Videopoker rovina-famiglie: le storie delle mogli disperate

Videopoker rovina-famiglie: le storie delle mogli disperate

Videopoker rovina-famiglie: le storie delle mogli disperate

All'inizio si gioca con l'idea di vincere qualcosa, magari per arrotondare lo stipendio. Videopoker, slot machine e simili non offrono certamente grandi margini di vincita. Anzi. Si continua a giocare pensando di recuperare quello che si è perso. Ma le mogli se ne accorgono. Il denaro manca inspiegabilmente, i mariti diventano irrintracciabili. Non resta che rivolgersi alle forze dell'ordine. Così hanno fatto un gruppo di donne di Forlì, facendo luce su un tassello buio della società odierna.

 

A Forlì un blitz dei Carabinieri ha sequestrato locali e macchine ad una sala giochi nei pressi della stazione ferroviaria, dove era possibile giocare su videopoker e roulette con puntate illimitate. Undici le denunce. Il Nucleo Radiomobile di Forlì è stato messo in moto dalle mogli dei clienti, ha spiegato il tenente Cristiano Marella. "Sono venute in caserma 2 o 3 donne forlivesi e altrettante cinesi, insospettite dall'ammanco di denaro nel budget familiare, non spiegato dai mariti e dalla loro irreperibilità in determinati orari. In precedenza avevamo ricevuto esposti anonimi che facevano luce su questo fenomeno. Dal nostro monitoraggio nella maggior parte dei bar i videopoker sono risultati legali. Poi il blitz".

 

E' Umberto Ceroni, educatore professionale presso l'associazione Papa Giovanni XXIII di Reggio Emilia, che spiega a Romagnaoggi.it come nasce la dipendenza dal gioco. "Pian piano diventa una forma di relax, il gioco provoca sensazioni di piacere nel non pensare a niente, si sospende l'attività mentale, perdendo la cognizione del tempo".

 

In questo caso si parla tecnicamente di "stato di ipnosi senza pensiero. Il gioco diventa patologico - spiega Ceroni - quando si comincia a spendere di più di quanto ci si può permettere, la cifra che si pensa di investire nel gioco non è mai sufficiente, aumenta la frequenza ed il tempo che si passa davanti alle slot. L'intento diventa quello di accelerare il meccanismo di recupero: 'più gioco più si avvicina la possibilità della grande vincita che risolve i problemi'. Questo nel caso di videopoker e slot non può accadere".

 

Ma cosa fa sì che le famiglie o i diretti interessati, "che appartengono di norma alla classe media", conferma Caroni, decidano di chiedere aiuto, rivolgendosi alle forze dell'ordine o a centri specializzati? "Quando la situazione economica degenera ci si accorge del problema. Se il denaro da spendere fosse infinito si continuerebbe a giocare", conclude Caroni.

 

L'anonimato per molti giocatori è fondamentale. "I giocatori che abbiamo denunciato - racconta il tenente Marella - ci hanno pregato di non far sapere nulla alle famiglie".

 

Chiara Fabbri

 

 

 

 

 

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