Terrorismo in Romagna, gli arrestati si difendono: "non siamo terroristi"

Terrorismo in Romagna, gli arrestati si difendono: "non siamo terroristi"

Terrorismo in Romagna, gli arrestati si difendono: "non siamo terroristi"

Hanno risposto al gip di Bologna, Milena Zavatti, tre dei cinque presunti terroristi islamici, legati ad Al Qaeda, arrestati sabato scorso dalla Digos di Bologna tra Imola e Faenza. Oltre a fornire spiegazioni sulle conversazioni intercettate, hanno respinto ogni accusa spiegando che le frasi loro attribuite sarebbero soggette a travisamento se estrapolate dal contesto piu' vasto in cui sono state dette. Non pianificavano attentati, ma fornivano ‘supporto logistico'.

 

Sui soldi raccolti tra i frequentatori della moschea e usati secondo l'accusa per finanziare la Jihad i tre arrestati hanno spiegato che venivano usati per la moschea stessa e per aiutare i fratelli in difficolta' come Jarraya, uno dei cinque arrestati, detto il colonnello.

 

Gli arrestati sono cinque tunisini e un marocchino, tutti in regola tranne uno, con l'unico sogno di combattere la Jihad che porta dritti in paradiso. Nessun attentato programmato in Italia o in Ue, bensi' solo andare a combattere in Iraq o Afghanistan. Dopo tre anni di indagini, gli agenti hanno eseguito cinque delle sei ordinanze di custodia cautelare in carcere chieste dal pm Luca Tampieri e concesse dal gip Rita Zaccariello. La sesta persona e' sfuggita alla cattura solo perche' si trovava per problemi personali nel suo paese.

 

Viveva grazie ai soldi (la Zakat, l'offerta rituale coranica, una sorta di elemosina) che gli passavano i suoi connazionali che frequentano la moschea di Faenza dove abitava con la famiglia. Ma spesso i soldi che gli davano li usava per finanziare la Jihad. Hecmi Msaadi, tunisino di 31 anni, residente a Imola. Per gli investigatori era pronto a partire per l'Iraq. Mohamed Chabchoub, di Sfax, 43 anni, residente a Toscanella di Dozza, sposato e padre di due bambine.

 

Lui e' considerato il luogotenente del gruppo, esperto informatico. Era lui che aveva dei contatti con altri terroristi attraverso la rete. Spesso invitava gli amici a casa sua per far vedere dei video in cui venivano riprese delle scene definite raccapriccianti dal pm con esecuzioni, omicidi o attentati terroristici. Immagini che faceva vedere pure alla figlia di quattro anni.

Commenti

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -