Crisi economica, frena il numero di imprese straniere in Emilia-Romagna

La crescita è più rapida in Campania (+10,3 per cento) e nel Lazio (+9,2 per cento), e risulta del 5,1 per cento in Lombardia e 4,1 per cento in Veneto. L’Emilia-Romagna è undicesima

In Emilia-Romagna, la crescita della base imprenditoriale straniera continua a essere più lenta rispetto a quanto avviene a livello nazionale. Al 30 settembre le imprese attive straniere hanno raggiunto quota 43.084 (il 10,4 per cento del totale). In un anno, sono aumentate di 1.037 unità (+2.5 per cento). La crisi economica contiene infatti la loro continua tendenza a crescere, che si contrappone alla costante riduzione delle altre imprese regionali (-1,7 per cento nel periodo).

In Italia peraltro, l’aumento è ancora una volta più rapido (+4,5 per cento) e le straniere superano quota 469 mila, il 9,1 per cento del totale, a fronte di una diminuzione dell’1,2 per cento delle altre imprese. Questi i dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio, di fonte InfoCamere, elaborati da Unioncamere Emilia-Romagna. Tra le regioni italiane, le imprese straniere non aumentano solo in Valle d’Aosta e Molise. La crescita è più rapida in Campania (+10,3 per cento) e nel Lazio (+9,2 per cento), e risulta del 5,1 per cento in Lombardia e 4,1 per cento in Veneto. L’Emilia-Romagna è undicesima.

La tendenza comunque positiva è data innanzitutto dalle ditte individuali (+661 unità, +1,9 per cento), nonostante la crisi ne contenga l’aumento. Costituiscono l’84,3 per cento delle imprese straniere e comprendono molte imprese marginali. È determinante quindi la crescita molto più rapida delle società di capitale (+276 unità, +10,9 per cento), sostenuta dall’acquisto di imprese regionali dall’estero e dall’adozione di forme più strutturate sotto la pressione competitiva. Rapido l’aumento di cooperative e consorzi (+10,0 per cento), ma molto contenuto quello delle società di persone (+1,2 per cento).

Settori di attività economica La tendenza positiva origina sostanzialmente dal settore dei servizi (+986 imprese, +5,0 per cento). L’incremento è determinato principalmente dall’aumento delle imprese del commercio (+391 unità, +3,8 per cento), nonostante la debolezza dei consumi, e di quelle dei servizi di alloggio e per la quasi totalità della ristorazione (+253 unità, +7,3 per cento). Aumenti rilevanti si hanno anche per le imprese delle altre attività di servizi (+10,4 per cento), trainate da quelle dei servizi per la persona (+12,3 per cento).

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