Un figlio omosessuale: oggi i genitori lo accettano

Un figlio omosessuale: oggi i genitori lo accettano

Un figlio omosessuale: oggi i genitori lo accettano

Nonostante episodi di violenza, o pregiudizi, oggi la maggioranza dei genitori riesce ad accettare un figlio omosessuale. Questa notizia rassicurante emerge da una ricerca eseguita su circa 200 famiglie dall'Università del Piemonte orientale, che verrà presentata a Firenze nel corso della conferenza internazionale "Family matters".

 

Alla conferenza parteciperà anche Paolo Brunetto, il giovane palermitano accoltellato dal padre, dopo che aveva scoperto ed evidentemente non accettato la sua omosessualità. Ora Paolo Brunetto vive in Toscana, dove ha trovato lavoro e alloggio in un locale di Torre del Lago.

 

Dopo la crisi iniziale del genitore, prevalgono sentimenti di amore incondizionato, solidarietà, protezione. L'integrazione dell'omosessualità del figlio nella vita familiare è accompagnata comunque da un desiderio di 'normalizzazione': per il figlio si desidera una vita affettiva appagante, una coppia stabile. Ma molti genitori pensano, e desiderano, che i figli vadano in futuro a vivere all'estero, in un contesto di maggiore accettazione e riconoscimento di diritti, in una società non ostile.

 

Nel 64% dei casi la scoperta dell'omosessualità del figlio avviene in modo diretto, con un esplicito coming out. Negli altri casi, o lo si è venuto a sapere da un'altra persona, o leggendo il diario del figlio, trovando una lettera o del materiale sull'omosessualità. La madre ha un ruolo fondamentale in questo processo:è spesso la prima, tra i familiari, ad averlo saputo, avendo, di conseguenza, un ruolo di mediazione nel rapporto con il padre. Fratelli e sorelle in molti casi sanno prima dei genitori, ed esprimono complicità e condivisione. Per molti genitori (53% dei padri e 44% delle madri) la scoperta arriva inaspettata. Negli altri casi, raccontano di aver già avuto dei sospetti. La prima reazione alla scoperta è di smarrimento, paura, dolore. Ma solo una minima percentuale confessa di aver avuto reazioni violente.

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