Una nuova legge regionale per la tutela dei carcerati

Una nuova legge regionale per la tutela dei carcerati

FORLI’ – Nuovi orizzonti per le carceri dell’Emila-Romagna. Approvata la legge “Disposizioni per la tutela delle persone ristrette negli istituti penitenziari della Regione Emilia-Romagna”. “Particolare rilievo hanno gli aspetti sanitari legati a prevenzione ed alla cura – sottolinea il consigliere regionale Gianluca Borghi - anche alla luce di quanto previsto nell’ultima legge finanziaria, che ha completamente trasferito alle regioni queste competenze”.


> La situazione in Emilia-Romagna
> Scarica la legge regionale


“Come era prevedibile ed al di là di come la si pensasse, l’indulto non ha risolto i problemi – continua Borghi - questo lo abbiamo visto: ad un anno dal provvedimento, il 31 dicembre scorso, i dati ufficiali dicono che nella nostra regione i detenuti presenti sono 3.613, ovvero il 59% in più di quelli regolamentari, ormai prossimi alla capienza tollerabile (3.740). Una soglia superata già in sei dei tredici istituti emiliano-romagnoli (Bologna, Forlì, Modena - Saliceta San Giuliano, Parma - Casa circondariale, Ravenna, Reggio Emilia - OPG)”.


La nuova legge, approvata dall’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, punta ad un sistema giudiziario che non rimette in libertà anzitempo le persone, quando ancora costituiscono un pericolo per la società, come purtroppo è successo recentemente. Ma ad un sistema capace di offrire davvero a tutti occasioni di recupero. Per il bene del singolo e della società tutta, senza contrapposizioni sterili.



“I temi della giustizia e della sicurezza saranno due tra i fronti caldi della campagna elettorale ormai iniziata – continua Borghi - un terreno privilegiato, dunque, all’interno del quale far vivere l’impostazione riformista e pragmatica che ha guidato la costituzione del Partito Democratico. Così, rimanendo lontani dall’ideologia, sforzandoci di dar corpo ai valori nella concretezza delle situazioni, penso potremo individuare e praticare soluzioni utili anche e soprattutto in questi ambiti”.


Le nuove norme vanno ad interessare settori come la tutela della salute, le attività socio educative, il sostegno alle donne detenute, l’istruzione e la formazione professionale dei detenuti e degli operatori penitenziari e la prestazione di attività lavorativa da parte dei detenuti. Inoltre si parla di avviare nuovi percorsi formativi e progetti di reinclusione sociale, che coinvolgeranno ancora di più il volontariato presente nelle strutture penitenziarie dell’Emilia-Romagna.


“Solitamente ci si divide tra chi guarda a chi pur avendo commesso illegalità ha diritto ad una seconda opportunità e chi mette al primo posto il diritto della società tutta ad una vita sicura – afferma il consigliere regionale - tra chi, ad esempio, appoggia l’indulto e chi lo osteggia. Tra chi, ancora, vuole le misure alternative e chi le demonizza. Noi abbiamo voluto imboccare una strada diversa, ovviamente nell’ambito delle competenze regionali”.


“Ma neanche la posizione di chi vorrebbe semplicemente ‘gettare la chiave’ è, alla luce dei fatti, sostenibile, anche in questo caso comunque la si pensi. Basti dire che oggi nel nostro Paese un terzo dei detenuti è carcerato in attesa ancora del primo grado di giudizio, mentre solo un terzo è dietro le sbarre con una sentenza definitiva. Limitarsi a chiudere in cella persone non ancora condannate evidentemente non è proponibile”.


Per la prima volta in Regione, poi, verrà istituito un garante dei detenuti, figura in grado di verificare il rispetto dei diritti all'interno delle strutture penitenziarie e rilevare eventuali errori od omissioni delle amministrazioni nell'esecuzione della pena.

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

“È una strada stretta, quella capace di tutelare insieme diritti del singolo e della collettività, nuove opportunità e sicurezza – conclude Borghi - ma è la strada che siamo chiamati a percorrere, l’unica in grado di prefigurare risposte possibili nel pieno rispetto delle finalità costituzionali della pena ed anche, non da ultimo, per sostenere nel loro quotidiano e straordinariamente difficile lavoro le migliaia di operatori penitenziari che operano in Emilia-Romagna”.



Commenti

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -