Tumore al seno, tra dieci anni mortalità zero?

Tumore al seno, tra dieci anni mortalità zero?

Umberto Veronesi visita l'Irst di Meldola-2

Sembra che, nella continua guerra al tumore al seno, un'altra battaglia sia stata vinta dalla ricerca. Secondo gli ultimi dati, infatti, nonostante l'incidenza nelle donne sia in aumento, il tasso di mortalità è invece in progressiva diminuzione, grazie in particolare alla prevenzione, alla diagnosi precoce e all'efficacia delle terapie.

 

I dati parlano chiaro: ogni anno in Italia il carcinoma colpisce circa 40mila donne, e una donna su nove riceve una diagnosi di cancro al seno. Il ‘segreto' dell'abbassamento del tasso di mortalità è soprattutto la diagnosi precoce, che permette di individuare la malattia molto velocemente e quando questa, ancora, non è in stato di grande evoluzione.

 

Ma la ricerca non si ferma qui, e l'obiettivo dichiarato è quello di arrivare ad un tasso di mortalità pari a zero nel giro di dieci anni, come spiega il professor Umberto Veronesi, fondatore di un progetto chiamato appunto "Mortalità Zero" che vede coinvolte come testimonial anche Nadia Ricci, Olivia Toscani e Monica Guerritore, fotografate da Oliviero Toscani per la campagna dedicata al tumore al seno. Tre donne che, nella loro vita, hanno avuto a che fare con questa malattia, vincendo la battaglia.

 

"La malattia si può battere - ha detto l'oncologo Umberto Veronesi - trent'anni fa quattro donne su dieci non ce la facevano, adesso sono la metà. Più di un terzo delle pazienti ha la percentuale di guarigione che sfiora il 100%".

 

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"Con gli strumenti di diagnosi e cura oggi a disposizione, mortalità zero entro 10 anni è un traguardo raggiungibile - continua ancora l'ex ministro della salute - Sappiamo infatti che tanto più il tumore è piccolo tanto maggiore è la speranza di sopravvivenza: i tumori diagnosticati in fase precocissima, quando la lesione è impalpabile, guariscono nella quasi totalità dei casi. Il progetto della FUV prevede da un lato azioni mirate ad accrescere tra le donne la consapevolezza dell'importanza della diagnosi precoce e dall'altro la diffusione capillare di centri adeguatamente attrezzati e con personale medico debitamente formato, dove le donne possano accedere alle metodologie diagnostiche e terapeutiche più avanzate".

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