Calano le imprese attive in Emilia Romagna: soffrono edilizia, manifattura e commercio

Crisi, blocco dell’accesso al credito e disoccupazione determinano una crescente polarizzazione della struttura imprenditoriale tra imprese medio grandi strutturate e piccole imprese con poche possibilità di crescere

L’anagrafe delle imprese chiude in negativo anche il terzo trimestre. Diminuiscono di 346 unità le imprese attive. Perdite per manifattura (-165), costruzioni (-132) e commercio (-208). In controtendenza solo servizi di alloggio e ristorazione (+112). Più società di capitale (+291), ma nemmeno l’auto impiego sostiene le ditte individuali (-432) e le società di persone (-238). Persiste una fase di stagnazione che sta colpendo anche il sistema produttivo emiliano-romagnolo e frena la spinta a fare impresa. E’ quanto emerge dall’analisi di Unioncamere Emilia-Romagna che ha elaborato i dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio.

A fine settembre, erano 466.000 le imprese registrate in Emilia-Romagna, 283 in più rispetto a fine giugno (+0,1 per cento). La stagionalità è ancora favorevole, ma l’imprenditoria non appare molto vitale, neanche a livello nazionale (+0,2 per cento). Sono diminuite le iscrizioni (5.053) e più ancora le cessazioni (4.792), entrambe ai minimi degli ultimi dieci anni. Il dato delle imprese attive rende l’effettiva capacità della base imprenditoriale. A fine settembre, le imprese attive sono risultate 415.291, ovvero 346 in meno (-0,1 per cento) rispetto a fine giugno. La dinamica delle imprese attive nel terzo trimestre è sempre stata positiva fino al 2011. La flessione è solo leggermente meno ampia di quella dello scorso anno.

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Tra i settori di attività economica, un sostanziale apporto positivo è giunto solo dai servizi di alloggio e ristorazione (+112 unità). La gravità della crisi emerge dai segni negativi del commercio (-208 unità), della manifattura (-165 unità) e delle costruzioni (-132 unità). L’andamento per forma giuridica. La leggera contrazione della base imprenditoriale deriva dalla compensazione tra un buon aumento delle società di capitale (+291 unità) e la flessione delle ditte individuali (-432 unità) e delle società di persone (-238 unità). La crisi frena la crescita delle prime e le limitazioni all’accesso al credito gravano sulle altre. Crisi, blocco dell’accesso al credito e disoccupazione determinano una crescente polarizzazione della struttura imprenditoriale tra imprese medio grandi strutturate e piccole imprese con poche possibilità di crescere. Muta la composizione imprenditoriale: meno industria e costruzioni, più servizi tradizionali.

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