Segnali di un’inversione di tendenza per l’economia regionale: lavoro nota lieta

È questa fotografia dell'economia regionale che emerge dall'indagine congiunturale che riguarda la chiusura dell'anno 2014 e le previsioni per il 2015 sull'industria manifatturiera

Non è ancora ripresa, ma si stanno creando le premesse perché arrivi. Il sistema regionale è ancora in fase di stand by, pronto ad accendersi se le imprese riusciranno a cogliere i tanti fattori positivi che caratterizzano l’attuale scenario internazionale. È questa fotografia dell’economia regionale che emerge dall’indagine congiunturale che riguarda la chiusura dell’anno 2014 e le previsioni per il 2015 sull’industria manifatturiera, realizzata in collaborazione tra Unioncamere Emilia-Romagna, Confindustria Emilia-Romagna e Intesa Sanpaolo.

Il PIL nel 2014 ha registrato un flebile aumento pari allo 0,2 per cento, un valore che indica una sostanziale stagnazione dell’economia regionale, dato in controtendenza alla contrazione osservata a livello nazionale. Prevale ancora il segno negativo, tuttavia, anche se circoscritti ad alcuni settori e tipologie di imprese, cominciano a intravvedersi segnali di ragionevole fiducia. La nota più lieta riguarda il lavoro. È possibile parlare di un, seppur ancora modesto, aumento del numero complessivo degli occupati in regione. Secondo i dati Istat sulle forze lavoro relativi al 2014, si è registrato un aumento di quasi 7.400 unità a livello regionale, ascrivibili alla seconda metà dell’anno. L’aumento sembra interessare quasi tutti i settori dell’economia con particolare riferimento all’industria in senso stretto (+1,4 per cento) e al commercio (+0,9 per cento). Rimane in controtendenza il settore delle costruzioni dove continua l’emorragia. Segnali positivi arrivano dal fronte della cassa integrazione guadagni.

Il tasso di disoccupazione regionale, sostanzialmente stazionario sull’8,5 per cento, riassume situazioni molto diverse con differenza fra uomini e donne, fasce di età e livelli di istruzione. Qualche luce quindi, in un quadro che a fine 2014, presenta ancora segni negativi, ma in attenuazione e forse prodromici di una inversione di tendenza. Il valore della produzione del quarto trimestre 2014 rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente è negativo per l’Emilia-Romagna (-0,8 per cento) e per l’Italia nel suo complesso (-0,7 per cento). Così il fatturato ha registrato un calo, ma più contenuto del trend negativo dei 12 mesi precedenti (-1,8 per cento). Complessivamente, in Emilia-Romagna, l’anno si è chiuso con una contrazione della produzione dello 0,6 per cento e del fatturato dello 0,7 per cento.
Per quanto riguarda i settori, il comparto delle macchine evidenzia un aumento della produzione rispetto all’anno precedente. Moda e mobile-legno riportano invece andamenti più negativi. A livello dimensionale, a soffrire sono soprattutto le imprese più piccole, mentre quelle più grandi riescono a mettere a segno variazioni positive.

Considerate questa variazioni annuali, è interessante il confronto rispetto al periodo ante crisi. Posto uguale a 100 il fatturato nel 2007, le imprese del manifatturiero a fine 2014 registrano un valore pari a 81, vale a dire hanno perso, in termini reali, il 19 per cento del loro fatturato. Per le imprese manifatturiere artigiane la percentuale supera il 30 per cento, per le costruzioni e il commercio si aggira attorno al 20 per cento. Questo significa che tutti i macro settori produttivi dell’economia regionale sono ancora molto lontani dai valori pre-crisi. Tuttavia ciò non vale per tutti. In una fase in cui la domanda interna ancora stenta a riprendersi, chi si rivolge ai mercati esteri continua a crescere. Chi esporta ha aumentato il fatturato del 5 per cento, chi si rivolge al solo mercato interno ha perso quasi il 40 per cento. Nel 2014 le esportazioni dell’Emilia-Romagna sono aumentate del 4,2 per cento, un tasso superiore al valore nazionale, ma anche a quello di Lombardia e Veneto, le altre due regioni leader per vocazione all’export. La crescita ha riguardato tutti i settori, con variazioni più consistenti per i mezzi di trasporto, le apparecchiature elettriche e medicali, l’industria del legno.

La performance positiva delle esportazioni è attribuibile in gran parte alla ripresa degli acquisti da parte dell’Europa, in particolare della Germania. Molto buona la performance anche nei confronti degli Stati Uniti e della Cina. Di segno negativo le variazioni registrate verso la Russia, -12 per cento, anche in relazione delle sanzioni reciproche con l’Unione Europea ed alla pesante crisi economica che ha colpito questo paese a seguito del forte deprezzamento del greggio. E’ evidente l’importanza di aumentare il numero di imprese che esportano, soprattutto considerando che l’export continuerà a essere il principale fattore di crescita nel 2015, anno in cui dovrebbero ripartire gli investimenti, ed è possibile una piccola ripresa dei consumi privati. L’economia regionale (secondo le previsioni di Unioncamere Emilia-Romagna e Prometeia) dovrebbe registrare un incremento dell’1,2 per cento del PIL.

“Credo che ancor più che in passato, il ruolo del governo del territorio, dalla politica alle associazioni di categoria passando per le camere di commercio, sia fondamentale  –  sottolinea il Presidente di Unioncamere Emilia-Romagna, Maurizio Torreggiani –. Quantitative easing, tasso di cambio, prezzo del petrolio, rappresentano opportunità da incanalare a favore di tutto il sistema delle imprese accompagnandole nel loro percorso di internazionalizzazione piuttosto che di crescita strategica attraverso azioni mirate, come i contratti di rete. Azioni che vanno declinate anche seguendo nuove logiche e modalità, attraverso alleanze e strategie che vanno oltre gli schemi tradizionali. Sotto questo profilo, un esempio è Lover, dall’acronimo delle tre regioni, l’accordo firmato dalle Unioncamere di Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto con l’obiettivo di integrare i servizi del sistema camerale e rispondere in maniera sempre più efficace alle richieste delle imprese. Credo che ci siano le condizioni per riprendere un percorso di crescita – conclude Torreggiani –  ma la riaccensione non avverrà automaticamente: sta a noi premere l’interruttore”.

Il credito bancario in Emilia-Romagna, secondo l’analisi della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, mostra segni di graduale miglioramento, in attesa di un ritorno alla crescita atteso nel corso del 2015. Il trend è rimasto in calo anche sul finire del 2014, ma è proseguita l’attenuazione del segno negativo. Il complesso dei prestiti a famiglie e imprese della Regione ha mostrato un -2,4% nel quarto trimestre 2014, il calo più moderato degli ultimi due anni. L’andamento ha continuato a risentire della persistente debolezza dei prestiti alle imprese che hanno segnato una flessione del 3%, più contenuta rispetto al sistema Italia come già osservato con continuità da metà 2013. I prestiti alle famiglie consumatrici hanno continuato a registrare una riduzione decisamente più moderata rispetto ai prestiti alle imprese. In Emilia Romagna l’attenuazione del calo è stata evidente nell’ultima parte dell’anno, con l’andamento che si è allineato alla media nazionale (-0,7% a dicembre), dopo aver segnato una riduzione leggermente più marcata nei mesi precedenti.

“Una serie di segnali – commenta Luca Severini, direttore regionale di Intesa Sanpaolo – ci indicano che siamo avviati verso un graduale miglioramento del credito in Emilia-Romagna, già evidenziatosi negli ultimi mesi dalla forte ripresa di mutui alle famiglie. Confidiamo possa consolidarsi con l’auspicato ritorno alla crescita nel corso dell’anno. Resta la forte attenzione ai crediti in sofferenza, seppur in presenza di un rallentamento dei nuovi flussi. Il credito è importante per fare ripartire il territorio dell’Emilia-Romagna – continua Severini – e mai come ora vi sono le condizioni, forte liquidità e a tassi molto convenienti, per ricominciare ad investire. Siamo pronti a finanziare tutti quei progetti che rafforzano la competitività delle imprese.”

A livello provinciale per i prestiti alle imprese il quadro resta caratterizzato da fragilità, pur evidenziando andamenti misti. Tutte le province sono rimaste in negativo nell’ultimo trimestre, ma in alcuni casi sono emersi miglioramenti significativi rispetto ai mesi precedenti. La flessione più contenuta resta quella segnata da Reggio Emilia (-0,9%), seguita da Modena (-1,7%) e Piacenza (-2,1%). Agli estremi si confermano Parma (-3,9%), Bologna (-4,2%) e Ferrara (-5,2%), che hanno registrato i cali più forti. Le altre province si attestano su variazioni tra -3% e -3,5%. I miglioramenti più forti registrati in corso d’anno hanno riguardato Parma, Reggio-Emilia, Modena. Anche per i prestiti alle famiglie l’attenuazione del calo è stata significativa in corso d’anno, con particolare evidenza per Reggio Emilia e Ferrara.

Hanno visto un rallentamento del trend negativo anche Modena, Bologna, Parma e Rimini. Per Modena e Ferrara il miglioramento è stato conseguito negli ultimi mesi del 2014. L’andamento è risultato più piatto nel caso di Ravenna, Forlì-Cesena e Piacenza. Da notare che Parma è tornata marginalmente in positivo nell’ultimo trimestre 2014 (+0,2%). Tra le performance superiori alla media regionale figurano anche Bologna (-0,4%), Reggio Emilia e Forlì-Cesena (-0,7%). Le altre province si sono posizionate su una flessione tra -1,0% e -1,9%, estremo rappresentato da Ravenna.

L’andamento dei volumi ha cominciato a beneficiare del miglioramento delle condizioni di accesso al credito, con l’offerta che si è fatta prudentemente più distesa, in particolare nei prestiti alle imprese manifatturiere e nei mutui alle famiglie, accompagnata da segnali di risveglio della domanda. Inoltre, sono proseguiti i segni di rallentamento dell’emersione delle nuove sofferenze, benché la loro incidenza resti elevata. In Emilia-Romagna il tasso di ingresso in sofferenza delle imprese, salito da metà 2013 oltre il 4%, è sceso nel terzo trimestre 2014 a 3,9%, quasi 50pb in meno rispetto al picco di dodici mesi prima.

Per le imprese l’indicatore dell’emersione delle nuove sofferenze si conferma più basso della media nazionale, per circa 30pb. Il ritmo di deterioramento della qualità del credito alle imprese continua a determinare l’evoluzione del tasso di decadimento del complesso della clientela bancaria, che si è situato a 3,2% nel terzo trimestre 2014 (3,5% nel 2013). Per le famiglie si conferma la sostanziale tenuta della situazione finanziaria, con un tasso di ingresso in sofferenza poco variato intorno all’1,3%. In prospettiva, è atteso il proseguimento del miglioramento delle condizioni del mercato creditizio, come segnalato dalle indagini campionarie secondo cui la domanda di prestiti da parte delle imprese ha smesso di ridursi nel complesso, dopo il riavvio di quella proveniente dalle famiglie.

“Le nostre previsioni sino a giugno 2015 – dichiara il presidente di Confindustria Emilia-Romagna Maurizio Marchesini –   fanno emergere interessanti segnali di inversione di tendenza. L’industria manifatturiera dell’Emilia-Romagna aveva chiuso il 2014 con primi deboli segnali positivi,  effetto di una ripresa della domanda mondiale e della performance delle imprese più innovative ed esportatrici.  Ci attendiamo che questi segnali si consolidino nei prossimi mesi con risultati diffusi e duraturi. Restiamo tuttavia lontani dai livelli di produzione pre-crisi e ancora al di sotto di tassi di crescita che possano realmente incidere sull’occupazione”.

Le prospettive per il primo semestre dell’anno – rilevate da Confindustria Emilia-Romagna con la propria indagine semestrale su 636 imprese manifatturiere associate, per un totale di 74.179 addetti e circa 27,5 miliardi di euro di fatturato  –  mostrano  segnali di ottimismo in particolare per gli ordini, interni ed esteri, e per l’occupazione. L’ottimismo aumenta al crescere della dimensione aziendale, sia per la produzione sia per la domanda, totale ed estera.

In sintesi, il 34 per cento degli imprenditori intervistati si aspetta un aumento della produzione, il 51,6 una stazionarietà e il 14,5 una riduzione.  Gli ordini totali sono previsti in crescita dal 35 per cento delle imprese (stabili il 49,6 per cento e in calo il 15 per cento) con un saldo ottimisti-pessimisti pari a +20 punti, in netto miglioramento rispetto ai +9,3 di metà 2014.  Gli ordini esteri sono attesi in aumento dal 37 per cento degli intervistati, con un saldo ottimisti-pessimisti pari a +26,5 punti (era +14,2 punti a metà 2014). Quasi 3 imprenditori su 4 si attendono che l’occupazione rimarrà stazionaria, ma il saldo ottimisti-pessimisti risulta positivo, dopo molti semestri negativi: +9,2 punti.

“Si apre per l’economia regionale una finestra favorevole  – afferma il presidente regionale degli industriali – che occorre cogliere con decisione e tempestività. Euro debole, tassi ridotti, basso prezzo del petrolio, crescita della domanda mondiale cominciano a far sentire i propri effetti.  La ripresa accelera man mano che aumenta la fiducia degli operatori economici. In questo clima di nuova fiducia il sistema produttivo dell’Emilia-Romagna può giocare un ruolo da protagonista.

Incisive misure di politica industriale a livello nazionale e regionale possono dare spinta alla ripresa.   Dal Governo nazionale ci attendiamo il completamento del positivo quadro di strumenti di politica industriale, con adeguati finanziamenti, in primis per il credito d’imposta per la ricerca; interventi regolatori moderni ed europei favorevoli allo sviluppo, a partire dalla delega fiscale;  una rapida revisione di casi clamorosi di norme contrarie ad ogni logica di sviluppo e buon senso, come la tassazione IMU sui macchinari imbullonati.   

Anche se con il Governo regionale e i suoi obiettivi di crescita sfidanti c’è convergenza e sintonia, occorre rafforzare il bilancio regionale 2015 con maggiori risorse per l’internazionalizzazione e dare celere attuazione alla Legge sugli investimenti. Anche il rapido avvio dei Fondi Strutturali e una loro più diretta destinazione alle imprese e al lavoro è uno dei passaggi chiave per dare spinta vigore e intensità all’economia dell’Emilia-Romagna.

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Un ruolo determinante – conclude il presidente Marchesini – è rappresentato dalla domanda pubblica, con particolare riferimento alle infrastrutture, a partire da quelle già definite e finanziate. Su queste scelte, sia pure con i necessari aggiustamenti, deve prevalere una visione di lungo termine di interesse generale. Solo dalla crescita può derivare nuova occupazione: il Patto per il Lavoro deve essere la sintesi di impegni coerenti e concreti”.

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