Agricoltura, oltre 38mila lavoratori nei campi emiliano-romagnoli sono stranieri

E’ quanto emerge da un’analisi di Coldiretti Emilia Romagna sul dossier statistico immigrazione 2014 realizzato dall’Unar (Ufficio nazionale Antidiscriminazioni razziali) cui ha collaborato la stessa Coldiretti

Sono 38.788 in Emilia Romagna i lavoratori stranieri in agricoltura, settore che, nonostante la crisi si conferma essere una importante fonte di occupazione anche per le categorie più deboli. E’ quanto emerge da un’analisi di Coldiretti Emilia Romagna sul dossier statistico immigrazione 2014 realizzato dall’Unar (Ufficio nazionale Antidiscriminazioni razziali) cui ha collaborato la stessa Coldiretti. "L’apporto del lavoro straniero – sottolinea Coldiretti regionale – diventa sempre più determinante in agricoltura in quanto un lavoratore agricolo su tre nei campi emiliano romagnoli sono stranieri. I lavoratori immigrati provengono da 139 nazioni e la classifica dei Paesi di origine dei lavoratori vede largamente in testa la Romania con 11.132 lavoratori, seguita da Marocco (4.225), Albania (3.756), India (3.425), Polonia (3.403), Bulgaria (1.147), Tunisia (715)".

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"La presenza di lavoratori stranieri nell’agricoltura dell’Emilia Romagna costituisce una condizione importante per la sopravvivenza di alcuni distretti produttivi, come ad esempio nelle stalle dove si munge il latte per il Parmigiano Reggiano o nei campi di frutta dove si raccolgono pere, pesche e nettarine a denominazione d’origine I lavoratori stranieri – conclude Coldiretti regionale – contribuiscono in modo strutturale e determinante all'economia agricola dell’Emilia Romagna e rappresentano una componente indispensabile per garantire i primati del Made in Italy alimentare nel mondo su un territorio dove va assicurata la legalità per combattere inquietanti fenomeni malavitosi che umiliano gli uomini e il proprio lavoro e gettano una ombra su un settore che ha scelto con decisione la strada dell'attenzione alla sicurezza alimentare e ambientale".

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