Segnali di vitalità dall’imprenditoria in rosa in Emilia-Romagna: imprese in aumento

Segnali di vitalità dall’imprenditoria in rosa in Emilia-Romagna. Al 30 settembre scorso le imprese attive femminili erano 85.059, pari al 20,6 per cento del totale delle imprese regionali

A fine settembre, sono 85.059, il 20,6 per cento del totale. Lieve crescita dello 0,5 per cento in un anno (458 unità), Accelerano ancora le società di capitale, +7,1 per cento (881 unità), ma subiscono una sensibile riduzione le società di persone (-365 unità, -2,6 per cento), mentre tengono le ditte individuali (-0,1 per cento). Ancora contrazione in agricoltura, flessione nel commercio e riduzione nella manifattura. La tendenza è positiva in tutti gli altri settori, Segnali di vitalità dall’imprenditoria in rosa in Emilia-Romagna. Al 30 settembre scorso le imprese attive femminili erano 85.059, pari al 20,6 per cento del totale delle imprese regionali, con un leggero incremento rispetto alla stessa data del 2014 (+458 unità, pari allo 0,5 per cento).

Il dato è in controtendenza rispetto alle imprese non femminili crisi su cui pesa ancora in maniera più decisa la crisi: 3.743 in meno (-1,1 per cento). Sono questi i principali dati che emergono dal Registro delle imprese delle Camere di commercio elaborati da Unioncamere Emilia-Romagna. In Italia le imprese femminili (1.153.418) sono aumentate in misura leggermente più ampia (+0,6 per cento) rispetto all’Emilia-Romagna che è decima nella classifica per incremento guidata da Calabria (+1,5 per cento), Lombardia (+1,4 per cento), Trentino-Alto Adige e Veneto (+1,2 per cento per entrambe). Le imprese “rosa” sono salite nei due terzi delle regioni italiane.

La forma giuridica L’incremento delle imprese femminili è da attribuire alle società di capitale, la cui crescita si rafforza progressivamente (+881 unità, pari al 7,1 per cento) e che sono il 16,0 per cento del totale, grazie anche alle favorevoli condizioni create dalla normativa delle società a responsabilità limitata. Fa da contraltare la forte discesa delle società di persone (-365 unità, -2,6 per cento), mentre le ditte individuali hanno mostrato maggiore tenuta (-0,1 per cento, -67 unità). Le cooperative e i consorzi hanno registrato una leggera crescita (+0,7 per cento).

Settori Le tendenze non sono omogenee. Prosegue la storica contrazione nell’agricoltura (-201 imprese, -1,5 per cento) e la crisi incide ancora sull’insieme del commercio (-122 unità, -0,5 per cento) e sulla manifattura (-81 unità, -1,1 per cento). Ma la tendenza è chiaramente positiva in quasi tutti gli altri settori: si segnalano i servizi di ristorazione (+186 imprese, +2,4 per cento), le attività professionali, scientifiche e tecniche (+128 unità, +4,5 per cento), i servizi di noleggio, agenzie viaggio e servizi alle imprese (+110 unità, +3,4 per cento). Le imprese femminili dell’immobiliare, delle costruzioni e del trasporto e magazzinaggio aumentano sensibilmente a fronte di un’analoga riduzione delle imprese non femminili degli stessi settori, lasciando supporre che imprese a titolarità maschile travolte dalla crisi siano state sostituite da imprese femminili. 

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