Teatro: nel week-end a Ravenna il 'Falstaff' di Verdi

Teatro: nel week-end a Ravenna il 'Falstaff' di Verdi

RAVENNA - Falstaff, l’ultimo titolo di Verdi, il suo straordinario testamento d’artista, un’opera di grande complessità e ricchezza musicale che apre le porte al Novecento torna al Teatro Alighieri di Ravenna (sabato 27 ore 20.30 e domenica 28 gennaio ore 15.30) nel nuovo allestimento del Teatro di Pisa (coprodotto con l’Alighieri, il Goldoni di Livorno e il Teatro del Giglio di Lucca) firmato da Stefano Vizioli per la regia, le scene di Susanna Rossi Jost e i costumi di Anne Marie Heinrich che hanno sottolineato gli aspetti di intramontabile attualità di quest’opera ambientandola in un’epoca a noi più vicina con l’eleganza che gli è propria e nel pieno rispetto dei significati verdiani; sul podio dell’Orchestra e Coro del Teatro di Pisa il maestro Jonathan Webb.

Ultima opera del grande Maestro ormai ottantenne, Falstaff
sorprese il mondo musicale dell'epoca e, fin dal felicissimo debutto alla Scala il 9 febbraio 1893, si rivelò uno dei capolavori più straordinari della storia dell'opera. Sull'ammirevole libretto di Arrigo Boito che, lavorando sullo Shakespeare di Le allegre comari di Windsor e de La storia di Enrico IV, riduce drasticamente all'essenziale la vicenda focalizzando tutto sul protagonista, ristrutturando l'intreccio e creando un plot drammaturgico di grande equilibrio e modernità, Verdi tesse una partitura che è il vertice assoluto del suo talento artistico, tanto che ancora oggi non si finisce mai di scoprirne la complessità artistica e la ricchezza musicale, ricca di anticipazioni di un Novecento ormai alle porte.

E se con Otello (1887) Verdi siglava un nuovo patto con la modernità, creando la forma del dramma musicale in una concezione post-romantica del teatro in musica, cinque anni dopo con Falstaff va oltre giocando quasi uno scherzo alla storia.
Partendo dalla parola egli, infatti, scavalca ogni forma tradizionale, e crea un tessuto da musica da camera per grande orchestra e un gruppo di solisti. Le arie lasciano così il posto a una miriade di forme musicali in miniatura, veri e propri motti che sorgono da un flessibile declamato vocale e vengono offerti alla compagine orchestrale. Il tutto in un ritmo indiavolato che ci porta al memorabile coro finale, quel "Tutto nel mondo è burla" con cui il Maestro, dopo cinquantaquattro anni di presenza ininterrotta sui palcoscenici del mondo, scrive il proprio testamento d'artista e celebra con vitalità la fine di una stagione indimenticabile del melodramma.

Stefano Vizioli, che già aveva affrontato Falstaff per un laboratorio svolto con la Cincinnati University nel 2002; fa tesoro di quell'esperienza estremamente fertile, che gli aveva consentito di affrontare questo testo in uno spazio non convenzionale concependo lo spazio scenico non in una chiave descrittiva ma piuttosto simbolica, come un vuoto metafisico da riempire con la energia fisica degli interpreti e valorizzando al massimo il senso del gruppo. Coerentemente con quella malinconia e quel disincanto di cui Falstaff è intriso, sceglie quindi di ambientarlo in una Inghilterra provinciale anni Settanta, una provincia grigia e triste, ripiegata su valori borghesi convenzionali, che viene turbata dalla presenza di una figura anomala, il vecchio cavaliere, un bon vivant ammiccante, egoista e vanitoso, capace però di trasmettere nuova energia e nuova vita. Gioca quindi sull' antinomia giocosità/malinconia, sulle suggestioni della cultura pop e dell'optical art, con forti sottolineature di luce al neon, a restituire i colori acidi e prettamente novecenteschi di cui è intrisa la musica, e su un lavoro di regia che mira a restituire appieno la specificità di "commedia in musica" del Falstaff, forte di una compagnia di artisti prevalentemente giovani e assai versati sia vocalmente che attorialmente.

Nel ruolo di Falstaff si alternano Paolo Rumetz e Nicola Alaimo; danno vita a Ford, il marito geloso, Filippo Bettoschi e Mauro Bonfanti; nel ruolo di Alice Ford Silvia Dalla Benetta, in quelle delle sue due comari, Silvia Regazzo (Mrs Meg Page) e Tiziana Pizzi (Mrs. Quickly); la coppia dei giovanissimi innamorati, Nannetta e Fenton, è formata da Alessandra Marianelli e Elizaveta Martirosyan (domenica) e Cataldo Caputo (sabato) e Leonardo Caimi (domenica); il dottor Cajus è Enrico Facini; nel ruolo dei due sgherri di Falstaff che poi tradiranno il loro padrone sono Claudio Barbieri (Bardolfo) e Michele Bianchini (Pistola).

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Teatro Alighieri di Ravenna
sabato 27 gennaio ore 20.30 – turno A
domenica 28 gennaio ore 15.30 – turno B

Falstaff
commedia lirica in tre atti
libretto di Arrigo Boito
dalla commedia The Merry Wives of Windsor
e dalla tragedia The History of Henry iv di William Shakespeare
musica di Giuseppe Verdi
(Edizione Casa Ricordi, Milano)

personaggi, interpreti
Sir John Falstaff Paolo Rumetz, Nicola Alaimo
Ford Filippo Bettoschi, Mauro Bonfanti
Fenton Cataldo Caputo, Leonardo Caimi
D.r Cajus Enrico Facini
Bardolfo Claudio Barbieri
Pistola Michele Bianchini
M.rs Alice Ford Silvia Dalla Benetta
Nannetta Alessandra Marianelli, Elizaveta Martirosyan
M.rs Quickly Tiziana Pizzi
M.rs Meg Page Silvia Regazzo

direttore Jonathan Webb

regia di Stefano Vizioli

scene di Susanna Rossi Jost
costumi di Anne Marie Heinrich
luci di Franco Marri

Orchestra e coro del Teatro Verdi di Pisa
maestro del coro Marco Bargagna

Nuovo allestimento del Teatro Verdi di Pisa
in coproduzione con il Teatro Goldoni di Livorno, Teatro del Giglio di Lucca, Teatro Alighieri di Ravenna

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