Truffa dei vip, i pm indagano sull'insediamento dei calabresi nel Forlivese

Truffa dei vip, i pm indagano sull'insediamento dei calabresi nel Forlivese

Truffa dei vip, i pm indagano sull'insediamento dei calabresi nel Forlivese

FORLI' - La Procura di Roma, che ha scoperto una maxi truffa da 200 milioni di euro ai danni di personaggi del mondo dello spettacolo, è al lavoro per chiarire il movimento dei 14 milioni di euro che i fratelli calabresi Paolo e Giuseppe Piromalli avevano affidato ai broker forlivesi Matteo Cosmi e Giuseppe Ricci, entrambi indagati con l'accusa di riciclaggio di denaro sporco. I fratelli Piromalli erano stati arrestati per estorsione e poi rilasciati per direttissima.

 

L'architetto del raggiro è Gianfranco Lande, presidente di una finanziaria capitolina finita poi nel mirino delle Fiamme Gialle, arrestato insieme ad altre quattro persone con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa. I magistrati che coordinano l'inchiesta, Luca Tescaroli e Nello Rossi, riporta "Il Resto del Carlino", sono al lavoro per chiarire la provenienza dei 14 milioni di euro che i fratelli Piromalli hanno poi affidato a Cosmi (l'ordine dei Dottori commerciali hanno precisato che non è appartenente) e Ricci per investirli. E capire come i due forlivesi siano stati agganciati.

 

I Piromalli, come sopra riportato, sono stati arrestati per estorsione poichè avrebbero minacciato Lande per riavere la somma investita. A quanto pare ne avrebbero ricevuti solo 6 milioni. La Procura di Roma non esclude che dietro la cifra milionaria ci possa esser l'insediamento dei calabresi nel territorio forlivese. Sono oltre 600 le vittime che sono state raggirate da Lande. Capitali che poi sono spariti e trasformati in immobili e conti mascherati alle Bahamas.

 

L'indagine è scattata alle fine del 2009 sulla base di una trentina di denunce. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l'organizzazione convinceva i 'clienti' ad investire in obbligazioni emesse da una società lussemburghese, in cambio di rendimenti fino al 12%, salvo poi non esser rimborsati dagli investimenti.

 

In manette sono finite cinque persone con le accuse di associazione per delinquere di carattere transnazionale, abusivismo finanziario, truffa, appropriazione indebita e ostacolo all'esercizio delle funzioni di vigilanza di Consob e Banca d'Italia, per aver accumulato a partire dagli anni Novanta qualcosa come 170 milioni di euro.

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