Treviso, l'impiegata squillo lavora in Prefettura

Treviso, l'impiegata squillo lavora in Prefettura

Treviso, l'impiegata squillo lavora in Prefettura

TREVISO - La dipendente pubblica che si dava in malattia per arrotondare le entrate prostituendosi nell'abitazione di un uomo, attualmente indagato per fa­voreggiamento della prosti­tuzione, lavora in Prefettura di Treviso. Ma non è tutto. C'era un'altra donna che si prostituiva con lei. Questo secondo voci del paese ancora al vaglio della Procura. "Sono in cor­so accertamenti dopo le se­gnalazioni giunte", ha commentato il procu­ratore Antonio Fojadelli.

 

Intanto il pre­sidente della Provincia, Leo­nardo Muraro, ha chiesto il licenziamento della 50enne di Ponzano.Sulla questione è intervenuto anche il vicesindaco di Tre­viso, Giancarlo Gentilizi, che ha puntato il dito contro chi firmò i certificati di malattia: "Se il medico ha ri­lasciato un certificato medi­co senza verificare le sue condizioni di salute dovrà essere radiato, perché per fare l'amore biso­gna essere in forma".

 

L'INCHIESTA - Le indagini sono scattate in estate in seguito alle lamentele di alcuni residenti e alimen­tata dalle voci del paese che aveva notato un andirivieni di persone scono­sciute anche di giorno. Uomini mai visti prima che entravano in quel­l'appartamento che la gente riteneva essere di proprietà di un uomo. Sono così partiti gli accertamenti delle forze dell'ordine. E già nei primi controlli è emerso che in quell'appartamento si consumavano incontri sessuali a pagamento. La donna si procacciava i clienti con annunci del tipo "Debora, quarant'an­ni, riceve amici a Treviso Nord". In evidenzia anche un numero di telefo­no, che periodicamente cam­biava.

 

La prostituta è stata poi identificata: inusua­le e inaspettata. Il suo no­me, infatti, ha portato gli inquirenti nel cuore di Treviso, in un ente pubblico cittadino, dove la donna fa l'impiegata. Gli accertamenti hanno consentito di appurare che la si­gnora era spesso in malattia per banali malanni di stagione, influen­ze e ricadute, dolori di mezza età. I giorni di riposo spesso diventavano settimane. E questi coincidevano con il periodo delle lamentele e delle segnalazioni.

 

VOLEVA UN'ALTRA CASA - Dalle prime informazioni raccolte, la donna stava per comprare una seconda casa, e quindi aveva bisogno di denaro. Tuttavia ha commesso l'errore di prostituirsi fuori dalle mura domestiche, nell'appartamento dell'amico al quale sta pagando il mutuo. Quest'ultimo è stato accusato di favoreggiamento del­la prostituzione. La posizione della dipen­dente pubblica è invece anco­ra al vaglio degli inquirenti. L'impiegata rischia una condanna per truffa ai danni dello Stato per il mancato servizio reso in ufficio nei giorni di as­senza. Una bega evitabile se durante i periodi di assenza avesse deciso di dedicarsi al mestiere più vecchio del mondo in casa propria, in quanto dal punto di vista legale non poteva esservi alcuna conseguenza pratica.

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