Ancora in calo, ma si riduce la flessione: le imprese giovanili sono oltre 28mila

La discesa è però meno accentuata rispetto allo scorso anno. La tendenza è più pesante a livello nazionale (-2,8 per cento), mentre è solo più contenuta in Piemonte e Veneto

Sono 28.891, il 7,2 per cento delle imprese regionali. In un anno se ne sono perdute 589 (-2,0 per cento). La discesa è però meno accentuata rispetto allo scorso anno. La tendenza è più pesante a livello nazionale (-2,8 per cento), mentre è solo più contenuta in Piemonte e Veneto, ma peggiore in Lombardia. Il crollo nelle costruzioni (-486 unità, -8,5 per cento) determina la tendenza insieme con la riduzione nel commercio (-198 imprese, -2,7 per cento). L’unico contributo positivo dall’agricoltura e dalla pesca (+88 imprese, +3,8 per cento). La tendenza si traduce in una caduta delle ditte individuali (-552 unità).

A fine settembre le imprese attive giovanili sono risultate 28.891, pari al 7,2 per cento delle imprese regionali, la quota più bassa tra le regioni italiane. In un anno la perdita è di 589 imprese (-2,0 per cento), mentre le altre imprese sono diminuite dello 0,6 per cento. Questa è l’evidenza principale che emerge dai dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio elaborati da Unioncamere Emilia-Romagna. A livello nazionale, le imprese giovanili scendono a 478.255 (-2,8 per cento), pari al 9,3 per cento del totale, mentre le altre imprese confermano la tendenza positiva e segnano un lieve aumento (+0,1 per cento). Le imprese giovanili aumentano solo in Trentino-Alto Adige (+1,9 per cento). Le riduzioni più rilevanti si sono registrate in Basilicata (-4,8 per cento) e in Calabria (-4,7 per cento). L’andamento negativo delle imprese giovanili risulta più contenuto in Piemonte (-1,7 per cento) e in Veneto (-1,8 per cento) e più pesante in Lombardia (-2,1 per cento).

I settori

La diminuzione delle imprese giovanili è determinata soprattutto dal pesante crollo delle imprese delle costruzioni (-486 unità, -8,5 per cento), che dallo scorso secondo trimestre hanno visto ritornare al segno rosso l’andamento del volume d’affari. A questo si è aggiunta la flessione delle imprese dell’insieme dei servizi (-121 imprese, -0,6 per cento). Ma mentre nel settore del commercio la riduzione è marcata (-198 imprese, -2,7 per cento), nell’aggregato di tutti gli altri settori dei servizi la consistenza delle imprese giovanili è aumentata (+77 imprese, +0,7 per cento). È sensibile la riduzione delle imprese dell’industria (-77 unità, -3,2 per cento). Infine, risultano invece in buona crescita solo le imprese giovanili attive nell’agricoltura, silvicoltura e pesca (+88 imprese, +3,8 per cento).

La forma giuridica

La riduzione è da attribuire principalmente alla flessione molto ampia delle ditte individuali (-552 unità, pari a -2,5 per cento). La caduta è più veloce per le società di persone (-6,3 per cento, pari a 125 unità). Entrambe le tendenze sono riconducibili all’attrattività della normativa delle società a responsabilità limitata semplificata, che sostiene la forte crescita delle società di capitale (+137 unità, +2,9 per cento). 

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