hanno assunto un ruolo diretto nella gestione sanitaria. Si tratta di una situazione prevista, avendo il Parlamento approvato alcune Leggi finalizzate a ripristinare una giustizia classista: solo i poveri vanno in galera, non chi porta alla rovina migliaia di famiglie con manovre finanziarie. In particolare ha sottolineato la follia ideologica della recidiva, applicata al consumo di stupefacenti. Infine, ha chiesto di porre particolare attenzione alla situazione dei detenuti sieropositivi.



Andrea Pollastri (Pdl) ha detto di aver ricavato un'oggettiva preoccupazione dalla lettura di questa Relazione annuale, soprattutto per quanto riguarda le condizioni di salute in carcere. A differenza di quanto affermato da Grillini, le cause strutturali del sovraffollamento risalgono ai tempi della giustizia, e a decenni di errori nella strategia edificatoria degli istituti penitenziari. Il Governo è impegnato ad affrontare il problema, alleviando le dimensioni del sovraffollamento: è in discussione un Disegno di Legge, che dovrebbe essere approvato entro poche settimane, per favorire le alternative al carcere per chi, condannato in via definitiva, abbia ancora meno di un anno da scontare.


Silvia Noè (Udc) ha posto l'accento sul fatto che il 65% della popolazione carceraria a Bologna proviene da 52 Paesi diversi. Alle difficoltà di natura quantitativa, se ne aggiungono altre, come quelle legate alle situazioni di cura ospedaliera, fino a comporre un'autentica bomba a orologeria. Altro aspetto da affrontare, secondo la consigliera, quello per cui il 20% dei detenuti rimane a Bologna 4-5 giorni, rendendo il carcere simile a una porta girevole.



Siamo al limite del rispetto della Convenzione di Ginevra sui diritti umani, ha detto Andrea Defranceschi (Mov. 5 stelle), che ha a sua volta ricordato il turn over molto alto nelle carceri italiane. Ha poi chiesto alla Giunta di fare il possibile affinché siano estesi i progetti in corso sui detenuti condannati in via definitiva; nuovi settori di iniziativa potrebbero essere l'organizzazione della raccolta differenziata dei rifiuti e l'obiettivo dell'autosufficienza energetica dei singoli istituti penitenziari, attraverso convenzioni con Hera. Infine ha posto una domanda sulle cause della recente morte di un detenuto all'interno del carcere della Dozza.



Per Andrea Leoni (Pdl), resta da spiegare perché proprio in Emilia-Romagna si verifichi il maggior sovraffollamento delle carceri. Dopo aver espresso la massima solidarietà ala polizia penitenziaria, chiamata a svolgere un lavoro così gravoso, il consigliere ha segnalato una scarsa disponibilità dei Comuni a collaborare con i progetti avviati nelle carceri. In particolare, a Modena il 74% dei detenuti sono stranieri. Ci si aspetta un certo sollievo dalla conclusione dei lavori di ampliamento (150 posti), prevista entro 18 mesi.


In merito all'esecuzione di questo provvedimento legislativo, l'assessore Marzocchi ha segnalato come non tutti i potenziali aventi diritto potranno usufruirne (non potranno essere scarcerati i detenuti privi di residenza); in ogni caso, serve una gestione del provvedimento integrata con le aziende sanitarie, altrimenti chi esce sarà a forte rischio di recidiva.


L'assessore Lusenti, infine, ha ricordato come nel gennaio e nell'aprile 2009 Errani abbia inviato due lettere al Ministro Alfano, sul sovraffollamento e sulla specifica situazione dell'ospedale psichiatrico di Reggio Emilia, non ottenendo risposta. Quanto alla ragione del primato negativo sul sovraffollamento, l'assessore ha segnalato come solo il 59% dei detenuti sia residente in Emilia-Romagna, ma le assegnazioni sono prerogativa esclusiva del Dipartimento ministeriale.

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