Territorio, nuove risorse in arrivo con il Fondo regionale di protezione civile

Sono alcune delle novità più significative introdotte dal nuovo Codice della Protezione civile, approvato il 29 dicembre scorso dal Consiglio dei ministri con decreto legislativo n. 1/2018, in vigore dal febbraio scorso.

Procedure più rapide per definire lo stato di emergenza; potenziamento della fase di prevenzione e pianificazione, facendo ordine tra i diversi livelli di competenze a livello territoriale; una distinzione più netta tra le attività di indirizzo politico e quelle di gestione tecnica, amministrativa e operativa. E ancora: nuove risorse in arrivo con il Fondo regionale di protezione civile, che torna ad essere finanziato dallo Stato per contribuire al potenziamento del sistema di protezione civile regionale e concorrere agli interventi di carattere regionale; valorizzazione del ruolo del volontariato e della comunicazione ai cittadini. Sono alcune delle novità più significative introdotte dal nuovo Codice della Protezione civile, approvato il 29 dicembre scorso dal Consiglio dei ministri con decreto legislativo n. 1/2018, in vigore dal febbraio scorso.

 “Il nuovo Codice - ha sottolineato aola Gazzolo; assessore regionale alla Protezione civile - porta anche la firma della Regione Emilia-Romagna, che ha partecipato attivamente alla sua stesura, mettendo a disposizione del Paese il proprio patrimonio di conoscenze, esperienze e buone prassi per farlo diventare valore condiviso. Il Codice e le proposte emerse dagli Stati generali del volontariato dell’Emilia-Romagna che si sono svolti lo scorso anno sono i pilastri su cui deve fondarsi il dibattito in vista della revisione della legge regionale.  Il metodo che intendiamo mettere in campo è quello della partecipazione: definiremo il nuovo modello operativo regionale senza calare nulla dall'alto, ma aprendoci al dialogo e all’ascolto di tutti gli attori del sistema: più la nuova legge sarà partecipata, più saprà essere innovativa e al passo con i tempi”.

Le novità

Illustrate da Roberto Giarola e Paola Aiello, rispettivamente coordinatore e segretaria dell’apposito gruppo di lavoro costituito presso il dipartimento nazionale della Protezione, le novità del Codice in primo luogo riguardano la definizione più precisa e puntale della catena di comando e di controllo in caso di emergenza, per stabilire con precisione “chi fa cosa”.

Cambia anche la gestione delle emergenze di rilievo nazionale, che saranno affrontate secondo tre diverse fasi: la dichiarazione dello “Stato di mobilitazione”, che consente un intervento del sistema nazionale anche in fase preventiva; la “Dichiarazione dello stato di emergenza”, con la definizione di un primo stanziamento per le attività di soccorso e di assistenza alla popolazione; infine l’individuazione delle ulteriori risorse necessarie per proseguire le attività, a seguito della valutazione dell’effettivo impatto dell’evento.

Altra importante novità: raddoppia - da 12 a 24 mesi  - la durata della dichiarazione di stato di emergenza. Infine viene introdotto inoltre un coordinamento delle norme in materia di volontariato, definendo in maniera più chiara i gruppi comunali di protezione civile e dando risalto alla partecipazione dei cittadini.

A livello nazionale, la prossima tappa sarà l’emanazione di apposite direttive del Presidente del Consiglio dei ministri, d’intesa con la Conferenza unificata Stato-Regioni. Una di queste direttive andrà senz’altro dedicata al cosiddetto “ambito ottimale degli interventi”, cioè l’area territoriale che in base alle caratteristiche fisico-morfologiche, alla densità abitativa e alle dimensioni è quella in cui possono essere organizzate in modo più efficiente le funzioni e le attività di protezione civile. Vari interventi hanno poi richiamato la necessità di dotare l’Italia di una legge nazionale sulle grandi emergenze.

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