TERRORISMO - Ergastolo ai killer di Marco Biagi

TERRORISMO - Ergastolo ai killer di Marco Biagi

Bologna, 6 dic. - (Adnkronos) - Ergastolo a Nadia Desdemona Lioce, Marco Mezzasalma, Roberto Morandi e Diana Blefari Melazzi e 21 anni a Simone Boccaccini. E' quanto ha deciso la Corte d'Assise d'Appello di Bologna davanti alla quale si e' concluso il secondo grado dell'omicidio del professor Marco Biagi. La Corte, presieduta da Aldo Ranieri, ha cosi' parzialmente modificato la sentenza di primo grado dove tutti e 5 gli imputati Br erano stati condannati al carcere a vita.

Dato che i quattro si trovano attualmente in regime di 41bis, il carcere duro previsto per mafiosi e terroristi, per la Corte non era il caso di trasferirli dai rispettivi luoghi di detenzione. Ai quattro imputati, pero', era stata data la possibilita' di parlare in videoconferenza dal supercarcere. Dopo un paio d'udienze i br hanno pero' preferito non presenziare per protesta contro la Corte.

Valerio Spigarelli e Caterina Calia, che difendono Diana Blefari Melazzi e Marco Mezzasalma, hanno chiesto l'assoluzione dei loro assistiti perche' a loro avviso ''il processo si basa su una congettura: siccome la Blefari faceva parte dell'organizzazione allora ha partecipato all'omicidio Biagi, ma non c'e' un elemento di prova, bensi' solo indizi''. Il tutto basato sul racconto della Banelli che secondo i difensori ''e' una continua deduzione che vale meno di zero'' nei confronti di chi ''si e' limitato a rivendicare il proprio apporto all'organizzazione br''.

Secondo la difesa, infatti, ''sul 19 marzo 2002 non c'e' un documento processuale che mostra che Boccaccini e' a Pistoia come dice la Banelli'' per fare da autista a Roberto Morandi. Su Boccaccini c'e' poi una lettera di Morandi ad alcuni militanti, sequestrata dalla Digos, in cui si legge: ''A Voghera poi c'e' Simone Boccaccini che si dichiara estraneo a tutto e in pratica sta dentro perche' era amico mio''. L'avvocato Carla Serra, legale di Lioce e Morandi, durante la sua arringa aveva parlato di processo politico dove ''la rivendicazione e' divenuta prova regina del processo politico cosi' come la confessione e' prova regina del processo penale''.

Poi ha paragonato il giuslavorista a ''un eroe borghese'' lasciato ''solo e indifeso'' in attesa che le Br lo uccidessero. Un delitto ''atteso con dolente, indomita accettazione'' dalla vittima e ''firmato, anzi certificato dalle Br''. Il legale, che accanto aveva per la prima volta in aula la moglie di Biagi Marina Orlandi (''E' la prima volta che e' accanto a me in questa lunga e tormentata vicenda, la sua presenza ha piu' significato di mille conclamate parole''), ha poi ricordato che ''quello della famiglia Biagi e' un silenzio assordante che ha fatto clamore in un'epoca di grandi volgarita' mediatiche''.

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