Un romagnolo in Medio Oriente: "Ora la pace è davvero vicina"

Un romagnolo in Medio Oriente: "Ora la pace è davvero vicina"

Dopo anni di guerra e distruzione, la pace in Medio Oriente sembra più vicina

E' appena rientrato dal 61° pellegrinaggio in Terra Santa il canonico don Carlo Gatti. Il popolare sacerdote, fondatore della parrocchia forlivese di San Giovanni Evangelista e fra i massimi studiosi di tradizione e dialetto romagnolo, ha messo piede per la prima volta in Palestina nel 1970. "Israele era appena uscito dalla guerra dei sei giorni - dichiara - mentre i segnali che si avvertono ora sono inequivocabili: è ritornata la pace". Un importante segnale di speranza.

 

Da un trentennio, don Gatti è una delle poche guide internazionali formalmente riconosciute dallo stato ebraico, con tanto di patentino. Grazie a lui, nella chiesa cristiana eretta sul Monte degli Ulivi, fra le formelle in 40 lingue declamanti il "Padre Nostro" - l'unica preghiera dettata dal Signore ai discepoli - figura anche quella in vernacolo romagnolo. E' la stessa orazione con cui, nel 2006, il prete forlivese chiude il suo libro "Evangeli ad San Merch", felice trasposizione in dialetto di uno dei testi cosiddetti "rivelati".

 

Il parroco di San Giovanni è reduce dal 61° viaggio nella turbolenta regione che accolse la parabola terrena del Dio fatto uomo. Con lui altri 40 pellegrini forlivesi, quasi tutti suoi parrocchiani, fra cui anche l'imprenditore e presidente dell'associazione culturale "La Città Ideale" Alvaro Ravaglioli. "Non ci sono più terroristi palestinesi - continua don Gatti - e i fedeli stanno ritornando a frotte da tutto il mondo. Ogni pellegrinaggio è un viaggio meraviglioso alla riscoperta della nostra fede, e quello in Terra Santa li batte tutti".

 

La sensazione di pace del sacerdote, osservatore privilegiato di quelle terre, trova riscontro in un fatto certo: ogni giorno, dai territori dell'Autonomia palestinese - esclusa solo la Striscia di Gaza che è in mano ai fondamentalisti di Hamas - si riversano in Israele ben 240mila lavoratori transfrontalieri. E' un flusso che si è interrotto solo al culmine delle rivolte palestinesi. A partire dal 1970, don Carlo si è recato in Israele anche più volte l'anno, rinunciando al gesto dal 2001 al 2003, in occasione della seconda "Intifada".

 

Anche l'ultima trasferta in Terra Santa, la prima del 2008, si è dipanata sulle tappe consolidate di Nazareth, Monte Tabor, Lago di Tiberiade, Gerico, Qumran, Mar Morto, Betlemme e Gerusalemme. Nella basilica templare del Santo Sepolcro, don Gatti, in ottimi rapporti con i custodi greco-ortodossi e con francescani Minori, che presidiano quei luoghi sacri sin dai tempi del Poverello d'Assisi, ha detto messa per ben tre volte. Tra l'altro, il dialetto romagnolo tanto caro a don Carlo e Gesù Cristo hanno qualcosa in comune. E' ormai un dato acquisito che il figlio di Dio predicasse alle genti in aramaico antico.

 

"Alcune sue espressioni - sostiene "e pridt ad Cangia", forte di 40 anni di studi del Nuovo Testamento - sono state recepite proprio dal romagnolo". Un esempio su tutti è la parola "", padre, dall'aramaico "abe". Avvertimento molto utile per coloro che ritornano in Palestina dopo tanti anni: i luoghi da visitare e su cui pregare sono sempre quelli, ma c'è una novità stridente insorta negli ultimi tempi: il contestato muro che divide Israele dai territori arabi occupati nel 1967. "L'abbiamo dovuto attraversare più volte - dichiara don Carlo - in particolare per andare a Betlemme, alla basilica della Natività, e non è un bel vedere". A detta del sacerdote, quella sorta di ferita sinuosa, lunga ben 600 chilometri, non ha inciso più di tanto nella riduzione drastica degli attentati palestinesi ai danni degli israeliani: "Gli uni hanno bisogno degli altri, in un rapporto odio-amore che perdura da millenni. Ogni volta che arrivano a scontrarsi è perché qualche eminenza grigia ha ritenuto convenisse alle proprie tasche".

 

A don Carlo, che è pure un benemerito della diocesi polacca di Czestochowa, viene spontaneo concludere che "tutto il mondo è paese, anche il sacro lembo di terra che ha dato i natali a colui che da senso e respiro alla nostra fatica terrena".

 

Piero Ghetti

Commenti

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -