Trasporto pubblico e disabili, la Regione punta a eliminare i disservizi

Trasporto pubblico e disabili, la Regione punta a eliminare i disservizi

Trasporto pubblico e disabili, la Regione punta a eliminare i disservizi

La parte più difficile del viaggio in autobus per un disabile? Quasi sempre è quella che precede il viaggio vero e proprio, ossia la ricerca d'informazioni sull'accesso ai mezzi.  Oggi, infatti, il sistema di trasporto pubblico assomiglia a una Babele. Ogni azienda locale si muove per conto proprio: c'è chi usa pedane elevatrici, chi sospensioni elettroniche, chi si affida a fermate rialzate. Ma ora si va verso un unico sistema regionale di accesso ai mezzi pubblici

 

Ma tutte le aziende non si muovono in modo uniforme: all'interno dei diversi comuni ogni zona fa storia a sé. Così, arrivato a destinazione, il disabile potrebbe persino trovarsi nella condizione di non poter scendere dall'autobus. Una situazione che spinge tanti disabili a rinunciare al trasporto pubblico pur di non rischiare un calvario.

 

Per questo motivo il presidente della commissione "Territorio Ambiente Mobilità" della Regione Emilia-Romagna, Damiano Zoffoli, ha presentato il mese scorso un'interrogazione alla Giunta chiedendo maggiore attenzione ai temi posti dalle associazioni dei disabili.

La risposta dell'assessore Peri, arrivata oggi, è stata positiva: "Risulta condivisibile la richiesta di uniformare il sistema di accesso, autobus e pensiline-marciapiedi, al fine di avere un unico sistema regionale, in grado di migliorare l'accessibilità e la vivibilità".

 

Le risorse economiche sono poche, considerati i tagli ministeriali al trasporto pubblico locale che la Regione Emilia-Romagna si è impegnata a coprire fino all'80 per cento di tasca propria.

Qualcosa però si può fare in tempi brevi: "Ad oggi molte aziende di trasporto hanno già introdotto sistemi di telecontrollo della flotta - ha aggiunto Peri - per questo risulta condivisibile la richiesta di fornire on-line informazioni sulla presenza o meno di pedane sui mezzi. La Regione, inoltre, attraverso il progetto Gim (Gestione informata della mobilità), cofinanziato dal Ministero, mira a uniformare il sistema di telecontrollo della flotta dotando le Aziende che ne sono ancora prive di sistemi di controllo Avm e di pannelli informativi fruibili dagli utenti, recanti svariate informazioni del servizio, come l'orario di effettivo arrivo alla fermata".

Le informazioni potrebbero essere condivise con facilità dunque sia su Internet che nelle fermate dotate di paline elettroniche.

 

Proprio sulle fermate, Peri ha ricordato il ruolo delle istituzioni regionali: "La realizzazione e manutenzione delle pensiline spetta agli enti locali, ma la Regione può cofinanziare queste opere per mezzo degli accordi di programma, come già avvenuto in passato. E in occasione della concertazione dei prossimi accordi di programma, con le Province e i Comuni maggiori, daremo risposta anche ai temi dell'accessibilità ai mezzi pubblici".

 

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"Garantire la libertà di movimento di tutti i cittadini è indispensabile - ha dichiarato il consigliere Damiano Zoffoli - per questo dobbiamo proseguire nell'uniformare le modalità di trasporto pubblico nei diversi territori della Regione. Ad oggi, in provincia di Forlì-Cesena, solo 64 mezzi su 345 sono accessibili ai disabili per mezzo di pedane elettriche, 6 extraurbani, 36 suburbani e 22 urbani. Non appena si libereranno risorse per l'acquisto di nuovi mezzi pubblici, la Regione dovrà tenere in massimo conto il problema dell'accessibilità".

Commenti (3)

  • Avatar anonimo di germano pestelli
    germano pestelli

    mi permetto di dissentire ,nei bagni di nuovo costruzione (Pdiglioni Morgani e Vallisneri,Forlimpopoli e Piani Allende) sono completamente rispettate le norme per disabili sia nelle porte ad apertura laterale sia nei lavandini che negli specchi che nei sanitari.La differenza che esiste tra una costruzione muraria (spesso gli ospedali sono stati costruiti molti anni fa) ed un autobus che si rinnova in pochi anni è evidente.In ogni caso è poco veritiero affermare che "alle nostre latitudni" negli ospedali di nuova costruzione non siano rispettate le norme per disabili,sia nei bagni che negli ingressi,l'ospedale di Forli ha anche una procedura specifica per la presa in carico dei disabili che si approcciano ad un ricovero.Comunque la partecipazione sociale è "fuori" dagli ospedali ..per fortuna ed è a quello che mi riferivo

  • Avatar anonimo di claudia
    claudia

    E' vero alle nostre latitutini non c'è la cultura della disabilità e questo purtroppo si nota benissimo anche all'interno delle nostre strutture sanitarie. Un esempio: all'intreno di reparti ospedalieri, del nostro ospedale, una persona in sedia a rotelle non riesce ad entrare nei bagni. Credo che la cosa sia vergognosa e che questo sia un segno di inciviltà.

  • Avatar anonimo di germano pestelli
    germano pestelli

    già l'accessibilità e la partecipazione alla vita sociale: che mai saranno queste parole difficili da capire per motli e da applicare quasi per tutti.Il problema è culturale oltre che politico (in senso lato) alle nostre latitudini non c'è la cultura della disabilità,ovvero c'è ma alla rovescio,ovvero per il disabile occorre costruire accessi speciali o autobus speciali o treni speciali,ed è proprio qui l'errore : occorrecostruire accessi e mezzi che siano accessibili a tutti abili e meno abili,solo cosi si crea una società partecipativa.Da quel che leggo nell'articolo il disabile deve informarsi prima se ilmezzo che passa alle 10 lo puo' accogliere o no: ma che senso ha? Tutti i mezzi devono accogliere abili e disabili,come tutti i luoghi devono accogliere abili e disabili.Una società partecipativa ed inclusiva è fatta a misura d'uomo,se facciamo dei distinguo vuol dire che il disabile non è uomo,o donna,pari all'abile.E questo purtroppo traspare in tutte le parole dei politici ed in tutte le azioni delle amministrazioni.Provate a prendere un treno in DAnimarca o in Svezia giànel 1981 imarciapiedi erano allo stesso livello delle porte delle carrozze per cui una carrozzina o un disabile vi entravano senza problemi senza dove aspettare questo o quel treno o questo o quell autobus.Potrei parlare delle abitazioni e di un progetto denominato "Casa facile" presentato in Comune e Regione nel 2002 e dimenticato chissà dove pur se cofinanziato.Quelle che leggo in questo articolo sono solo chiacchiere fini a se stesse,pur facendo salva la buone fede di chi le fa,ma la buona fede spesso non è sufficiente per migliorare la vita dei disabili.

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