E' crisi per l'artigianato: gli effetti della pandemia cominciano a farsi sentire

Effetto diretto delle misure di prevenzione e contenimento del coronavirus, nel primo trimestre 2020 la tendenza negativa della produzione artigiana nell’industria si è trasformata in una recessione paragonabile solo a quella del 2009

Il peso della pandemia comincia ad abbattersi sull’artigianato, settore per cui suona un campanello di allarme, con la crisi che si è riacutizzata. Queste le indicazioni dell’indagine sulla congiuntura dell’artigianato relativa al primo trimestre 2020, realizzata da Camere di commercio e Unioncamere Emilia-Romagna.

L’artigianato nell’industria. La congiuntura.

Nel primo trimestre la produzione è caduta del 14,4 per cento rispetto al corrispondente periodo del 2019. L’ampiezza della recessione è seconda solo a quella rilevata nel secondo trimestre del 2009. L’andamento del fatturato valutato a prezzi correnti ha manifestato la stessa tendenza negativa (-14,9 per cento). Una nota ulteriormente negativa per il futuro deriva dalla più ampia caduta degli ordini (-15,5 per cento). Il registro delle imprese. Gli effetti della pandemia non appaiono ancora sulla demografia delle imprese, ma continua l’emorragia delle imprese artigiane dell’industria in senso stretto che a fine marzo ammontavano a 27.049, in flessione del 2,4 per cento rispetto alla fine dello stesso mese dello scorso anno, con un calo pari a 654 imprese. Ancora una volta, l’andamento è analogo a livello nazionale (-2,2 per cento). La tendenza negativa domina tutti i macrosettori considerati dalla congiuntura ed è stata determinata soprattutto dalla riduzione della base imprenditoriale delle industrie della moda (-217 imprese, -4,5 per cento) e dell’aggregato delle altre industrie manifatturiere (-120 imprese, -3,2 per cento).

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L’artigianato delle costruzioni. La congiuntura.

Tra gennaio e marzo il volume d’affari a prezzi correnti delle imprese artigiane del settore ha invertito la precedente tendenza positiva e per effetto della pandemia ha subito una caduta del 12,3 per cento rispetto all’analogo periodo del 2019. Il movimento accentua la flessione del 10,5 per cento registrata dal complesso dell’industria delle costruzioni regionale. Il registro delle imprese. La pandemia non sembra avere ancora influito sulla demografia delle imprese. A fine marzo la consistenza delle imprese artigiane attive nelle costruzioni è risultata pari a 50.513, vale a dire 358 in meno (-0,7 per cento) rispetto alla fine dello stesso mese del 2019. Si tratta di una riduzione leggermente inferiore a quella riferita al trimestre precedente. L’andamento risulta lievemente peggiore rispetto a quello riferito all’artigianato delle costruzioni dell’intero territorio nazionale (-0,6 per cento). La flessione è risultata più rapida e più ampia per le imprese attive nella costruzione di edifici (-2,7 per cento, -191 unità) e, secondo la forma giuridica, è derivata soprattutto dalle ditte individuali (-472 unità), nonostante un rapido aumento delle società di capitale (+10,0 per cento).

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