Fiat, Marchionne: ''Disdetta del contratto strada praticabile"

Fiat, Marchionne: ''Disdetta del contratto strada praticabile"

Fiat, Marchionne: ''Disdetta del contratto strada praticabile"

La Fiat è pronta a "disdettare il contratto alla scadenza". E' quanto ha affermato l'amministratore delegato del Lingotto, durante il tavolo nella sala della Giunta regionale a Torino tra Governo, azienda, sindacati ed enti locali per discutere del futuro degli investimenti del Lingotto, dopo la decisione di trasferire la produzione della monovolume in Serbia. "Le nostre non sono minacce, ma non siamo disposti a mettere a rischio la sopravvivenza dell'azienda", ha aggiunto.

 

"Si parla molto della possibilità che Fiat decida la disdetta dalla Confindustria e quindi dal contratto dei metalmeccanici alla sua scadenza - ha aggiunto Marchionne -. Sono tutte strade praticabili, di cui si discuterà al nuovo tavolo convocato con il sindacato nazionale". Marchionne ha poi affermato che "se è necessario siamo disposti anche a seguire queste strade ma non è questa la sede per entrare nei dettagli".

 

Riguardo alla scelta di portare la produzione del modello L0 in Serbia, Marchionne ha spiegato: "Assegnarlo a Mirafiori, come era stato anticipato a dicembre nell'incontro di Palazzo Chigi, era una delle tante possibilità sul tavolo - ha affermato -. La scelta che abbiamo fatto di portarlo in Serbia è nata considerando i tempi stretti che avevamo a disposizione per iniziare i lavori e adeguare le linee di produzione".

 

"Il progetto doveva partire al più presto, sia per ragioni commerciale, sia per ragioni industriali. Avevamo la necessità di scegliere un impianto che ci desse la garanzia di rispondere alle esigenze del mercato", ha aggiunto.

 

Una scelta che per Marchionne non toglie prospettive allo stabilimento torinese: "Ne ha eliminata una tra molte. La gamma dei prodotti prevista nel piano quinquennale del gruppo è talmente ampia che ci sono altre possibilità a disposizione. Considerando sia i prodotti Fiat sia i modelli Chrysler, esistono altre alternative che possono portare lo stesso risultato e garantire gli stessi volumi di produzione previsti".

 

Dopo aver confermato il piano per Fabbrica Italia ("unica azienda ad investire 20 miliardi nel Paese, ma dobbiamo avere garanzie che gli stabilimenti possano funzionare"), l'ad del Lingotto ha dato un ultimatum ai sindacati ad accettare in toto il piano industriale e avverte il governo che non si farà coinvolgere dalle polemiche perché la Fiat non è un soggetto politico.

 

"Non c'è stato accordo al di là di Pomigliano. Fabbrica italia è stata una nostra iniziativa - ha affermato Marchionne -. Non l'abbiamo concordato né con la politica né con i sindacati. Non agiamo come soggetto politico e non intendiamo farci coinvolgere. Vogliamo sapere o sì o no. Non chiediamo aiuti o incentivi, ma dobbiamo avere garanzie che gli stabilimenti possano funzionare".

 

"Sì vuol dire modernizzare la rete produttiva italiana, no vuol dire lasciare le cose come stanno, accettando che il sistema industriale continui a essere inefficiente e inadeguato a produrre utile e quindi a conservare o aumentare i posti di lavoro", ha aggiunto. "Se si tratta solo di pretesti per lasciare le cose come stanno - ha aggiunto - è bene che ognuno si assuma la propria responsabilità sapendo che il progetto 'Fabbrica Italia' non può andare avanti e che tutti i piani e gli investimenti per l'Italia verranno ridimensionati".

 

Per Marchionne, c'è "l'opportunità di costruire una rete industriale in Italia che sia in grado di aumentare in modo significativo gli attuali volumi di produzione. Non sprechiamo questa opportunità. La sfida è possibile unendo le forze, le intelligenze e le risorse. Lo è dividendo i compiti i sacrifici e le responsabilità. Vorremmo che per una volta fosse l'Italia a diventare l'esempio di come questi cambiamenti possano realizzarsi con successo".

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