Imposte, aumenta la pressione fiscale e cala la ricchezza delle famiglie

L'analisi dei dati delle dichiarazioni dei redditi dei contribuenti delle province di Forlì - Cesena, Rimini e Ravenna che si sono rivolti ai Caf della Cisl nel 2014 conferma alcune dinamiche riscontrate a livello nazionale

L’analisi dei dati delle dichiarazioni dei redditi dei contribuenti delle province di Forlì – Cesena, Rimini e Ravenna che si sono rivolti ai Caf della Cisl nel 2014 conferma alcune dinamiche riscontrate a livello nazionale, ma evidenzia anche il permanere di una situazione di maggiore sofferenza nella distribuzione dei redditi (21.944 euro per le tre province) rispetto al dato medio regionale, che presenta un livello di reddito complessivo (23.056 euro) superiore a quello nazionale (21.858).

L’aliquota media irpef al netto delle deduzioni e delle detrazioni fiscali utilizzate, sopportata nelle tre province (16,86%) risulta inferiore a quella media netta regionale (17,88%) e a quella nazionale (17,33%), soprattutto grazie alle detrazioni usufruite per il recupero edilizio e il risparmio energetico e quelle per i familiari a carico.  I benefici delle detrazioni per figli, per il recupero energetico e per le ristrutturazioni edilizie agiscono, tuttavia, in maniera diversificata fra le diverse categorie di contribuenti (i pensionati, ad esempio, che risultano più penalizzati dei dipendenti, perché, di fatto, non utilizzano le detrazioni per i figli).

Nei quattro anni dal 2010 al 2013 il reddito che è rimasto alle famiglie della Emilia Romagna è diminuito di quasi il 6% (- 5,64%), per effetto dell’inflazione che ha eroso ulteriormente il reddito disponibile al netto dell’imposta. In particolare, la ricerca conferma che nel territorio regionale nonostante si registri una sostanziale “virtuosità” nell’impatto delle aliquote delle addizionali Irpef regionali e comunali rispetto alla media nazionale (soprattutto grazie alle più basse aliquote comunali, rispetto a quelle medie degli altri comuni d’Italia, frutto della contrattazione sociale in particolare con i comuni romagnoli), il loro peso è cresciuto dal 2010 al 2013 del 20,67% (crescita comunque inferiore a quella media di oltre il 33% riscontrata a livello nazionale). Nel 2014, rispetto al 2013 si è registrata, tuttavia una modesta riduzione (-1,87%) delle addizionali irpef regionali e comunali rispetto all’anno precedente.

Nel 2013, alla lieve diminuzione dei redditi complessivi rispetto all’anno precedente (-0,56%), si accompagna una più sensibile riduzione dell’imposta netta (- 3,20%), cioè dell’imposta Irpef al netto delle detrazioni utilizzabili, consentendo ai lavoratori dipendenti interessati alle detrazioni di compensare l’incremento del peso delle addizionali regionali e comunali (mentre risultano più penalizzati i pensionati che hanno usufruito in maniera minore delle detrazioni).
 
Il confronto fra l’impatto sul reddito delle addizionali dei diversi ex capoluoghi di Provincia mostra un andamento virtuoso delle aliquote nei Comuni di Forlì Cesena e di Rimini, che si mantengono al di sotto della media regionale, mentre Ravenna si attesta sui valori medi.

Nel 2014, a livello nazionale, ben il 40% dei comuni italiani non ha previsto, con riferimento alla disciplina della Tasi, alcun tipo di detrazione per i contribuenti. "Ciò ha implicato - fa presente  Massimo Fossati segretario Generale Cisl Romagna - un’evidente limitazione all’applicazione del principio di progressività che ogni imposta equa dovrebbe avere. L’introduzione della Tasi ha comportato il ripristino di una tassazione sulla prima casa che grava anche sugli affittuari, senza l’applicazione di criteri omogenei di tutela sociale validi su tutto il territorio nazionale".

Nonostante in molti Comuni romagnoli la contrattazione sociale abbia consentito l'introduzione di detrazioni sulla prima casa legate al patrimonio e al carico dei figli, la ricerca mostra comunque un’alta percentuale di contribuenti nelle province della Romagna in cui l’introduzione della Tasi ha comportato un maggiore carico fiscale rispetto alla vecchia Imu. In particolare una percentuale pari a quasi il 60% dei riminesi e circa il 40% dei contribuenti di Ravenna riscontra un peso della Tasi maggiore rispetto alla vecchia imu sulla prima casa, mentre per le osservazioni nel territorio di Cesena risultano poco attendibili.

"Da questi dati appare evidente come sia necessario rivedere l’imposizione sulla casa - sottolinea Fossati -, per renderla equa, garantendo in particolare l’esenzione ai possessori della sola abitazione principale da ogni imposta o tributo gravante sulla proprietà o sul possesso e prevedere una maggiore progressività del prelievo a carico dei proprietari di più abitazioni, anche in relazione all’utilizzo delle stesse e al numero degli immobili   complessivamente posseduti da ciascun nucleo familiare".

Complessivamente, se analizziamo l’andamento delle principali imposte sulle famiglie dell’intera regione Emilia - Romagna negli ultimi quattro anni, tra il 2010 e il 2014 la pressione fiscale è complessivamente cresciuta. Se da un lato l’incidenza dell’Irpef è diminuita, dall’altro sono aumentate le incidenze di: Iva; accise; addizionali regionali. Infine, l’analisi dei dati sulla variazione della ricchezza netta delle famiglie dell’Emilia Romagna mostra una dinamica più negativa rispetto alla media nazionale, con una riduzione progressiva della ricchezza di quasi il 14% (-13,7%) nel biennio 2006 – 2008; del - 2,1% nel biennio 2008 – 2010 e di - 14,5% dal 2010 – 2012, soprattutto per il drastico calo dei risparmi, utilizzato per compensare l’iniziale caduta dei consumi durante la crisi finanziaria (2007 – 2008).


“Questi dati - dichiara Fossati - confermano  come l’effetto dell’introduzione del bonus fiscale di 80 euro nel 2014 sia stato completamente eroso dall’aumento della fiscalità locale, dell’Iva e delle accise, oltre che dalla mancata diffusione del bonus ai pensionati, agli incapienti e ai lavoratori dipendenti con redditi superiori ai 24.000 – 26.000 euro. Per tutte quest’insieme di ragioni,  la leva fiscale va rivista profondamente per diventare davvero un antidoto alle crescenti diseguaglianze sociali e un perno per lo sviluppo. Quello che serve è un intervento strutturale, non servono 20 euro distribuiti a pochi, magari prima delle elezioni amministrative di maggio. Per la Cisl, bisogna interrompere il cortocircuito per cui a livello nazionale, da un lato si diminuiscono le tasse per pochi, mentre localmente le si aumenta per tutti, a partire dalle addizionali Irpef. Da questa consapevolezza e da un attento studio supportato da tecnici esperti, nasce la nostra proposta di Legge di iniziativa popolare “Per un fisco più equo e più giusto”".

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Commenti (1)

  • Non è una novità...eppure il Buon Renzi caz...zabubbolo vuole dirci il contrario!

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