Strage di Erba, la testimonianza dei Carabinieri del Ris

Strage di Erba, la testimonianza dei Carabinieri del Ris

COMO - Nuova puntata per il processo della strage di Erba presso la Corte d’Assise di Como che è ripreso con la testimonianza, tra gli altri, degli esperti del Ris di Parma. Gli uomini della scientifica hanno fornito dei particolari sulla dinamica del quadruplice omicidio che vede imputati i coniugi Romano, Olindo e Rosa Bazzi.


Il primo ad esser ascoltato è stato il colonnello Luciano Garofano che ha spiegato come è stato organizzato il lavoro per la raccolta dei reperti dove si consumò il massacro. Il colonnello ha spiegato, inoltre, il perché non siano state trovate delle tracce riconducibili agli imputati. “L’acqua, se usata in elevatissime quantità, cancella ogni traccia di sangue e Dna e neanche il luminol è più in grado di rilevarle – ha dichiarato Garofano – Nell’abitazione di Raffaella Castagna – fu utilizzata un’autobotte dei Vigili del Fuoco per spegnere l’incendio”.


Quindi è stata la volta di Alberto Marino, che ha spiegato come nella camera da letto dei coniugi Marzouk vennero trovate tracce di alcool etilico profumato, tipo accelerante per accendere il camino. Il collega di Garofano ha inoltre ricordato il sequestro di 21 capi d’abbigliamento di Rosa Bazzi che furono trovati all’interno della lavatrice e del rinvenimento di tracce di color rosso bruno nella doccia dentro l’abitazione dei coniugi Romano, non identificate.


Dopodichè è stato ascoltato Aldo Mattei, che ha parlato del rinvenimento di due semi impronte di scarpa. Nella fattispecie una su un cuscino in casa Frigerio, il sopravvissuto alla strage, l'altra sul pianerottolo che separa la mansarda all'appartamento dei Marzouk. Romano, quando ammise la partecipazione alla strage, dichiarò di aver indossato le scarpe da netturbino, negando di esser entrato nell’abitazione dei Frigerio. Secondo il quadro accusatorio, invece, l'impronta repertata dimostrerebbe il contrario.


Il Carabiniere dei Ris ha parlato anche delle tracce ematiche rinvenute sul perlinato del soffitto di casa Frigerio, nei pressi della tenda dove Valeria Cherubini, una delle vittime della strage, si aggrappò prima di perdere la vita. Ciò significa che la vittima non è stata colpita solo per le scale, ma anche dentro casa.

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