La dinamica delle imprese giovanili: in Emilia-Romagna sono in calo

Sono 32.122, pari al 7,8 per cento delle imprese regionali; 1.063 in meno in un anno (-3,2 per cento).

Sono 32.122, pari al 7,8 per cento delle imprese regionali; 1.063 in meno in un anno (-3,2 per cento). La tendenza è attribuibile alle ditte individuali (-923 unità). Effetti della normativa sulle srl: caduta delle società di persone (-8,5 per cento) e crescita delle società di capitali (+2,9 per cento). Segno rosso nei principali settori. Il crollo nelle costruzioni (-907 unità, -11,1 per cento) determina la tendenza, l’industria perde il 6,2 per cento e flettono le imprese dei servizi (-1,1 per cento). Al contrario è un vero boom per quelle agricole (+13,3 per cento).

 La base imprenditoriale giovanile regionale continua a contrarsi. A fine settembre le imprese attive giovanili sono risultate 32.122, ovvero il 7,8 per cento delle imprese regionali. Questo emerge dai dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio di fonte InfoCamere elaborati dal centro studi e ricerche di Unioncamere Emilia-Romagna. Gli effetti della passata crisi economica e della restrizione del credito continuano a pesare. In un anno la base imprenditoriale giovanile regionale si è ridotta di 1.063 unità (-3,2 per cento). In ambito nazionale, nel trimestre le imprese giovanili (522.951, pari al 10,1 per cento del totale) sono diminuite del 2,4 per cento. Le imprese giovanili aumentano solo in Basilicata (+4,6 per cento), Molise (+2,9 per cento) e Trentino-Alto Adige (+0,6 per cento) 


La forma giuridica La riduzione è da attribuire principalmente alla flessione delle ditte individuali (-923 unità, -3,6 per cento), ma il calo delle società di persone è molto più rapido (-8,5 per cento, pari a 228 unità) e motivato dall’attrattività della normativa delle società a responsabilità limitata semplificata, che determina la crescita delle società di capitale (+129 unità, +2,9 per cento). 


I settori Le imprese giovanili sono state colpite particolarmente dalla crisi trascorsa dei settori produttivi tradizionali. L’andamento negativo continua a essere determinato soprattutto dal pesante crollo delle imprese delle costruzioni (-907 unità, -11,1 per cento), un settore in difficoltà per la stretta del credito, a cui si aggiunge la contenuta flessione dell’insieme del settore dei servizi (-259 unità, -1,1 per cento) e la rapida caduta delle attività nell’industria (-159 unità, -6,2 per cento). Tra i servizi si segnala per ampiezza la riduzione delle imprese del commercio e per rapidità il calo di quelle dei servizi di informazione e comunicazione. 

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L’unico contributo positivo sostanziale allo sviluppo dell’imprenditoria giovanile è venuto dall’agricoltura silvicoltura e pesca, +262 imprese, +13,3 per cento, effetto di un processo di rinnovo generazionale e dello sviluppo di forme di autoimpiego a fronte della disoccupazione giovanile.

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