Londra non ci sta, l'Europa si spacca in due gruppi

Si spacca l’Europa sul destino dell’Euro e sulla politica economico-monetaria. A decretare la frattura è il premier inglese David Cameron, che vuole difendere solo ciò che interessa a Londra

Si spacca l’Europa sul destino dell’Euro e sulla politica economico-monetaria. A decretare la frattura è il premier inglese David Cameron, che ha detto di non essere disposto a far rinunciare a nessun pezzo di sovranità del proprio paese a favore di una politica unitaria del Vecchio Continente. Una scelta che, inutile dirlo, genera polemiche e tensioni tra gli Stati e mette ancora a repentaglio la tenuta della moneta unica. Il vertice notturno tra i leader europei, dunque, non ha sortito l’effetto sperato.

 

Come si era previsto alla vigilia, non si riuscirà quindi a stringere un accordo con tutti i 27 paesi dell’Unione europea (che dal 1 luglio 2013 diventeranno 28 con l’ingresso della Croazia, che proprio oggi a Bruxelles firma l’accordo). L’intesa riguarderà i 17 Paesi che hanno adottato l’Euro come moneta unica e vedrà coinvolti altri sei paesi non euro. Rimangono fuori Gran Bretagna, Ungheria, Svezia e Repubblica Ceca.

 

“Abbiamo avuto un dibattito approfondito e difficile sulla forma giuridica da dare alla riforma dei Trattati e attuare le riforme -  ha detto Sarkozy -; ma non è stato possibile procedere a 27 e quindi abbiamo deciso di andare avanti con un accordo intergovernativo tra i 17 Paesi della zona euro aperto a chi vi vorrà partecipare”.

 

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La replica a distanza del primo ministro inglese, David Cameron. “Se non si riescono a contenere gli eccessi all'interno di un Trattato, meglio restarne fuori”, ha detto il numero uno di Londra, ammettendo che è stata una “decisione difficile ma buona” per tutelare i propri interessi. L’accordo europeo “non era nell'interesse della Gran Bretagna, quindi non l'ho accettato”, ha spiegato ancora Cameron.

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