Terrorismo, arrestato jihadista tunisino latitante dal 2008

Terrorismo, arrestato jihadista tunisino latitante dal 2008

Terrorismo, arrestato jihadista tunisino latitante dal 2008

E' stato arrestato mercoledì Khalid Kammoun, il sesto promotore della cellula jihadista, fermata due anni fa dalla Digos di Bologna, che operava tra Imola e Faenza: insieme ad altri cinque islamici, finiti in manette all'inizio di agosto 2008 e tuttora in carcere a Bologna, Kammoun e' imputato nel processo in corso in Corte d'Assise per associazione sovversiva con fini di terrorismo internazionale. L'uomo, tunisino di 37 anni, e' stato fermato all'aeroporto di Fiumicino.

 

Prima era stato scortato da personale della Digos su un volo che da Tripoli, in Libia, lo ha portato a Roma. Fino a mercoledì era rimasto latitante: quando scattarono gli arresti nel 2008, infatti, Kammoun era appena tornato in Tunisia (ma qui in Italia aveva lasciato la moglie italiana e un bimbo piccolo). Da allora, gli investigatori avevano completamente perso le sue tracce (lo stavano processando in contumacia e su di lui pendeva un mandato di cattura internazionale).

 

Poi, due giorni fa, Kammoun si e' fatto vivo al Consolato italiano in Libia facendo sapere, tramite un avvocato, di voler tornare in Italia per sottoporsi al processo. Con il coordinamento del pm Luca Tampieri, la sezione antiterrorismo della Digos di Bologna, insieme ai colleghi nazionali dell'Ucigos, ha lavorato in tempi strettissimi per "creare un corridoio fisico e giuridico" e far tornare in poche ore Kammoun in Italia.

 

Lo ha spiegato il dirigente della Digos di Bologna, Salvatore Calabrese, nella conferenza tenutasi giovedì in Questura per comunicare la notizia dell'arresto. Kammoun si trova ora rinchiuso nel carcere di Civitavecchia, da cui verra' poi trasferito alla Dozza di Bologna: il 16 giugno sara' in Corte d'Assise per affrontare un'udienza del processo (una delle ultime, ci saranno le conclusioni) in cui e' imputato.

 

La cellula jihadista fermata tra Imola e Faenza, secondo quanto costruito dalle indagini, non aveva alcun progetto terroristico da realizzare in Emilia-Romagna o in Italia, ma agiva per creare un supporto logistico per poter operare un domani all'estero. Era inoltre impegnata in attivita' di proselitismo e promozione della Jihad islamica, raccoglieva denaro per la causa della jihad (anche ricorrendo a truffe alle assicurazioni auto) e diffondeva ai propri affiliati materiale video, audio e cartaceo ai fini di reclutare e addestrare combattenti.

 

Il 'capo' della cellula, secondo gli inquirenti, era il 'colonnello' Khalil Jarraya, residente a Faenza; Kammoun, invece, sarebbe uno dei promotori insieme a Mohammed Chabchoub, tunisino di 43 anni. Gli altri tre islamici a processo, che facevano parte dell'organizzazione, sono i tunisini Chedli Ben Bergaoui (34 anni) e Hechmi Msaadi (31 anni) e Mourad Mazi, unico marocchino del gruppo di presunti terroristi.

 

Secondo la tesi del pm Tampieri, l'associazione "era costituita da persone sostenitrici dell'integralismo islamico e dell'azione violenta armata e terroristica a sostegno della religione islamica". La cellula compiva "atti di arruolamento e addestramento" con l'intento di "compiere azioni di violenza e sabotaggio di servizi pubblici essenziali con finalita' di terrorismo, principalmente in Iraq e Afghanistan e in Paesi islamici moderati".

 

La cellula, secondo gli inquirenti,  manteneva contatti con connazionali indagati in Italia in vicende analoghe; svolgeva attivita' di supporto logistico a "fratelli" musulmani fondamentalisti di passaggio, per brevi periodi, tra Bologna e Ravenna; raccoglieva denaro e diffondeva agli affiliati, ai fini di addestrarli e reclutarli, materiale audiovisivo di incitamento alla violenza e al terrorismo. (Dire)

Commenti

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -