VERUCCHIO - Sabato 24 il Teatro Pazzini di Verucchio accoglie Paola Gassman ne “La Ragione degli altri”

VERUCCHIO - Sabato 24 il Teatro Pazzini di Verucchio accoglie Paola Gassman ne “La Ragione degli altri”

Verucchio - Sabato sera, al Teatro Pazzini di Verucchio, la Stagione Teatrale ‘Tra Sogno e Realtà’ propone una grande Paola Gassman nelle vesti di Livia, moglie tradita di Leonardo Arciani, nella pieces teatrale di Luigi Pirandello. Con Antonio Fattorini, Giampiero Fortebraccio, Liliana Randi, Riccardo Zini, per la regia di Giovanni Anfuso, scene di Alessandro Chiti musiche di Luciano Francisci e Stefano Conti; costumi di Sebastiana Di Gesu.


La vicenda è quella di un giornalista, Leonardo Arciani, che, a causa della sterilità della moglie Livia, intreccia una relazione con una vecchia fiamma, Elena, dalla quale ha una figlia. Livia reagisce decisamente per riavere il marito. Ritrovandolo però padre di una bambina, sostiene di dover portare via, ad Elena, non solo l'amante, ma anche la piccola. Convince quindi la donna che tutto è per il bene di sua figlia, che avrebbe così una famiglia ricca e "in regola". Con la formazione di questa nuova famiglia (saranno effettivamente felici?), si conclude l'opera.
Con “La ragione degli altri” compare per la prima volta una tematica costante di Pirandello: l'annullamento di sé per la felicità dell'altro. E per annullamento, qui, non s'intende abnegazione, ma piuttosto la cancellazione della propria personalità per la personalità degli altri, delle proprie ragioni per le ragioni degli altri.

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Ambientato nella Roma d’inizio secolo, “La Ragione degli Altri” è il primo lavoro in tre atti del drammaturgo agrigentino; lavoro che risente pesantemente dell’ambiente culturale dell’epoca. E proprio in quell’ambiente, decisamente restio a tutte le novità che non siano celebrative del regime, Pirandello si “inserì” con la stessa funzione di un carico di dinamite, andando a scardinare, cioè, la società italiana dal suo interno. Infatti laddove il naturalismo metteva al centro della sua indagine “il fatto” qual era, Pirandello decentrando “il fatto”, ovvero destinandolo ad elemento di contorno, metteva al centro della sua indagine le molteplici reazioni psicologiche dei personaggi. Egli non aveva mai creduto in un teatro che intendesse impartire rigorose lezioni di politica e di morale, destinate a mutare le coscienze dello spettatore, ma soltanto in un teatro senza aggettivi, senza altra qualifica che se stesso. Proprio per ciò il problema morale non sfiora neanche Pirandello, poiché venendo a mancare "il fatto", il problema non consiste più nella scelta, nel dovere, nella volontà (come in Amleto), ma nell'autenticità stessa dell'Azione (o della non-azione), che cosa essa è, cosa essa rappresenta in rapporto a chi la fa, cioè alla profonda verità dell'essere Per questo, Pirandello, affidò al suo teatro il tormento dell’uomo che vede intorno a sé una realtà in cui non è possibile comunicare, cioè fondare un vero rapporto di comunione di valori e verità tra due persone; soprattutto in una società fondata su convenzioni che si volevano eterne anche nell’ingiustizia e nell’errore. Ecco allora la protagonista della pieces, Livia, progettare la più grande delle vendette: il perdono! (l’accoglienza del marito - traditore - e della figlia di lui), stimolando, così, la composizione di una famiglia, in modo illegittimo. Livia urla ad alta voce contro una società che ha messo al centro la famiglia…al di là della verità, al di là delle reali dinamiche interne, al di là della felicità, ma solo come stato immutabile…referente di una società in decadenza…E quest’urlo che diventa un campanello d’allarme sembra dirci: “Voi che avete biasimato una figlia nata da un donna non moglie, non biasimerete una figlia che vive con una donna non madre!”.

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