Ecco le nuove etichette sui cibi: più informazioni anche sulle allergie

La nuova etichetta viene in soccorso anche dei due milioni e mezzo di italiani che soffrono di allergie alimentari imponendo l’obbligo di indicare le sostanze allergizzanti o che procurano intolleranze

Cambia la spesa degli italiani con l’entrata in vigore delle nuove etichette per i prodotti alimentari in vendita che devono essere scritte con caratteri più chiari e grandi e, al tempo stesso, riportare più informazioni: da una maggiore evidenza sulla presenza di sostanze allergizzanti o che procurano intolleranze all’indicazione del tipo di oli e grassi utilizzati, dalla data di congelamento  alle informazioni sullo stato fisico degli ingredienti utilizzati in modo ad esempio da non poter utilizzare il termine “latte”, se si usa latte in polvere o proteine del latte.

La rivoluzione in etichetta scatta sabato, con l’ applicazione delle norme europee sulla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori. Le indicazioni obbligatorie, sottolinea Coldiretti, devono essere scritte in etichetta con caratteri più chiari e grandi per rendere più agevole la lettura da una parte di una popolazione in progressivo invecchiamento.

La data di scadenza deve essere riportata su ogni singola porzione preconfezionata e non più solo sulla confezione esterna. La nuova etichetta viene in soccorso anche dei due milioni e mezzo di italiani che soffrono di allergie alimentari imponendo l’obbligo di indicare le sostanze allergizzanti o che procurano intolleranze (come derivati del grano e cereali contenenti glutine, sedano, crostacei, anidride solforosa, latticini contenenti lattosio) con maggiore evidenza rispetto alle altre informazioni, per esempio sottolineandole o mettendole in grassetto nella lista degli ingredienti. Anche i ristoranti e le attività di somministrazione di alimenti e bevande devono comunicare gli allergeni, tramite adeguati supporti (menù, cartello, lavagna o registro), ben visibili all’avventore.

Una tutela è garantita anche per i bambini e le donne in gravidanza e in allattamento con la previsione di avvertenze particolari per determinati alimenti contenenti caffeina, per esempio i cosiddetti “energy drinks”. Non è più possibile  ingannare il consumatore celando, dietro la definizione generica di “oli vegetali” o “grassi vegetali”, l’utilizzo di olio o grassi tropicali a basso costo (come olio di palma, di cocco o di cotone, che hanno un impatto sulla salute) perché bisogna specificare quale tipo di olio o di grasso sia stato utilizzato in etichetta. Inoltre, se gli oli o i grassi utilizzati sono stati idrogenati, sarà obbligatorio indicare “totalmente o parzialmente idrogenato”, a seconda dei casi. Devono anche essere indicati con accuratezza i trattamenti subiti dal prodotto o anche dall’ingrediente. In caso di carne e pesce congelato e preparazioni congelate di carne e pesce congelato non lavorato, occorre indicare la data di congelamento mentre nel caso di alimenti che sono stati congelati prima della vendita e sono venduti decongelati, la denominazione dell’alimento è accompagnata dalla designazione “decongelato”.

Per tutelare il consumatore da indicazioni ingannevoli,  quando in un particolare prodotto si sostituisce un ingrediente normalmente utilizzato con un altro, come ad esempio i sostituti del formaggio, l’ingrediente succedaneo impiegato va specificato immediatamente accanto al nome del prodotto. In virtù di una norma collegata infine, dal prossimo aprile 2015, dovranno essere indicate in etichetta luogo di allevamento e di macellazione di carni suine e ovi-caprine, come avviene da anni per le carni bovine dopo l’emergenza mucca pazza.

“Se da un lato non possiamo che plaudere all’uniformità delle norme, anche per metter fine alle indicazioni truffaldine sul falso “made in Italy” – il nuovo regolamento vieta espressamente informazioni ingannevoli sull’origine del prodotto – dall’altro siamo preoccupati dagli ennesimi adempimenti normativi e burocratici che si aggiungono alla mole già consistente che grava sugli esercenti - dice Riccardo Ricci Petitoni, responsabile del comparto Alimentari di Confesercenti Ravenna  - In particolare il regolamento estende anche ai servizi di somministrazione alla collettività, come ristoranti, bar, mense, catering, e alla vendita online, l’obbligo di evidenziare in maniera esplicita al consumatore gli allergeni contenuti nei piatti e nelle bevande preparate. Tra l’altro all’oggi il legislatore nazionale, cui spetta il compito di specificare dove queste informazioni vadano inserite, non si è ancora espresso, lasciando gli operatori nell’incertezza.”

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