Fiat, Bersani: ''Non diventeremo cinesi''

Fiat, Bersani: ''Non diventeremo cinesi''

Fiat, Bersani: ''Non diventeremo cinesi''

ROMA - Continua a far discutere l'intervista rilasciata a Fabio Fazio durante la trasmissione ‘Che tempo che fa?' dall'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, nel corso della quale ha definito l'Italia "un peso" per il Lingotto. Al di la' di quello che ha detto Marchionne "io fossi il governo chiamerei Fiat e sindacati perche' vorrei vederci chiaro" per evitare che "qualcuno alla fine resti con il cerino acceso in mano", ha affermato il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani.

 

Incontrando i giovani del partito, ha evidenziato come "Marchionne segnala certamente un problema, poi non so se aiuta a risolverlo lasciare intendere che in Italia non si puo'. In Europa siamo pur sempre il secondo paese esportatore dopo la Germania". Serve "un patto sociale" da realizzare "guardando l'Europa" e "non la Cina".

 

Bersani chiede di "rivedere i contenuti di un patto sociale" e propone tre azioni: "i meccanismi di partecipazione dei lavoratori vanno meglio codificati; servono nuove regole universali sul lavoro e una politica industriale" da parte del governo. L'efficienza e la produttivita' che invoca Marchionne, ha aggiunto il segretario del Pd, sono "un obiettivo su cui bisogna ragionare", ma "non bastano a riempire gli stabilimenti". Servono "prodotti, ricerca e innovazione e fuori dalla fabbrica un paese efficiente".

 

Il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ha parlato invece di "parole offensive e indegne". "La Fiat - ha ricordato l'ex magistrato - ha sempre ricevuto denaro pubblico, così come è noto che è stata salvata, alcuni anni fa, dal sistema bancario italiano, e che la cassa integrazione attiva nelle fabbriche Fiat, da metà del 2008, è pagata dai contribuenti italiani. Insistiamo nel chiedere a Marchionne: quali sono i prodotti che si faranno in Italia, dove e in quali stabilimenti?".

 

E ha continuato: "In che modo saturerà gli stabilimenti italiani che sono fermi da mesi? Marchionne dica anche dove andrà a prendere i soldi che deve restituire al governo americano per la vicenda Chrysler e dove intende reperire le risorse per il debito Fiat, ben lontano dal pareggio dichiarato. Infine, ci piacerebbe sapere cosa succede a Termini Imerese", ha concluso

 

Chi invece plaude alle parole dell'ad Fiat è il coordinatore del Pdl, Sandro Bondi: "Se l'Italia avesse ancora una classe dirigente nazionale degna di questo nome e dei leader politici autorevoli, si interrogherebbe a fondo sulle affermazioni di Marchionne", ha evidenziato Bondi. "Ignorare o peggio polemizzare con una sua battuta paradossale quanto allarmata significa far finta che i problemi non ci siano e che tutto possa continuare come nel passato - ha continuato -. La sinistra lo può fare, tutti coloro che lavorano per il cambiamento e la modernizzazione dell'Italia no".

 

Per il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. "Marchionne non va demonizzato". "Anche se la Fiat ha ricevuto ingenti contributi dallo Stato ha cento ragioni, come quando parla di perdita della competitività in Italia o degli stranieri che non investono nel nostro Paese - ha continuato -. Dice cose sacrosante, non riesco a dargli torto. Bisogna rendersi conto della realtà, altrimenti la Fiat chiude le saracinesche delle fabbriche e va in Serbia".

Commenti

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -