Emilia Romagna, si continua a crescere: unico neo l'occupazione

L'Emilia-Romagna resta la terza regione per quota dell'export nazionale (13,5 per cento), preceduta dalla Lombardia (27,0 per cento) e dal Veneto (14,0 per cento) e seguita dal Piemonte (10,4 per cento)

Seppur con una intensità più ridotta rispetto ai mesi precedenti, l’inizio d’anno conferma il trend di risalita dell’economia regionale. In Emilia-Romagna, il primo trimestre 2016 si è chiuso con una moderata crescita di produzione, vendite e ordini, che prosegue la tendenza in atto da un anno. Sono queste alcune indicazioni che emergono dall’indagine congiunturale relativa al primo trimestre 2016 sull’industria manifatturiera, realizzata in collaborazione tra Unioncamere Emilia-Romagna, Confindustria Emilia-Romagna e Intesa Sanpaolo.

La produzione in volume dell’industria in senso stretto dell’Emilia-Romagna è cresciuta dell’0,5 per cento rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente,in frenata rispetto al trend dei quattro trimestri precedenti (+1,5 per cento). L’andamento settoriale non è apparso uniforme, con attività già fuori dalla recessione e altre che continuano a non vedere la ripresa, soprattutto le industrie della moda (-2,9 per cento), che registrano continue diminuzioni produttive dagli ultimi tre mesi del 2011.

Anche le industrie alimentari hanno accusato un calo produttivo, pari allo 0,5 per cento, che ha interrotto nove mesi caratterizzati da un incremento medio dell’1,0 per cento. Negli altri comparti, aumenti, attorno al 2 per cento, dell’eterogeneo gruppo delle “altre imprese” che include, chimica, carta-stampa-editoria e lavorazione dei minerali non metalliferi, e del legno e mobili. Gli incrementi sono apparsi più ampi rispetto al trend di oltre un punto percentuale. L’industria meccanica, elettrica e dei mezzi di trasporto ha un po’ segnato il passo (+0,7 per cento), rispetto al trend di crescita del 3,5 per cento.

La crescita produttiva delle imprese non è stata determinata da tutte le classi dimensionali: le piccole imprese, da 1 a 9 dipendenti, meno orientate all’internazionalizzazione, hanno accusato un calo dello 0,4 per cento, in contro tendenza rispetto al moderato trend dei quattro trimestri precedenti (+0,4 per cento). Stessa sorte, ma in termini più sfumati, per la media dimensione da 10 a 49 dipendenti, la cui riduzione dello 0,1 per cento, è apparsa anch’essa in contro tendenza rispetto al trend (+1,1 per cento). La crescita della produzione è stata pertanto determinata dalle imprese più strutturate da 50 a 500 dipendenti, più orientate all’export, il cui incremento dell’1,4 per cento ha consolidato la fase virtuosa in atto dagli ultimi tre mesi del 2014.

Il fatturato ha imitato la produzione: sia per la crescita registrata dello 0,5 per cento rispetto all’analogo periodo del 2015, in rallentamento rispetto all’incremento medio del 2,0 per cento riscontrato nei quattro trimestri precedenti, che per l’andamento settoriale e l’aspetto dimensionale.

La domanda si è allineata alla fase di rallentamento di produzione e vendite. I primi tre mesi del 2016 si sono chiusi con un aumento dello 0,5 per cento rispetto al trend dell’1,1 per cento. Se s’incrociano i dati degli ordini totali con quelli provenienti dall’estero, apparsi in crescita del 2,1 per cento, ne consegue che ancora una volta è stato il mercato interno a frenarne l’evoluzione complessiva. Come attestano i dati Istat, nel primo trimestre 2016, le esportazioni industriali emiliano-romagnole, pari a 13.394 milioni di euro, sono rimaste sostanzialmente invariate rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La minor dinamica rispetto al trend di crescita a degli ultimi anni va ricercata in flessione dell’automotive verso gli Stati Uniti superiore al 40 per cento e alla contrazione di mercati importanti quali Brasile(-28 per cento) Russia (-13 per cento), Turchia (-11 per cento e Cina (-9 per cento). Tuttavia va ricordato che sono dati riferiti ad un solo trimestre, soggetti a forti variazioni e quindi da valutare con molta cautela.

L’Emilia-Romagna resta la terza regione per quota dell’export nazionale (13,5 per cento), preceduta dalla Lombardia (27,0 per cento) e dal Veneto (14,0 per cento) e seguita dal Piemonte (10,4 per cento). L’indagine Istat sulle forze di lavoro ha registrato un andamento negativo, in contro tendenza rispetto all’andamento espansivo che aveva caratterizzato tutti i trimestri del 2015. per l’occupazione dell’industria in senso stretto. Nel primo trimestre 2016 si registra una diminuzione del 2,9 per cento rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente, che è equivalsa a circa 15.000 addetti. Il calo regionale è determinato da entrambe le posizioni professionali, in particolare gli autonomi (-14,5 per cento), a fronte della più contenuta riduzione dei dipendenti (-1,7 per cento).

Per quanto concerne la movimentazione avvenuta nel Registro delle imprese, nel primo trimestre del 2015 il saldo fra iscrizioni e cessazioni dell’industria in senso stretto è risultato negativo per 533 imprese, in misura più accentuata rispetto al passivo di 437 rilevato nell’analogo trimestre del 2015. Sotto l’aspetto della forma giuridica, le società di capitale sono state le sole ad aumentare(+1,4 per cento), consolidando la pluriennale tendenza.

“In un quadro generale ancora complesso, a cui ora si aggiungono gli effetti negativi della “Brexit”, l’indagine congiunturale relativa ai primi tre mesi del 2016 evidenzia il proseguire, seppur moderato, di una fase di crescita. Purtroppo persistono difficoltà, specie per le imprese minori – dice il Presidente di Unioncamere Emilia-Romagna Alberto Zambianchi – ma il sistema manifatturiero regionale è pronto a tornare ad accelerare, se la situazione economica potrà giovarsi di condizioni più favorevoli. In ogni caso compete alle Istituzioni, insieme alle Associazioni di Categoria e al Sistema bancario, continuare a sostenere a 360 gradi le imprese, favorendo lo sviluppo competitivo, l’occupazione e il credito. Nel far ciò si valorizzeranno le competenze distintive delle aziende e il sistema relazionale”.

Il credito bancario in Emilia-Romagna, secondo l’analisi della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, nei primi mesi del 2016 conferma le tendenze evidenziate nel 2015, in particolare la ripresa dei prestiti alle famiglie e il calo più attenuato dei finanziamenti alle imprese. Tuttavia, il ritorno alla crescita dei prestiti alle imprese resta stentato. Il miglioramento del trend si è infatti interrotto nei primi mesi dell’anno, con una ricaduta del tasso di variazione a -1,5% a marzo, dopo il -1% di fine 2015. Tra le componenti del credito alle imprese dell’Emilia Romagna, si nota il ritorno in negativo della variazione annua dei prestiti all’industria manifatturiera (-0,7% dopo +1,3% a fine 2015). Tra le forme tecniche, prosegue la contrazione a due cifre delle aperture di credito in conto corrente e frena il miglioramento dei finanziamenti a scadenza, anch’essi ancora in calo.

Note positive continuano a pervenire dai prestiti alle famiglie consumatrici che, dopo essere tornati in crescita nel corso del 2015, hanno proseguito nel trend di ripresa. La dinamica del complesso dei prestiti alle famiglie consumatrici si è ulteriormente rafforzata, evidenziando un aumento dello stock dell’1,1% a marzo (dal +0,8% di dicembre). L’andamento osservato in Emilia- Romagna si conferma più moderato della media nazionale. La ripresa interessa sia il credito al consumo (+5,8% quello erogato da banche e finanziarie), sia i mutui residenziali. Il primo è favorito dall’aumento degli acquisti di beni durevoli, i secondi dal recupero delle compravendite immobiliari.

Continua, in proposito, la robusta dinamica delle erogazioni di finanziamenti alle famiglie per acquisto abitazioni. In regione i flussi lordi trimestrali sono in crescita continuativamente dalla seconda metà del 2014, con un’accelerazione nel 2015 e un conseguente rallentamento a inizio 2016, su un ritmo che resta ampiamente a due cifre (+48% marzo 2016 dal +85% del 2° semestre 2015). Tale dinamica è spiegata solo in parte dalle surroghe e sostituzioni, che determinano circa un quinto delle erogazioni del 1° trimestre 2016, una percentuale in riduzione rispetto al 2015 così come osservato a livello nazionale. Difatti, la crescita dei mutui è fortemente correlata con la ripresa delle compravendite di immobili residenziali.

A livello provinciale per i prestiti alle imprese il quadro resta caratterizzato da andamenti molto differenziati. Considerando la variazione media dei primi 4 mesi del 2016, allo scopo di smussare i casi di elevata variabilità, dinamiche migliori della media regionale si osservano a Parma, Ravenna e Reggio Emilia. Andamenti più in linea con la media caratterizzano Piacenza, Bologna e Modena. Agli estremi restano Rimini, Ferrara, che hanno registrato le flessioni più forti, e Forlì-Cesena.

Per i prestiti alle famiglie consumatrici i miglioramenti sono significativi. Per quanto riguarda i mutui per acquisto abitazioni residenziali, quattro province mostrano una crescita dello stock dei prestiti in bonis a marzo 2016: Bologna, Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini. Parma risulta in linea con la media. Le altre province, pur in miglioramento rispetto ai trimestri precedenti, restano ancora in calo. Questa evoluzione segue la dinamica delle erogazioni, che sono in crescita in tutte le province, con un massimo a Ferrara, dove raddoppiano rispetto a marzo 2015, e un minimo a Rimini, dove la variazione annua è relativamente modesta, ma i flussi di credito risultavano in raddoppio già dodici mesi prima. In tutte le altre province il ritmo di sviluppo è a due cifre.

L’andamento dei volumi beneficia delle condizioni favorevoli di accesso al credito, con tassi d’interesse ai minimi storici e un’offerta più distesa, accompagnata dall’espansione della domanda. Tuttavia, il ritmo di emersione delle sofferenze delle imprese resta elevato in Regione, dove il tasso di ingresso in sofferenza è aumentato anche nel 1° trimestre 2016, al 4,4% annualizzato, in controtendenza col sistema nazionale. Inoltre, l’indice dell’emersione delle sofferenze delle imprese da due trimestri è sopra la media nazionale, di 35 punti base a marzo 2016. Diversamente, nel caso delle famiglie consumatrici il tasso di ingresso in sofferenza è migliorato nell’ultimo trimestre 2015 e nel 1° 2016, scendendo sotto la media nazionale.

“Il credito in Emilia-Romagna continua a registrare segnali positivi nei finanziamenti alle famiglie, con una domanda sostenuta di mutui per l’abitazione, mentre nei finanziamenti alle imprese non si è ancora stabilizzata la crescita – commenta Luca Severini, direttore regionale di Intesa Sanpaolo –. Ci attendiamo la continuazione di questo trend e auspichiamo anche il pieno riavvio della domanda di credito da parte delle imprese, grazie anche alle attuali favorevoli condizioni del mercato. Noi intanto facciamo la nostra parte: nel 2015 Intesa Sanpaolo ha erogato alle imprese emiliano-romagnole 2.165 milioni di finanziamenti a medio lungo termine, mentre sono già 1.100 milioni quelli erogati nei primi cinque mesi del 2016. Con il recente avvio in regione di agenzie di intermediazione immobiliare del nostro Gruppo – continua Severini – contiamo di dare il nostro contributo per favorire la ripresa del mercato immobiliare.”

"Il quadro economico generale – dichiara il Presidente di Confindustria Emilia-Romagna Maurizio Marchesini  –  è sempre più contraddistinto da una fortissima volatilità e crescente incertezza. Alle fluttuazioni e ai rischi di natura economica si aggiungono  quelli connessi all'instabilità politica e al terrorismo a livello globale, insieme ad una serie di fattori di rilievo quali BREXIT, elezioni spagnole, rinnovo della presidenza statunitense, referendum costituzionale in Italia e, nel 2017, elezioni politiche in Francia, Germania e Olanda.

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Tutto ciò ha un impatto diretto e negativo sulla fiducia di famiglie ed imprese e porta ad una maggiore cautela gli investimenti delle imprese e i consumi delle famiglie, che pure nella prima parte dell'anno continuano a dare un contributo positivo al Pil italiano, per il quale il Centro Studi Confindustria ha rivisto la previsione al ribasso allo 0,8 per cento. A risentire maggiormente delle incertezze internazionali è l'export, anche nei nostri settori leader, che si conferma comunque il principale punto di forza dell'economia dell'Emilia-Romagna. Le imprese industriali dell'Emilia-Romagna confermano una capacità e volontà di reazione anche alle più recenti difficoltà, in particolare nella spinta agli investimenti in innovazione e ricerca di nuovi mercati. Emergono segnali positivi sul piano dell'occupazione, al netto delle fluttuazioni congiunturali di breve periodo, generalmente più rilevanti nel primo trimestre."

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