Tessile cinese, le Fiamme Gialle scoprono false fatturazioni per 65 milioni di euro

Tessile cinese, le Fiamme Gialle scoprono false fatturazioni per 65 milioni di euro

Tessile cinese, le Fiamme Gialle scoprono false fatturazioni per 65 milioni di euro

I cinesi usano i loro colletti bianchi per evadere l'erario. Non solo immigrazione clandestina, lavoro nero o spaccio. La criminalita' cinese sta indossando i panni del professionista distinto, utilizzando le competenze acquisite dai giovani immigrati di seconda generazione. E sta allargando lo spettro di azione. Una operazione partita due anni fa della Guardia di Finanza emiliano-romagnola ha scoperto infatti false fatturazioni nel settore tessile per 65 milioni di euro.

 

Scoperte evasioni dell'Iva per 25 milioni, con 240 utilizzatori della falsa documentazione (100 a Bologna), tutti cinesi, solo nel territorio regionale. Sono otto, invece, gli studi di commercialisti cinesi che si occupavano della consulenza contabile per le imprese.  La maxi operazione, denominata "Luna d'oriente", vede coinvolte tutte le Regioni italiane (tranne Basilicata, Molise, Valle D'Aosta e Trentino Alto Adige).

 

I numeri contano, a livello nazionale, 1.200 imprese del tessile e della confezione coinvolte che sottraevano tasse per 250 milioni di euro con false fatturazioni, 45 milioni di Iva dovuta, 77 lavoratori cinesi in nero di cui 62 clandestini (11 dei quali arrestati), due imprenditori cinesi arrestati e 37 denunciati, 14 laboratori e 13 emittenti di fatture coinvolti. Il sistema di evasione partiva da dieci societa' cinesi con sede in Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Lombardia, che emettevano, su ordinazione e con consegna a domicilio, le fatture per abbattere i redditi tassabili.

 

Secondo la ricostruzione fatta dai finanzieri era stato creato un vero e proprio tariffario di fatture false: da un minimo di 150 a un massimo di 600 euro a documento a seconda dell'importo (che arrivava anche a 300.000 euro). Le dieci imprese, va da sè, non hanno mai presentato alcuna dichiarazione fiscale. L'operazione della Guardia di Finanza parti' due anni fa a Ferrara, quando gli agenti, durante un controllo notturno in alcuni capannoni industriali, trovarono decine di cinesi a lavorare alle macchine da cucire tra avanzi di cibo e con accanto i loro bambini nelle culle o nei girelli.

 

I lavoratori sfruttati vivevano, in pessime condizioni, a pochi metri dal laboratorio e alcuni dormivano in un sottotetto al quale si accedeva tramite una botola sul soffitto del bagno. Il comandante regionale della Finanza, Domenico Minervini, quello provinciale di Ferrara Fulvio Bernabei e quello della tenenza di Cento, Armando Modesto, stamane hanno riassunto cosi' la vicenda. Mettendo in evidenza, non solo la negazione dei diritti umani di cui i lavoratori erano vittime, ma anche una situazione di concorrenza sleale verso le imprese oneste.

 

A chi chiede se ci siano imprese di grandi firme della moda italiana coinvolte nelle operazioni, le Fiamme gialle spiegano che queste non lavorano mai direttamente coi laboratori, ma tramite intermediari. Dopo le denunce e gli arresti, il lavoro dei finanzieri su questa inchiesta sta comunque andando avanti.

 

La novita' assoluta, ha spiegato Minervini, sta nel fatto che per la prima volta ci sono professionisti contabili cinesi, laureati a pieni voti in Italia, che pero' lavorano quasi esclusivamente coi loro connazionali.  A loro non e' stato mosso alcun addebito, aggiunge il comandante, ma e' significativo che gli imprenditori cinesi usino professionisti della stessa etnia, aggiungendo un ulteriore elemento di chiusura in una comunita' gia' molto isolata. (Dire)

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