Imprese giovanili, una discesa senza freni: ancora flessioni in Emilia Romagna

In Emilia-Romagna, la base imprenditoriale giovanile regionale continua a contrarsi più rapidamente rispetto a quanto avviene a livello nazionale

Sono solo 33.991, l’8,3 per cento delle imprese regionali, 1.261 in meno in un anno (-3,6 per cento). In Italia la perdita è più contenuta (-2,7 per cento). La contrazione è determinata da ditte individuali (-1.149 unità) e società di persone (-9,4 per cento). Crescita, seppur contenuta, delle società di capitali (+4,7 per cento). Settori: crollo nelle costruzioni (-1.041 unità, -11,2 per cento), caduta nell’industria (-5,2 per cento) e flessione nei servizi (-0,7 per cento). In controtendenza aumento nell’agricoltura (+3,6 per cento).

In Emilia-Romagna, la base imprenditoriale giovanile regionale continua a contrarsi più rapidamente rispetto a quanto avviene a livello nazionale. A fine 2015 le imprese giovanili attive sono risultate infatti 33.991, ovvero l’8,3 per cento delle imprese regionali. Gli effetti della crisi economica e della restrizione del credito continuano a pesare. In un anno se ne sono perse 1.261, con una lieve accelerazione della tendenza negativa (-3,6 per cento), che, invece, appare più contenuta per le altre imprese, diminuite dello 0,3 per cento. La tendenza in regione è, da tempo, più pesante di quella nazionale, che vede le imprese giovanili (548.524, pari al 10,7 per cento del totale) diminuire del 2,7 per cento e le altre imprese invertire la tendenza e fare segnare un lieve aumento (+0,2 per cento). Questo emerge dai dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio di fonte InfoCamere elaborati dal Centro studi e ricerche di Unioncamere Emilia-Romagna.

Le imprese giovanili aumentano solo in Trentino-Alto Adige (+0,6 per cento). Segno rosso quasi ovunque. La flessione maggiore si è avuta in Molise (-5,2 per cento). L’Emilia-Romagna è tredicesima in questa classifica per “crescita”, e tra le regioni con le quali si confronta va peggio in Piemonte (-4,1 per cento), ma meglio in Lombardia (-2,6 per cento) e Veneto (-2,8 per cento).

La forma giuridica La riduzione è da attribuire principalmente alla flessione delle ditte individuali (-1.149 unità, -4,2 per cento), prese tra effetti della congiuntura e indisponibilità del credito. Il calo delle società di persone è molto più intenso (-9,4 per cento, pari a 328 unità). Queste risentono dell’attrattività della normativa delle società a responsabilità limitata di cui si avvantaggiano le società di capitale, che però rallentano sensibilmente la loro forte crescita (+460 unità, +12,3 per cento).

Settori La riduzione delle imprese giovanili è sempre determinata soprattutto dal pesante crollo delle imprese delle costruzioni (-1.041 unità, -11,2 per cento), in continua grande difficoltà, a cui si aggiunge l’accelerazione della caduta delle attività nell’industria (-140 unità). È in contenuta flessione l’insieme del settore dei servizi (-0,7 per cento), con tendenze contrapposte al suo interno. Si riducono le imprese del commercio, quelle del trasporto e magazzinaggio e le attività immobiliari. Crescono i servizi di alloggio e ristorazione e quelli alla persona. In controtendenza crescono le imprese attive nell’agricoltura (+76 unità).

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